18 maggio 2012
525- L'archeologa forense Caroline Sturdy Colls si propone di confutare i "negazionisti" di Treblinka
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Treblinka: il tragicomico dilemma di Caroline Sturdy Colls
ARCHEOLOGA FORENSE INGLESE SI PROPONE DI CONFUTARE I “NEGAZIONISTI “ DI TREBLINKA
Di Thomas Kues,
13 Novembre 2010[1]
Sul sito web dell’Università di Birmingham troviamo la seguente presentazione di una giovane archeologa forense chiamata Caroline Sturdy Colls[2]:
Caroline è stata recentemente una delle rare persone cui è stato permesso di entrare nella tomba egizia, da poco scoperta, KV63[3], nella Valle dei Re, e sta attualmente lavorando ad un progetto per identificare le vittime dell’Olocausto seppellite nelle fosse comuni in Polonia”.
Le fosse comuni olocaustiche che la signora Colls sta cercando di identificare sono in realtà quelle del “campo di sterminio puro” di Treblinka II. Questo è stato messo in chiaro da un film che può essere scaricato dalla medesima pagina web. Presento a seguire una trascrizione di quanto detto dalla stessa signora Sturdy Colls (grassetti miei):
“L’archeologia forense è la raccolta delle prove da utilizzare in un caso giudiziario. Può essere qualunque cosa, dall’indagare un singolo omicidio ad un genocidio o ai crimini di guerra.
È difficile credere che non vi sia stata nessuna ricerca sistematica dei sei milioni di vittime morte nell’Olocausto.
Qui a Treblinka vennero uccise 800.000 persone e i loro corpi non sono mai stati trovati. È giunto il momento di cominciare a cercare.
Sono uno scienziato e se ovviamente provo le stesse emozioni di chiunque altro quando leggo delle atrocità commesse durante l’Olocausto, ho bisogno di poter fare il mio lavoro in modo obbiettivo. Così, qualche volta, ho bisogno di far tacere tali emozioni, e lasciare che le prove parlino da sé.
Vi sono alcuni negazionisti dell’Olocausto assai rumorosi che utilizzano falsa archeologia per sostenere che l’Olocausto non è mai avvenuto. Ecco perché è così importante che utilizziamo le tecniche scientifiche più aggiornate. Tutto ciò può essere fatto, e dovrebbe essere fatto”.
I miei commenti:
- Per qualunque osservatore razionale è davvero “difficile credere” che non vi sia stata “nessuna ricerca sistematica” dei corpi dei presunti sei milioni di vittime dell’Olocausto. Poiché è un fatto scontato che nei casi di omicidio gli inquirenti del crimine facciano del loro meglio per procurarsi prove tecniche e forensi e, soprattutto, i resti fisici della vittima, si sarebbe indotti a pensare che una tale ricerca sistematicadei corpi – come pure dell’arma del crimine: i resti delle presunte camere a gas omicide – fosse stata condotta già all’epoca dei processi di Norimberga. Come mai, signora Sturdy Colls, nessuna indagine tecnico-forense del genere venne condotta in questo caso di (presunto) omicidio di 6 milioni di persone?
- Se la signora Sturdy Colls si fosse data la briga di leggere davvero la letteratura revisionista dell’Olocausto sui campi dell’Aktion Reinhardt pubblicati negli ultimi dieci anni saprebbe che la critica in questione alla storiografia olocaustica ortodossa dei presunti “centri di sterminio” di Belżec[5] e Sobibór[6] si basa sulle indagini condotte in questi siti dal rinomato archeologo polacco professor Andrzej Kola. Anche se Kola paga pedaggio al credo olocaustico, le sue pubblicazioni non lasciano dubbi che l’immagine storiografica ortodossa di questi campi è insostenibile, che i presunti edifici delle camere a gas non sono mai esistiti, e che il numero delle persone che morirono e che sono seppellite in questi siti è molto più piccolo di quello sostenuto dagli storici dell’Olocausto. In realtà, i risultati della ricerca di Kola a Sobibór si sono rivelati così imbarazzanti per i difensori della storiografia ufficiale che l’articolo in cui vennero presentati (nel 2001) non è mai stato ufficialmente tradotto. È stato solo grazie alle studio da me pubblicato insieme a Jürgen Graf e a Carlo Mattogno che i lettori non di lingua polacca hanno finalmente appreso della loro esistenza. A tale riguardo, è emblematico che il principale esperto mainstream di Sobibór, Jules Schelvis, (che attualmente compare tra i querelanti (Nebenkläger) al Processo Demjanjuk di Monaco) nelle edizioni aggiornate del suo – per il resto approfondito – volume Sobibór. A History of a Nazi Death Camp [Sobibór. Storia di un campo nazista della morte], uscite dopo il 2001[7] non spende neppure una parola sulla ricerca del prof. Kola – e ciò, nonostante il fatto che Schelvis, che sta in contatto con diversi musei e istituti polacchi sull’Olocausto[8], non può non esserne al corrente. Sicuramente, la signora Sturdy Colls non insinuerà che la ricerca del prof. Kola sia “archeologia falsa” o che lui sia in combutta con i malvagi “negazionisti”.
- Spero davvero che la signora Sturdy Colls sia realmente in grado di svolgere il suo lavoro con obbiettività, nonostante la sua conclusione a priori che a Treblinka vennero uccise 800.000 persone. Riguardo a ciò, dovrebbe dare ascolto alle parole degli archeologi Isaac Gilead, Yoram Haimi e Wojciech Mazurek: “È generalmente riconosciuto che una delle sfide che gli archeologi si trovano di fronte è la dicotomia manufatto/testo. […] Se le contraddizioni sono apparenti e reali, parliamo di spazi tra o all’interno del manufatto e del testo, delle discrepanze, che possono rivelare ulteriori aspetti finora sconosciuti […]. Tuttavia, per stabilire se in un dato caso le discrepanze esistono, dovrebbero essere attentamente riesaminate la natura e la qualità delle prove, sia dei dati archeologici che storici”[9]. O, in parole povere: se la storiografia costituita viene contraddetta da solide prove archeologiche allora deve essere riesaminata e quindi scartata o riscritta. Anche se i futuri risultati della signora Sturdy Colls dovessero sostenere l’ipotesi revisionista di Treblinka quale campo di transito piuttosto che l’ipotesi ortodossa del “campo della morte”, il suo dovere scientifico sarebbe di presentarli apertamente e senza falsificazioni. Avvertenza: la signora Sturdy Colls dovrebbe stare attenta a non annunciare pubblicamente nessun risultato “scomodo” prima di essere tornata sana e salva in Inghilterra, visto che la Polonia punisce il “negazionismo” con pene fino ai 3 anni di prigione[10]. Forse sarebbe meglio, allora, procedere come il professor Kola: pagare il pedaggio necessario, e lasciare che i risultati parlino da soli. Nel 2007-2008, i tre archeologi suddetti (Gilead, Haimi e Mazurek) cercarono di fare quello che Kola non era riuscito a fare: trovare a Sobibór il presunto edificio della camera a gas. Si avvalsero a tal fine di esperti in geofisica, di metal detector ad alta definizione, di un gradiometro magnetico, di un misuratore di conduttività del terreno, di un radar di rilevazione del terreno, di foto aeree, e di strumenti di mappatura GPS – esattamente delle “tecniche scientifiche più aggiornate” di cui parla la signora Sturdy Colls. Nonostante il fatto che la squadra fin dall’inizio “sapeva grosso modo dov’era ubicata la camera a gas”, e che l’area che dovevano perlustrare ammontava a meno di 3 ettari, dovettero concludere nel 2009 che “l’ubicazione delle camere a gas è una questione complessa che deve essere risolta, un obbiettivo importante della futura ricerca archeologica a Sobibór”[11]! Sul numero dell’Agosto 2010 del Reader’s Digest Yoram Haimi lo disse in modo anche più bruscamente: “Stiamo ancora cercando le camere a gas”[12]. Altra avvertenza: è facile fare la figura degli stupidi se ci si aggrappa a dei dogmi scientificamente indifendibili!
Posso solo augurare alla signora Sturdy Colls buona fortuna nel suo lavoro, che è precisamente il genere di tentativo che noi revisionisti auspichiamo. Nel frattempo le consiglio di leggere lo studio di Carlo Mattogno e Jürgen Graf Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?[13], e in particolare i capitoli sulle precedenti indagini forensi e sulle presunte sepolture e cremazioni di massa (pp. 77-110, 137-157).
[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.revblog.codoh.com/2010/11/uk-forensic-archeologist-sets-out-to-refute-treblinka-deniers/#more-1367
[2]http://www.ideaslab.bham.ac.uk/Talent%20bank%20page/index.htm
[4] Secondo la mappa tracciata da Peter Laponder il “campo della morte vero e proprio” di Treblinka II occupa un’area di circa 3 ettari: http://www.deathcamps.org/treblinka/pic/bmap12.jpg
[5] Carlo Mattogno, Bełżec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History, Theses & Dissertation Press, Chicago 2004, pp. 71-96. In rete: http://vho.org/dl/ENG/b.pdf . Carlo Mattogno, Bełżec e le controversie olocaustiche di Roberto Muehlenkamp: http://ita.vho.org/BELZEC_RISPOSTA_A_MUEHLENKAMP.pdf
[6] Jürgen Graf, Thomas Kues, Carlo Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality, TBR Books, Washington D. C. 2010, pp. 107-162. Vedi anche: T. Kues, “New ‘Memorial Center’ Planned for the Sobibór Death camp”, in rete: http://www.revblog.codoh.com/2010/08/new-memorial-center-planned-for-the-sobibor-death-camp/
[7] J. Schelvis, Sobibór. A History of a Nazi Death Camp, Berg Publishers, Oxford 2007; J. Schelvis, Vernietigingskamp Sobibór, De Baatafsche Leeuw, Amsterdam 2008.
[8] Vedi J. Schelvis, Sobibór. A History of a Nazi Death Camp, op. cit., p. xiv. La tavola 2 nella sezione fotografica non numerata successiva alla p. 144 mostra lo stesso Schelvis sul monumento commemorativo di Sobibór in un’immagine del 2006.
[11] J. Graf, T. Kues, C. Mattogno, Sobibór. Holocaust Propaganda and Reality, op. cit., pp. 162-167.
[12] Leonard Felson, “The Secrets of Sobibor: An Oral History”, Reader’s Digest, Agosto 2010, in rete: http://www.rd.com/your-america-inspiring-people-and-stori...
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N.B. In verde testi di Olotruffa.Titolo di testa,foto, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it / ; Skype : velvet-blu
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10:47 Scritto da: prussian-blue in Lager Treblinka, Sobibor ,Treblinka,Majdanek | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Tag: caroline sturdy colls, treblinka, negazionisti, thomas kues, 800.000 morti, processi di norimberga, aktion reinhardt, belżec, sobibór, kola, jürgen graf, carlo mattogno, olocausto, shoah, truffa, 6000000 |
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16 maggio 2012
524- shalit gilad,sionista di Palestina a Roma sarà "romano"!
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Il 17 Maggio 2012 sarà in Italia,a Roma, tale shalit gilad,ebreo, militare della colonia sionista di occupazione della Palestina detta israele, che venne catturato in combattimento da miliziani palestinesi, tenuto prigioniero e scambiato con 1027 internati palestinesi dei lager sionisti.
Arrivera' a Roma dove la sera, alle 20.30, ricevera' in una festa al Campidoglio la cittadinanza onoraria di Roma, dovrebbe restare nella capitale fino a domenica 20.
Il bambino della foto non verrà mai a Roma, nè andrà mai in altro posto che sotto terra, grazie a soggetti come il sionista festeggiato!
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18:53 Scritto da: prussian-blue in Verità politicamente scorrette | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Tag: shalit gilad, ebreo, militare, colonia sionista, occupazione della palestina, israele, ebrei, jew, jud, assassini |
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523- Dal ricatto alla persecuzione giudiziaria,di "Industria dell’Olocausto per “diffamazione a carattere razziale e incitamento all’odio razziale”
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DAL RICATTO ALLA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA
Nell’aprile 2001 è stata depositata una querela con costituzione di parte civile contro La Fabrique édition, per
“diffamazione a carattere razziale e incitamento all’odio razziale”.
Pretesto è stata la pubblicazione, da parte della casa editrice che dirigo, di un libro di Norman Finkelstein, intitolato L’industria dell’Olocausto. Riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza degli ebrei”. La parte civile è l’associazione Avocat sans frontières. Il giudizio deve ancora venire.
Nel gennaio 2002, a Chambéry, un militante della Ligue comuniste révolutionnaire è stato accusato di avere scritto “Sharon assassino” su di un muro della città. La prima querela è stata depositata dal Comune di Chambéry per “deterioramento di beni immobili”. In un secondo momento, per le pressioni della LICRA (Ligue Internationale contre le racisme e l’antisémitisme) che si era costituita parte civile, la Procura ha modificato la qualificazione giuridica dei fatti ed ha proceduto per
“incitazione alla discriminazione, odio e violenza nei confronti del popolo israeliano”.
Il Tribunale ha respinto questa accusa e il militante è stato condannato ad un’ammenda simbolica per deterioramento di beni immobili (infrazione contravvenzionale e non delitto).
Nel marzo 2003 il presidente della Comunità ebraica di Lille ha querelato il sindaco di Seclin per
“incitamento alla discriminazione economica”.
Motivo: il sindaco aveva chiesto ai servizi municipali di boicottare i prodotti israeliani. Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero ha lui stesso ritenuto insussistente il delitto, rinunciando a chiedere l’applicazione di una pena e chiedendo il proscioglimento. Il Guardasigilli ha immediatamente dato ordine al Procuratore della Repubblica di ricorrere in appello contro questa decisione.
Avrei potuto ricordare altre vicende, quella che ha opposto la
LICRA al giornalista di France Inter, Daniel Mermet, portato in giudizio nel maggio 2002 per delle affermazioni fatte da alcuni ascoltatori del suo programma, Là-bas si j’y suis (processo perso dalla LICRA in prima istanza);
Avocat sans frontières contro Edgar Morin, Danièle Sallenave e Sami Nair, per un “punto di vista” pubblicato su Le Monde (processo non ancora definito);
LICRA contro la Coordination des appels pour une paix just eau Proche-Orient (CAPJPO) celebrato per direttissima per far vietare l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani sul suo sito: la LICRA ha perso la causa ed è stata condannata a pagare 3000 euro per spese di giustizia.
Mi sono limitato a citare tre azioni in giudizio che, nella loro diversità, dimostrano il carattere assurdo delle querele depositate.
Per esempio succede che l’autore e l’editore de L’industria dell’Olocausto siano entrambi ebrei (ebrei “dei quali vergognarsi” evidentemente e sicuramente animati dal famoso “odio di sé” che è già stato attribuito a Hannah Arendt al momento della pubblicazione di Eichmann a Gerusalemme).
L’autore, i cui genitori sono stati ad Auschwitz e la cui famiglia da entrambi i rami è stata tutta sterminata dai nazisti, ha spiegato di avere scritto questo libro proprio per “l’importanza che attribuisce alla memoria delle persecuzioni subite dalla famiglia”. L’accusa di incitazione all’odio razziale sarebbe quasi comica in questo contesto se di queste cose si potesse ridere. In linea generale, l’assurdità delle querele è dimostrata dalla qualità delle persone denunciate, tutti antirazzisti dichiarati, militanti per la libertà e l’emancipazione dei popoli, e tutti – non è un caso – uomini e donne di sinistra rimasti fedeli alle loro idee.
D’altra parte, fino ad oggi, nessuna di queste iniziative giudiziarie ha prodotto condanne. E nessuna istituzione seria, sinceramente preoccupata di combattere il razzismo – la MRAP, la Ligue des droits de l’homme – vi si è associata.
Le parti civili sono sempre le stesse: delle associazioni comunitarie ebraiche (ivi compresa l’Union des étudiants juifs de France, che ha conosciuto tempi migliori), la LICRA, associazione che fu onorevole ai tempi di Robert Badinter, e Avocats sans frontières, il cui presidente, l’avvocato William Goldnadel, vanta tra i suoi principali meriti di aver vegliato alla regolarità dell’elezione del presidente Omar Bongo in Gabon e di essere il difensore di Arcady Gaydamak, trafficante di armi rifugiatosi in Israele, e di Oriana Fallaci, una simpatica italiana che sostiene nel suo ultimo libro che gli Arabi sono degli scarti umani.
E’ legittimo domandarsi perché il sistema giudiziario (quando occorre anche la Procura) consente che i Tribunali vengano intasati da procedure così infondate. La risposta è che, se la parte civile è una associazione riconosciuta e vi è corrispondenza tra l’azione e gli scopi sociali, è praticamente impossibile fermarla.
Ma quale interesse hanno insomma queste diverse associazioni ad intraprendere azioni giudiziarie manifestamente votate all’insuccesso? E’ che si tratta di manovre dissuasive, ed anche molto efficaci. Per il querelato un processo, anche se dall’esito scontato, costituisce una perdita di tempo, di energia e di danaro. E’ quindi comprensibile che un editore, un direttore di giornale, di una radio o di un canale televisivo esiti davanti ad una tale prospettiva e consigli “prudenza” ai suoi collaboratori. Senza contare l’effetto “non c’è fumo senza arrosto” (per fare un esempio personale, io ho a Parigi dei buoni amici che dicono in giro che sono diventato negazionista).
Ma per comprendere bene le ragioni di questa persecuzione giudiziaria, bisogna considerarla nel suo contesto: essa costituisce uno degli elementi di una strategia globale che si propone di impedire ogni dibattito che possa produrre una critica della politica israeliana.
Questa strategia si sviluppa lungo due assi di attacco.
Il primo, che potremmo definire l’asse Elie Wiesel-Claude Lanzmann, è organizzato intorno alla Shoah.
Espressione il cui significato è chiaro solo per loro, trattandosi di una parola ebraica che fanno fatica ad applicare al genocidio degli zingari per esempio. Precisamente per questi militanti la Shoah costituisce un fenomeno unico – esclusivamente ebreo – che non si può comprendere pienamente in modo razionale, che sfida ogni conoscenza ed ogni descrizione, che non può essere né spiegato né rappresentato. Quelli che trasgrediscono tale divieto, quelli che, pur riconoscendo la specificità del genocidio degli ebrei, rifiutano di farne un mistero ontologicamente unico, sono tutti bellamente accusati di negazionismo, delitto che è previsto dalla legge Gayssot “tendente a reprimere ogni atto razzista, antisemita o xenofobo”.
Ma c’è di più: una Shoah dal carattere unico, senza precedenti e senza equivalenti nella storia, attribuisce al popolo ebreo – e dunque allo Stato di Israele che pretende di rappresentarlo – un diritto nei confronti di tutti gli altri che è altrettanto unico, un capitale morale che giustifica qualsiasi mezzo impiegato per assicurare la “sopravvivenza”, in particolare l’occupazione armata dei territori palestinesi. Poco importa che i Palestinesi non abbiano assolutamente alcuna colpa nel genocidio degli ebrei. Nella paranoia accuratamente alimentata dai seguaci di questo “asse della Shoah”, la sopravvivenza degli ebrei è sempre minacciata, perché Auschwitz è solo il punto culminante dell’odio che il resto del mondo prova da sempre nei loro confronti.
Si vede bene che il concetto di “Shoah come fatto unico” – e per ammetterlo è consigliabile mettere da parte ogni pretesa di razionalità – non è solo una aberrazione storiografica, ma un potente strumento di difesa della politica dello Stato di Israele contro i Palestinesi. Una strategia che spiega, per esempio, l’isteria suscitata da L’Industria dell’Olocausto – nel quale Norman Finkelstein critica violentemente il dogma del carattere unico della Shoah -, dapprima in due pagine di Le Monde, poi nella azione giudiziaria avviata da Avocats sans frontières. In questo libro, sottotitolato Riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza degli ebrei, Norman Finkelstein denuncia i modi attraverso i quali le organizzazioni ebraiche nordamericane hanno girato a loro profitto una gran parte del denaro versato dal Governo tedesco e dalle banche svizzere, e – ancor peggio – disvela le manipolazioni storiche cui ricorrono queste organizzazioni per giustificare i loro ricatti, spiega come usino tutti i mezzi per conservare il dogma del carattere unico dell’Olocausto, il dogma dell’odio eterno dei gentili verso gli ebrei.
Boicottaggio delle merci tedesche, USA 23 marzo 1933
Il secondo asse è composto da un altro sottogruppo della Star Academy sionista francese, i cui membri più in vista sono Alain Finkielkraut, Alezander Adler, Bernard-Henri Lévy e Jacques Tarnero. Essi mettono insieme tutti i loro talenti per tentare di convincere l’opinione pubblica che ogni critica alla politica israeliana è di fatto dettata dall’antisemitismo – e, di conseguenza, deve essere repressa dalla legge.

Boicottaggio delle merci tedesche, USA 23 marzo 1933
Per esempio, non appena si è cominciato a scrivere e parlare di “boicottaggio”, si è intentato un processo ricordando immediatamente il boicottaggio dei magazzini ebraici nella Germania del 1933 – dimenticando o fingendo di dimenticare che è stato proprio il boicottaggio che ha contribuito a battere il regime dell’apartheid in Africa del Sud. O ancora Alain Finkielkraut dichiara dalla emittente RCJ (Radio della Comunità ebraica) che io sono – come editore di Norman Finkelstein e di altri cattivi ebrei – l’inventore del “pogrom cacher”. Dichiarazioni del genere potrebbero solo far sorridere, sennonché il regista israeliano Eyal Sivan, che lavora a Parigi e che subisce da tempo questo genere di insulti, ha ricevuto per posta un proiettile accompagnato da un messaggio che promette, la volta successiva, un diverso mezzo di spedizione.
Un’altra arma utilizzata nella stampa e nei tribunali per far tacere le critiche alla politica israeliana è l’equiparazione dei concetti di antisionismo ed antisemitismo. Poco importa che tra gli ebrei, nel XX secolo, vi siano stati numerosi movimenti e personalità antisioniste, poco importa che la discussione sul sionismo sia un tema ricorrente tra gli intellettuali ebrei, dai dirigenti del Bund – il movimento operaio socialista-rivoluzionario dello Yiddishland – fino a grandi figure nella stessa Israele, come Israel Shahak o Yehoshua Leibowitch, che è arrivato a parlare, fin dalla guerra del 1967, di “giudeo nazismo”. Senza contare personaggi come Franz Kafka o Walter Benjamin, che furono entrambi sottoposti a forti pressioni, amichevoli e di altro tipo, perché emigrassero in Palestina, ma alla fine decisero entrambi di rinunciare, tanto erano scettici nei confronti del progetto sionista.
E poco importa che i dirigenti delle comunità ebraiche francesi, proclamando alto e forte il loro sostegno incondizionato allo Stato di Israele, abbiano favorito la confusione tra antisionismo ed antisemitismo nella mente di ragazzetti che pensano in questo modo di aiutare la causa palestinese. Attraverso un capovolgimento particolarmente perverso, il “mai più questo” si è trasformato in un manganello ideologico-giudiziario.
Organizzata, da un lato, dalla collusione tra dirigenti associativi infeudati allo Stato di Israele ed “intellettuali” rissosi e, dall’altra, dalla complicità tra fascisti duri e puri ed estrema destra sionista, accomunati dall’odio verso gli Arabi, la persecuzione giudiziaria fa parte di una campagna di intimidazione dettata dal timore che l’opinione pubblica francese possa rivolgersi in favore della causa del popolo palestinese. E’ favorita dalla “giurisdicizzazione” della vita politica in Francia, avviata dalla lotta – nell’insieme perduta - contro Le Pen e proseguita attraverso la creazione di vari scandali. La violenza di questa persecuzione dimostra quanto siano contagiosi i comportamenti che nascono dall’occupazione dei territori palestinesi da parte dell’esercito israeliano.
E tuttavia è proprio da Israele che vengono le voci più radicalmente dissonanti. Certo, quelli che fanno più rumore lì sono quelle che reclamano la pulizia etnica (il “trasferimento”) o l’annullamento della elezione dei deputati arabi.
Ma Shulamit Aloni, che è stato segretario generale del partito laburista, fondatore di Meretz, ministro dell’educazione nel governo Rabin e continua ad essere una coscienza morale della classe politica israeliana ha pubblicato su Ha’aretz (6 marzo 2003) un articolo nel quale dice tra l’altro: “Noi non abbiamo camere a gas, né forni crematori, ma non esiste un solo metodo di genocidio”.
Elementi della colonia sionista di Palestina si ritraggono in una "foto-ricordo" di un "Safari" di caccia al semita (Palestinese), da mostrare orgogliosi ai parenti ed amici,notare la soddisfazione sul viso del primo soggetto a destra!
E B. Michael, ebreo praticante, editorialista di Yediot Aharonot, il più grande quotidiano israeliano, dopo avere scoperto che i soldati tatuavano con un numero le braccia dei Palestinesi prigionieri, ha scritto un testo intitolato “Da marchiati a marchianti” che comincia così:
“In soli sessanta anni – da marchiati a marchianti e tatuanti
In sessanta anni – da prigionieri nei ghetti a imprigionanti
In sessanta anni – da depredati a depredanti
In sessanta anni – da quelli che sfilano in colonna con le mani in alto a quelli che fanno sfilare in colonna con le mani in alto.
In sessanta anni - da schiacciati in nome di un nazionalismo crudele a quelli che schiacciano in nome di un nazionalismo crudele
In sessanta anni – da vittime di un’abietta politica di trasferimento al sostegno sempre più entusiasta di un’abietta politica di trasferimento
Durante tutti questi sessanta anni non abbiamo imparato niente, niente abbiamo interiorizzato. Abbiamo dimenticato tutto”.
Altra foto-rocordo"
Simili frasi, un testo del genere, a Parigi, avrebbero sicuramente provocato una citazione a giudizio, magari un sequestro per direttissima. E’ arrivato il tempo per quelli che non confondono la politica con la polizia di riflettere sugli effetti nefasti di questa deriva giudiziaria sulla società francese.
Quanto agli “intellettuali” ebrei francesi che ricorrono alla persecuzione giudiziaria e si presentano davanti ai Tribunali a sostenere le citazioni più assurde (Alain Finkielkraut e Alexandre Adler soprattutto, nel processo contro Daniel Mermet), dovrebbero ricordarsi che spesso è stato a “cattivi ebrei”, da Spinoza ad Arendt, che la storia ha finito per dare ragione.
AA.VV. Antisémitisme: l’intolérable chantage. Israel-Palestine, un affaire française ?
La Découverte – Paris, 2003. Poi Osservatorio internazionale per i diritti
http://nuke.ossin.org/SearchResults/Dalricattoallapersecu...
La versione italiana del libro du Finkelstein è scaricabile sul sito dell’aaargh :
http://www.aaargh.com.mx/fran/livres3/NFOlocausto.pdf
Fonte: http://www.aaargh.codoh.info/blog/reviit/2009/03/25/dal-ricatto-alla-persecuzione-giudiziaria/
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N.B. In verde testi di Olotruffa.Colore,titolo di testa,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it / ; Skype : velvet-blu
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14 maggio 2012
522- Lettera di Roger Dommergue de Menasc,ebreo, all'ebreo Stephen Spielberg
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“LETTERA A SPIELBERG”
Questa lettera mi è stata mandata da Roger Dommergue Polacco de Menasce,(Foto) un ebreo francese da me conosciuto tramite un video girato da Ernst Zundel proprio agli inizi del mio interessamento al movimento revisionista. Sfortunatamente il Dr.Dommergue parlava con un accento francese così marcato che non potei comprendere parte del contenuto di quel video, ma ricordo vividamente quanto Zundel, al ritorno dal suo viaggio in Francia, fosse rimasto affascinato dall’onestà e dall’integrità di quell’uomo. Perciò, quando ricevetti questa lettera via posta elettronica, la pescai immediatamente fuori dalla montagna di posta che aspettava di essere letta e cominciai a scorrerla. Credo di non farvi cosa sgradita nel mandarvi questa testimonianza di ciò che io chiamo “Estorsione Olocaustica S.p.A.” l’ho lasciata intatta, per cui vi chiedo di soprassedere agli errori grammaticali e al fatto che il Dr.Dommergue appaia veramente esasperato per la stridente arroganza etnocentrica mostrata dai suoi congeneri ebrei che sfruttano l’Olocausto in maniera così stridula e spietata. Non so se anche altre persone oltre a me abbiano ricevuto una copia di tale lettera.
Eccovela di seguito.
Ingrid Rimland [curatrice del sito di Ernst Zundel, ndt.].
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“Caro amico, mi farebbe piacere sentirla di tanto in tanto. Le mando la lettera che ho scritto a Spielberg, assieme ad allegati. La prego di porre attenzione al brano “ammissione di colpevolezza di un rabbino”, sfortunatamente in lingua francese. Vale la pena di tradurla. Se ne ha una traduzione in inglese, La pregherei di inviarmela per posta elettronica. E’ qualcosa di assolutamente tremendo, oltre che affascinante e inaspettata. Toute ma bonne amitié".
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Egregio Sig. Spielberg,
Vorrei che la Sua onestà eguagliasse il Suo grande talento. L’ho vista alla televisione francese, dove Lei ha dichiarato di voler inondare di propaganda olocaustica le scuole tedesche. Lei ha ricordato che i testimoni sono in grado di convincere pienamente, riguardo alla realtà della Shoah (i 6 milioni, le camere a gas). Sento come mio dovere di ebreo e dopo 20 anni di studi sul problema storico dell’olocausto, il richiamare la Sua attenzione sui fatti. I fatti sono alquanto testardi, e visto che nessuno è in grado di negarli, molti della nostra etnia hanno dovuto far sì che disgustosi politici varassero leggi staliniste-orwelliane che proibissero di menzionare qualsiasi cosa concernente il dogma “6 milioni/camere a gas”, portando definitivamente quest’alchimia ad un culto perpetuo.
In caso di mancato rispetto del silenzio e dell’adorazione del mito, si viene colpiti da multe, carcere o entrambe le cose.
Il professor Faurisson, che ha studiato la materia per 20 anni, è stato praticamente massacrato.
Ciò è completamente ridicolo, ma dai la polizia e la giustizia di tutti i paesi in mano al Signor Levi ed egli non sarà più ridicolo: ecco il XX secolo!
Tali leggi sono, conformemente, la prova assoluta del falso prima ancora dello studio della sua impossibilità aritmetica e tecnica. No, Signor Spielberg, Lei non troverà UN SOLO testimone che vide 6 milioni di ebrei assassinati. Lei non troverà UN SOLO testimone delle camere a gas al Zyklon-B che, accanto ai forni crematori, avrebbero sterminato da 1000 a 2000 persone alla volta. Legga il mio “La Shoah sherlockholmizzata” qui allegato: è il riassunto di 20 anni di studi sulla materia. Il mito “6 milioni/camere a gas” e un nonsenso aritmetico e tecnico.
In verità gli strilli e i piagnistei dello Shoah Business, a 50 anni dalla fine della guerra, sono disgustosi, degradanti : è una disonorevole mancanza di pudore.
Nessun popolo nella storia è stato mai visto gemere ancora sulle sue perdite 50 anni dopo una guerra, neanche sulle sue perdite effettive e reali. Anche se i “6 milioni/camere a gas” fossero veri, sarebbe un disonore fare tale chiasso e spremere così tanti soldi ovunque:
chi erano gli usurai della Repubblica di Weimar?
Lei lo sa altrettanto bene quanto me.
Ciò è tanto più vero in quanto sappiamo che 6 000 000 sono una rozza esagerazione e che le “camere a gas” al Zyklon B sono un’impossibilità tecnica. (V. Processo Degesch nel 1949). Nei fatti, 150 000 o 20 000 ebrei morirono nei campi tedeschi di tifo e di fame. Molti altri morirono ma da combattenti contro la Germania, alla quale noi, gli ebrei, avevamo dichiarato guerra nel 1933! (Hitler era allergico all’egemonia dell’oro e del dollaro: così poté dare lavoro a sei milioni di disoccupati, prima della messa in funzione delle industrie belliche tedesche!). Conosce il libro pubblicato in quel periodo e scritto dal nostro congenere Kaufmann: GERMANY MUST PERISH [La Germania deve morire, ndt.]? (1) Sappiamo che 80 000 000 di Goyim vennero massacrati in URSS, sotto un regime politico quasi interamente ebraico, da Marx a Warburg a Kaganovic, Frenkel, Yagoda, i boia di quel regime. Sappiamo che dopo il 1945 i russi e gli americani uccisero e violentarono comunità tedesche in tutta Europa dalla Lituania all’Albania. Sappiamo che 1 500 000 di prigionieri di guerra tedeschi furono fatti morire di fame dopo la guerra (un famoso libro è stato pubblicato qualche anno fa, ma viene ignorato). Troverà assieme a questa lettera anche un testo in francese di un rabbino: “A rabbi pleads guilty” [un rabbino ammette le colpe]: sfortunatamente non sono in possesso né dell’originale in tedesco né della sua traduzione in inglese. Dovrebbe farselo tradurre. Il rabbino condanna il comportamento ebraico in Germania 50 anni prima del nazismo e giustifica l’apparizione di Hitler. Riguardo al male che abbiamo fatto all’umanità assolutamente non redento dai Suoi eccellenti film o dal virtuosismo di un Yehudi Menuhin, o dalla bomba a neutroni di S.T.Cohen, ho scritto un libro ispirandomi da testi scritti da importanti ebrei che si collocano di gran lunga oltre i maggiori testi anti-semiti scritti da Goyim.
Simone Weil ha tratto un tragico riassunto:
“Gli ebrei, questa manciata di persone sradicate, sono stati la causa dello sradicamento dell’intera umanità”.
E George Steiner:
“Per 5000 anni abbiamo parlato troppo: parole di morte per noi e per gli altri”.
Sappiamo che tutte le città tedesche con più di 100 000 persone vennero distrutte durante l’ultima guerra, con donne e bambini: non vi è che silenzio riguardo questo vero olocausto.
Se consideriamo l’andazzo preso dallo Shoah business, ciò che si intende fare in Germania è in verità la maniera più sicura per accumulare un’enorme quantità di anti-ebraismo la cui esplosione sarà unica nella storia.
Discrezione e moderazione devono essere il nostro comportamento: tutte le altre cose sono un suicidio.
Né il “mondialismo” né leggi orwelliane contro i “crimini di pensiero” possono prevenire l’esplosione di antisemitismo: solo il NOSTRO comportamento può.
Ciò che Lei fa e tutto il frignare e il pompare denaro possono soltanto istigarlo.
Esso aumenterà oltre ogni proporzione ragionevole, se vi può essere una proporzione ragionevole nell’antisemitismo.
So che è praticamente impossibile controllare la nostra propensione alla speculazione e che solo l’abolizione della circoncisione all’ottavo giorno lo potrebbe
(il nostro particolarismo deriva dal turbamento dei ventuno giorni della prima pubertà, che inizia precisamente all’ottavo giorno)
ma dobbiamo, almeno, cercare di evitare tali gravi errori quale quello che Lei intende compiere in Germania e che sarebbe terrificante. Sono un grande ammiratore dei Suoi film (tranne che di “Schindler’s List”: chieda alla moglie di Schindler riguardo alla vera realtà storica, ma questa è la pecca minore). Spero che Lei esamini attentamente quanto Le ho mandato e rifugga dalla follia della maggioranza dei nostri congeneri. Le risponderò sempre se vorrà avere la lealtà di scrivermi.
Cordialement à vous.
Roger Dommergue de Menasce
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6 marzo 1999
Ecco di seguito la II parte della lettera di Dommergue a Stephen Spielberg. Ho lasciato intatte le imprecisioni grammaticali e sintattiche perché essi aggiungono un tocco etnico e di genuina rabbia umana al pezzo. Il professore ebreo di lingua francese Dr.Dommergue ha intitolato questa seconda parte della sua lettera
“La Shoah sherlockholmizzata”.
1. Abbiamo notizia, nel corso della storia, di un gruppo etnico che non sarebbe felice nell’apprendere che in una guerra finita cinquant’anni prima ha sofferto molte meno perdite di quanto pensava? Lo scopritore di tal genere di buone notizie non sarebbe ricompensato, festeggiato? O verrebbe forse sommerso con pesanti multe, e dovrebbe scampare a tentati omicidi, come nel caso del Professor Faurisson? Un tal genere di reazioni non appartengono forse ad un grave caso di psicopatia?
2. Gli scheletri viventi che possono essere visti in film come “night and fog” (di Alain Resnais) hanno qualcosa a che fare con le presunte gasazioni? Non sono forse il risultato della fame nei campi causata dal sistematico bombardamento delle città tedesche aventi più di 100 000 abitanti, cosa che provocò gli “olocausti” di centinaia di migliaia di donne e bambini che non vengono mai menzionati?
3. Dove sarebbero stati i 4 milioni di ebrei (se consideriamo che 2 milioni vennero uccisi sul campo di battaglia), quando è risaputo che un campo non poteva contenere più di 60 000 persone, e che eccetto che ad Auschwitz non vi erano camere a gas al zyklon-B? (E neanche riguardo a presunte gasazioni di massa con alcun altro gas non vi fu mai alcuna prova).
4. Valgono a qualcosa i testimoni, quando si sa che la tortura era il modo per spremere le prove incolpanti? Tale fu sicuramente il caso del Comandante Hoess le cui ridicole dichiarazioni sono diventate una leggenda. E che cosa mi dice degli oltre 100 testimoni di gasazioni a Dachau, dove è ufficialmente ammesso che non vi furono camere a gas in quel campo?
5. 130 chili di carbone sono necessari per la cremazione di un corpo morto. Ci viene detto che i tedeschi cremarono 1300 cadaveri al giorno. Gli aerei USA presero centinaia di fotografie di Auschwitz, durante il supposto periodo dell’olocausto. (1943-44). Perché non ne abbiamo nemmeno una in cui si veda una pila gigante di quel necessario carbone? Perché non una singola colonna nera di fumo?
6. Perché le radio, i film, la stampa, la tivù, continuano giornalmente a infliggerci il mito dei sei milioni/camere a gas, in un eterno frignare e lamentarsi? Perché la lobby ebraica va a caccia, 50 anni dopo la fine della guerra, di nonagenari che cercarono di riscattare la Germania dall’iniquità del trattato di Versailles, dal marcio della Repubblica di Weimar, dal collasso della gioventù tedesca, dalla disoccupazione di 6 milioni di persone che, ritornate a lavorare poterono dare pane ai 21 500 000 persone a loro carico?
7. Perché l’AMERICAN JEWISH YEAR BOOK, numero 43, a pagina 666, ci informa che nel 1941 vi erano 3 300 000 ebrei nell’Europa occupata?
8. Com’è possibile che le camere a gas potessero trovarsi proprio accanto ai crematori, quando ogni chimico vi può dire che il zyklon-B è altamente infiammabile?
9. Perché gli storici revisionisti vengono perseguitati quando dimostrano la burla della shoah? Un dialogo scientifico, un confronto forense sono stati chiesti dal 1980 su questioni che sono specificamente aritmetiche e tecniche. Ciò sigillerebbe la verità per sempre. Chiuderebbe definitivamente le bocche. Tale è stato il caso delle fosse di Katyn, di cui si è scoperta la reale paternità (sovietica e non tedesca come affermato per decenni) grazie al revisionismo di Gorbaciov.
10. Come poteva lo zyklon-B gassare 1000 persone alla volta, quando è risaputo che le camere a gas statunitensi per una persona (al massimo due) condannata a morte, sono di una complessità e di un costo inauditi? Perché, al processo contro la Degesch, che fabbricò il zyklon-B, venne dichiarato nel 1949 che gassare in quelle condizioni era impossibile e impensabile?
11. Perché l’ingegner Leuchter, che si occupava della manutenzione delle camere a gas statunitensi, diede una solida dimostrazione che non vi furono gassazioni ad Auschwitz? Perché rapporti austriaci e polacchi hanno confermato il rapporto Leuchter? (3) Perché il rapporto Rudolf, che analizza tutti i risultati, è stato proibito? Perché coloro che divulgano il rapporto Rudolf vengono pesantemente condannati dalla legge in diversi paesi europei? E contemporaneamente non ci si occupa minimamente di verificare la qualità e l’accuratezza di tale rapporto.
12. Perché, per la prima volta nella storia, la tesi con cui si è laureato uno studioso (il signor Roques, tesi sul “rapporto Gerstein”) è stata revocata? E ancora, tale rapporto a sua volta non era stato ammesso al processo di Norimberga! Oltre al conosciuto storico, un ministro socialista, Alain Decaux, affermò sulla stampa che “nessuno poteva accedere al rapporto Gerstein senza dover prima passare per l’eccellente tesi del signor Roques”. Alain Decaux ha scritto: “ho ammirato la perizia e la perfezione di un “cartista” usata dal sig. Roques nella sua tesi di laurea sul rapporto Gerstein”. (dal suo libro: “la guerre absolute”, 1998)
13. Perché Raymond Aron e Francois Furet hanno affermato ad un seminario alla Sorbona (al quale nessun revisionista è stato invitato) che non vi era la più piccola traccia di un ordine scritto o orale di sterminio degli ebrei?
14. Perché non si fa mai menzione della pianificazione dello sterminio dei tedeschi espressa nel libro di un ebreo, Kaufmann (“Germany must perish”), tramite sterilizzazione dei maschi tedeschi? E’ un dettaglio senza dubbio così piccolo?
15. Perché il zyklon-B, usato per scopi igienici dai tedeschi sin dal 1920, poté essere usato nei campi di concentramento per altri scopi che non fossero la disinfestazione e la protezione contro il tifo? Perché grandi quantità di zyklon-B poterono essere trovate in campi dove è ufficiale che non vi fu alcuna gassazione???
16. Perché essi insistono tediosamente sui “sei milioni/camere-a-gas” e mai sugli 80 milioni di Goyim sterminati nell’URSS da un regime politico interamente ebraico, i cui boia portavano i nomi di Kaganovic, Yagoda, Frenkel, Firine, Jejoff, Ourenski, Rappaport, e di altri cinquanta ebrei?
17. Perché, durante il processo Zundel in Canada, i famosi ebrei sostenitori dello sterminazionismo si infamarono da soli parlando di “licenza poetica” nelle loro rivendicazioni olocaustiche, e non tornarono mai più quando convocati dai giudici?
18. Perché la legge Fabius-Gayssot? (il cui istitutore è l’uomo dello scandalo del sangue contaminato, assieme ad un altro, un comunista giustificatore di un regime responsabile di 200 000 000 di cadaveri).
19. Non è la prova suprema del falso? Non è la prova del nove? Non abbiamo alcuna necessità di leggi stalino-orwelliane “che mettano in prigione qualcuno per le sue opinioni” (reato di pensiero in “1984”) come affermato da Toubon, prima che divenisse ministro della giustizia in Francia, per stabilire la verità. Tale legge è anti-costituzionale, anti-democratica, contro i diritti degli uomini. Fatti, prove, pro e contro, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Il professor Faurisson supplicò la concessione di un forum, aperto anche ad un numero illimitato di contradditori: non l’ottenne mai. L’Abbé Pierre lo chiese: essi finsero di concederlo ma rifiutarono quasi immediatamente. Il forum venne tenuto alla televisione di Lugano. Fu un completo successo per i revisionisti e venne replicato due volte. Nessuno ne ha notizia poiché i media agli ordini della lobby ebraica non muovono un mignolo se non autorizzati.
20. Come mai quando un professore dichiara che l’olocausto è una stoltezza aritmetica e tecnica, egli viene immediatamente destituito?! Ciò, per la prima volta nella storia, istituisce il concetto dissennato di un dogma religioso nella storiografia, e chi non lo adori perennemente, è condannato ad essere colpito dal fulmine inquisitorio di uno stato secolare.
21. Perché l’EXPRESS, famoso giornale francese, nel gennaio del 1995, ha affermato che la camera a gas mostrata per decenni ad Auschwitz I, fu ricostruita dopo la guerra, e che tutto ciò che la concerne è falso?
22. Vi fu veramente un olocausto di 60 milioni di persone in una guerra dichiarata nel 1933 dagli ebrei a Hitler.
Hitler aveva dato pane a 6 milioni di disoccupati, aveva buttato fuori la dittatura del dollaro e il totalitarismo ebraico che inquina l’uomo e il pianeta e che è chiamato, con una mistificazione semantica, “democrazia”.
Solo due partiti sono rimasti: la giudeopatia totalitaria, che stermina l’uomo e il pianeta e il nazionalismo per i Goyim non ancora infettati dall’influenza ebraica capitalistico-marxista.
In “Marianne” Jean Francois Kahn esprime rabbia contro i burocrati del Congresso Mondiale Ebraico sulla spoliazione delle proprietà ebraiche, congresso che si concluse il 3 marzo 1998 a Washington. Egli scrive:
“Essi hanno ridotto la Shoah ad un mercato finanziario. Così la tipica vittima della barbarie nazista, l’archetipo del più tremendo genocidio di quest’epoca, non è lo sfruttato operaio di Cracovia, l’umile artigiano di Lodz, il piccolo impiegato di Kiev, il modesto ciabattino di rue des Rosiers, o lo sconosciuto artigiano di Riga, ma il miliardario cosmopolita che collezionava Rembrandt e Rubens, dormiva su sacchi d’oro e firmava qua e là comode polizze d’assicurazione, che mandava i figli in USA per avviarli ad una carriera brillante. Questa potente lobby di oligarchi americani non si vergogna a ridurre l’olocausto ad uno Shoah-business.”
Se Faurisson avesse scritto ciò che ha scritto J.F.Kahn, avrebbe un processo in più sulle spalle! Non vi è ombra di dubbio!
R. Dommergue Polacco de Ménasce
(un ebreo che si oppone fortemente alla giudeopatia totalitaria)
Note
(1) Ancora acquistabile in America; lo si può leggere in originale inglese su internet all’indirizzo http://www.codoh.com/germany/GERPERISH.HTML .
(2) Si veda in italiano : Victor Zaslavsky, Il massacro di Katyn. Il crimine e la menzogna, Ideazione Editrice, Roma 1998, acquistabile in qualunque libreria.
(3) Per il pubblico italiano si veda: Il rapporto Leuchter, Ed. All’insegna del veltro, Parma.
Fonte: http://ita.vho.org/spiel.htm
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N.B. In verde testi di Olotruffa.Colore,titolo di testa,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it / ; Skype : velvet-blu
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19:12 Scritto da: prussian-blue in Verità politicamente scorrette | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Tag: roger dommergue de menasc, ebreo, stephen spielberg, faurisson, repressione, revisionismo, negazionismo, sionisti, pazzia, giudeopatia, shoah, olocausto, jean francois kahn, auschwitz i, kaganovic, yagoda, frenkel, firine, jejoff, ourenski, rappaport, zundel |
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