06 ottobre 2010

1 DAVID IRVING E I CAMPI DELL’AZIONE “REINHARDT”


Jürgen Graf and Ahmed Rami.jpgDi Jürgen Graf, Aprile 2009[1]

parte 1



Uno storico giovane e brillante

L’inglese David Irving ha diverse qualità ammirevoli:

1. E’ un ricercatore instancabile, che ha trascorso negli archivi migliaia di ore.
2. E’ un eccellente storico della seconda guerra mondiale. Alcuni dei suoi libri, come Hitler’s War e Churchill’s War, verranno letti fin quando vi saranno delle persone interessate a questo fosco e drammatico periodo storico.
3. E’ un maestro della lingua inglese, sia come scrittore che come oratore.


Negli anni ’60 e all’inizio degli anni ’70, la bravura di Irving era largamente riconosciuta. Mentre a molti storici dell’establishment il giovane – e indipendente - Irving non piaceva, erano in pochi a negare il suo talento. Era così bravo che i media gli perdonavano a malincuore le sue malcelate simpatie per Adolf Hitler e per il Terzo Reich. Veniva ripetutamente invitato ai dibattiti televisivi persino in Germania, dove impressionava il pubblico con la sua conoscenza della storia e il suo tedesco scorrevole.

Per quanto riguarda “la Soluzione Finale della Questione Ebraica”, Irving accettava la versione ufficiale come un fatto naturale; ma non aveva mai scritto un libro, e neppure un articolo, su questo argomento, cercando di tenersene alla larga.

La guerra di Hitler

Mentre lavorava a Hitler’s War, David Irving studiò una mole enorme di documenti tedeschi dell’epoca di guerra. Con crescente stupore, si rese conto che nessuno di questi innumerevoli documenti provava che Hitler avesse ordinato lo sterminio degli ebrei – o, almeno, che avesse saputo, che gli ebrei venivano sterminati.
All’epoca, Irving deve aver saputo che c’erano dei ricercatori che contestavano la versione ufficiale del destino degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Il libro di Arthur Butz, The Hoax of the Twentieth Century [La mistificazione del ventesimo secolo] era uscita nel 1976, un anno prima di Hitler’s War, e trovo molto difficile credere che Irving non sapesse dell’esistenza di tale libro, o che non avesse la curiosità intellettuale di leggerlo. In ogni modo, egli non riuscì a trarre dalla totale assenza di prove documentarie dell’”Olocausto” la sola conclusione logica, ma concluse invece che lo sterminio degli ebrei era stato ordinato e organizzato, all’insaputa di Hitler, dal Reichsführer SS Heinrich Himmler. In Hitler’s War, Irving Scrisse:
“Nel 1942, la macchina dello sterminio stava acquistando velocità – e la cui raffinatezza e  ingegnosità diaboliche, da Himmler fino agli ex legali che dirigevano i campi di sterminio, era conosciuta forse da sole settanta persone”.[2]
A questa tesi totalmente improbabile, Robert Faurisson sollevò la seguente obiezione, assolutamente logica:
“Prendiamo in prestito un paragone da David Irving; posso certamente credere che Menachem Begin poteva non essere a conoscenza del massacro dei campi di Sabra e Shatila in Libano, nel momento in cui avvenne. Nel corso di diverse ore, vennero massacrati diverse centinaia di civili. Non so quando Begin venne a conoscenza del massacro ma so che, come chiunque altro al mondo, lo seppe molto rapidamente. Ma se consideriamo, invece del massacro di diverse centinaia di uomini, donne e bambini avvenuto in poche ore, il massacro di milioni di uomini, donne e bambini avvenuto nel corso di tre o quattro anni nel cuore stesso dell’Europa, per mezzo di quale miracolo un crimine tanto nefando è rimasto nascosto a Hitler, Stalin, Churchill e Roosevelt, come pure alla Germania e all’Europa intera, tranne forse a sole 70 persone?”.[3]  
Oggi, nel 2009, questo argomento rimane valido come lo era nel 1983!

Il Rapporto Leuchter

Nell’Aprile del 1988, durante il secondo processo Zündel a Toronto, David Irving apprese che un tecnico americano specializzato in esecuzioni capitali, Fred Leuchter, che era stato contattato dal consulente di Zündel Robert Faurisson, era volato in Polonia con un piccolo gruppo di aiutanti per esaminare le presunte camere a gas di Auschwitz I, Auschwitz-Birkenau, e Majdanek. Al suo ritorno, Leuchter aveva scritto un rapporto in cui concludeva, in base a delle ragioni tecniche, che questi locali non potevano essere stati utilizzati come camere a gas. Soprattutto, Leuchter e il suo gruppo avevano preso dei campioni dai muri delle presunte camere a gas di Auschwitz I e di Birkenau dove, secondo la storiografia ufficiale, un numero gigantesco di ebrei erano stati uccisi con l’acido prussico. I campioni vennero quindi analizzati in un laboratorio americano. I test rivelarono tracce scarse o nulle di cianuro, mentre un campione di riferimento preso nell’Installazione di Disinfestazione n°1 di Birkenau conteneva una percentuale di cianuro straordinariamente alta.[4]

Il Rapporto Leuchter confermò quello che David Irving doveva aver sospettato, o forse saputo, in precedenza: la storia della camera a gas di Auschwitz non era nient’altro che un inganno mostruoso. A questo punto Irving credette che la storia dell’”Olocausto” sarebbe crollata a breve termine, e decise di aggregarsi a chi la contestava. Lui, David Irving, il cui genio gli storici cortigiani dalle menti anguste si rifiutavano cocciutamente di riconoscere, li avrebbe fatti tutti sfigurare: sarebbe stato il primo storico importante a mettere alla berlina la truffa di Auschwitz. Verso la fine del processo Zündel, Irving comparve come testimone per la difesa. Egli approvò il Rapporto Leuchter, che definì “un documento sconvolgente”. Nel 1988 e nel 1989, tenne diverse conferenze contestando l’esistenza delle camere a gas omicide di Auschwitz: una di queste conferenze, da lui tenuta in Austria nel 1989, avrebbe condotto sedici anni dopo al suo arresto e alla sua carcerazione in Austria.

La speranza di Irving che il Rapporto Leuchter avrebbe condotto al crollo immediato della menzogna di Auschwitz non si materializzò: gli ebrei combatterono per le loro camere a gas come una leonessa per i suoi piccoli, e David Irving venne bollato come un “negazionista dell’Olocausto”. Nella società occidentale dominata dagli ebrei questa definizione equivale al marchio di Caino. Irving venne malignamente infangato dai media, i suoi libri scomparvero dalle librerie, e lui dovette sopportare enormi perdite finanziarie.

David Irving contro Deborah Lipstadt

Dopo che una rappresentante particolarmente odiosa della lobby dell’Olocausto, una certa Deborah Lipstadt, aveva insultato Irving nel suo libro Denying the Holocaust [Negare l’Olocausto][5] lui la querelò per diffamazione. Il processo ebbe luogo a Londra all’inizio del 2000. Sebbene le possibilità di Irving di vincere la causa fossero fin dall’inizio prossime allo zero, egli poteva ottenere facilmente una grande vittoria morale facendo polpette della ripugnante Lipstadt e dei suoi esperti. Non c’è bisogno di dire che una cosa del genere avrebbe richiesto una seria preparazione, ma nella sua arroganza, Irving, che era insufficientemente informato sull’argomento dell’”Olocausto”, non ritenne necessario studiare prima del processo la letteratura revisionista. Ricordo vividamente la mia costernazione quando lessi sul giornale ebraico svizzero Jüdische Rundschau Maccabi che Irving aveva “ammesso l’esistenza dei camion a gas”. Era proprio così: messo di fronte al cosiddetto “documento Just”[6], che il collegio della Lipstadt aveva presentato come prova documentaria dello sterminio degli ebrei nei camion a gas, Irving aveva dichiarato che era autentico, sebbene sia una rozza contraffazione piena di assurdità linguistiche e tecniche. Questa falsificazione è stata analizzata nei dettagli da due ricercatori revisionisti, la tedesca Ingrid Weckert[7] e il francese Pierre Marais.[8] Poiché Irving può leggere sia il tedesco che il francese con la massima facilità, è chiaro che non aveva scuse per la mancata conoscenza di questi studi straordinariamente importanti.

La sua scarsa conoscenza dell’argomento lo costrinse a fare numerose concessioni, claomorose ma assolutamente non necessarie, ai suoi avversari. Nel suo verdetto, il giudice Charles Gray dichiarò correttamente:
“Nel corso del processo, Irving ha cambiato la sua posizione: era preparato a concedere che ad Auschwitz ebbero luogo delle gasazioni di esseri umani, ma su scala limitata”.[9]

A onore di Irving, va detto che fece un uso molto efficace dell’argomento “No Holes, No Holocaust” [Niente fori, niente Olocausto] di Faurisson. Secondo le prove dei “testimoni oculari” su cui si basa la versione ufficiale degli eventi, il Leichenkeller (camera mortuaria) I del Krematorium II di Auschwitz-Birkenau venne usato come camere a gas omicida dove, secondo l’esperto della Lipstadt Robert Jan van Pelt, nel 1943-1944 vennero uccisi circa 500.000 ebrei. Durante il processo, Irving dimostrò che le aperture sul tetto del Leichenkeller I, attraverso cui le SS presuntamente versavano i granuli di Zyklon B, non esistevano, il che significa che il presunto crimine non può essere stato commesso. Su questa questione, Irving mise a segno un punto importante. Persino il giudice Charles Gray, che era decisamente ostile a Irving, lo ammise onestamente nel suo verdetto:

“Devo confessare che, immagino come la stragrande maggioranza delle persone, avevo presunto che le prove dello sterminio degli ebrei nelle camere a gas di Auschwitz fossero schiaccianti. Ho dovuto, tuttavia, mettere da parte questo preconcetto quando ho esaminato le prove addotte in questo procedimento dalle parti”.[10]

In prigione in Austria


Nel Novembre del 2005, David Irving fu tanto imprudente da entrare nello stato fantoccio sionista dell’Austria, dove fu prontamente arrestato per una conferenza “negazionista” che aveva tenuto lì nel 1989. Al processo, Irving disse delle cose per le quali non abbiamo il diritto di incolparlo: voleva tornare a essere di nuovo, e il prima possibile, un uomo libero e riunirsi alla propria famiglia. Nella sua situazione, la maggior parte delle persone avrebbe fatto la stessa cosa. E’ sicuramente vero che numerosi revisionisti che sono stati messi sotto processo per le loro convinzioni hanno tenuto duro, e hanno pagato un alto prezzo per il loro coraggio, ma non tutti sono eroi. Per il suo atteggiamento collaborativo, il farsesco tribunale austriaco lo premiò con una sentenza particolarmente mite: ricevette solo tre anni, e nel Dicembre del 2006, dopo aver scontato un terzo della pena, venne rilasciato e fatto tornare in Inghilterra.


Il viaggio di David Irving in Polonia

Nel Marzo del 2007, ricevetti un’email da David Irving, che mi informava di trovarsi in Polonia, dove stava visitando i “campi dell’Azione Reinhardt”. Secondo i documenti tedeschi dell’epoca di guerra, lo scopo dell’”Azione Reinhardt” consisteva nella confisca delle proprietà ebraiche. Senza un briciolo di prove, documentarie o materiali, gli storici ortodossi sostengono che il vero scopo di quest’azione era la liquidazione fisica degli ebrei della Polonia orientale, e che gli ebrei vennero uccisi – per una cifra variabile tra il milione e mezzo e i due milioni – con il monossido di carbonio prodotto da motori diesel in tre campi: Belzec, Sobibor e Treblinka. La storiografia tradizionale sostiene che questi campi erano centri di puro sterminio dove tutti gli ebrei, a prescindere dall’età e dalle condizioni di salute, venivano gasati al loro arrivo senza essere registrati: solo una manciata di giovani ebrei vigorosi venne temporaneamente risparmiata perché c’era bisogno di loro per gestire i campi.

Nella sua email (che purtroppo ho cancellato) Irving deve avermi fatto una domanda su Belzec, perché ricordo distintamente di avergli chiesto nella mia replica se aveva letto il libro di Carlo Mattogno, Belzec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research and History.[11] Egli rispose che lo avrebbe letto in seguito.

Oltre a Belzec, Sobibor e Treblinka, Irving visitò anche Auschwitz e Majdanek. A quanto pare non visitò Chelmno (Kulmhof), il sesto presunto “campo di sterminio”. Pubblicò poi, sul suo sito web, un resoconto del suo viaggio in Polonia che mi colpì per la sua superficialità e per la sua genericità.[12]

Era impossibile dedurre dal suo racconto se Irving credeva che ad Auschwitz e a Majdanek ebbero luogo delle gasazioni omicide. Per quanto riguarda i tre campi dell’”Azione Reinhardt”, egli sembrava approvare la versione sterminazionista: d’altro canto, egli parlò delle “presunte camere a gas” di questi campi. In altre parole: evitò di fare dichiarazioni chiare e inequivocabili.

Le mie domande a David Irving e la sua replica

Nel Marzo del 2009, appresi che David Irving aveva dato ogni sorta di consigli a un suo collega “negazionista”, il Vescovo Richard Williamson, e ricevetti un messaggio da un’arrabbiatissima signora francese che aveva criticato aspramente le dichiarazioni di Irving su Treblinka. Il 2 Aprile, ho mandato a Irving una email, ponendogli le seguenti quattro domande:

* Crede davvero che a Treblinka, Sobibor e Belzec vi fu uno sterminio di ebrei?
* Se lo crede, quali sono le prove di cui dispone?
* In tal caso, come venne attuato lo sterminio?
* Ha letto, David Irving, il libro di Carlo Mattogno su Belzec e il libro Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, scritto da Carlo Mattogno e dal sottoscritto?[13]

Quello stesso giorno, ricevetti da David Irving la seguente replica:

“1. A mio giudizio, nei tre campi suddetti ebbe luogo uno sterminio (non può essere provato che venne attuato mediante gas; come lei sa, si tratta di una questione altamente controversa).

2. Prove:

* La ben conosciuta corrispondenza tra Wolff e Gazenmüller riguardante Malkinia/Treblinka.
* L’ordine di Himmler di non lasciare tracce a Treblinka e di costruirvi poi una fattoria.
* Il radio-messaggio decrittato di Höfle del Gennaio del 1943 e, associato ad esso, il rapporto Korherr.

3. Per il 1942: il documento Höfle menziona una cifra di 1.274.166. Per il 1942 e il 1943, i documenti di Himmler rivelano l’estensione del bottino di guerra Reinhardt – gioielli, orologi, monete. Basandoci su queste informazioni, è possibile arguire o calcolare una cifra approssimativa per il 1943, e cioè più di un milione [di morti]. Al Mufti, Himmler parla di “tre milioni””.

Il caso della mancata risposta alla quarta domanda

Mentre David Irving ha fornito tre risposte chiare alle mie prime tre domande, egli non si è curato di rispondere alla quarta: aveva letto Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp, scritto da Carlo Mattogno e da me, e il libro di Mattogno su Belzec? All’epoca del viaggio di Irving in Polonia, entrambi i libri erano disponibili in rete da più di tre anni, e lo storico inglese, che conosce bene il computer, poteva facilmente convincersi del loro valore. La bibliografia di Treblinka contiene oltre 200 titoli, due dozzine dei quali in polacco. Poiché molte di queste fonti polacche sono di vitale importanza, uno dei meriti del nostro libro è di renderle accessibili ai ricercatori che, come Irving, non sanno il polacco. Inoltre, Treblinka contiene numerosi riferimenti a documenti degli archivi russi che non erano mai stati pubblicati in nessuna lingua occidentale.

Mentre il libro su Belzec è molto più breve di quello su Treblinka, la sua bibliografia comprende pur sempre 80 titoli, 18 dei quali in polacco. Il capitolo più importante è il terzo, dove Mattogno analizza i risultati delle trivellazioni e degli scavi forensi che sono stati compiuti sul sito dell’ex campo alla fine degli anni ’90.

Se David Irving non reputa necessario leggere questi due libri, questo mostra che non è minimamente interessato a quello che accadde davvero a Treblinka e a Belzec. Naturalmente, è certo possibile che li abbia letti, ma è riluttante ad ammetterlo, perché in tal caso sarebbe costretto a rispondere agli argomenti revisionisti, in modo particolare a quelli tecnici. A dire il vero, non appena ci si accosta alla versione ufficiale dei campi Reinhardt dal punto di vista tecnico, tutto questo mostruoso edificio di menzogne crolla immediatamente come un castello di carte.

Le prove di David Irving sullo sterminio degli ebrei nei tre campi Reinhardt

Nella sua risposta alle mie domande, David Irving ha menzionato sette ragioni per credere che i tre campi Reinhardt furono centri di sterminio. Cinque di queste ragioni si basano su documenti mentre le ultime due su dicerie. Iniziamo a esaminare i documenti.

1. “La ben nota corrispondenza tra Wolff e Ganzenmüller riguardante Malkinia/Treblinka”.

Il 28 Luglio del 1942, Albert Ganzenmüller, Segretario di Stato nel Reichsverkehrsministerium (Ministero Imperiale dei Trasporti) dichiarò in una lettera al SS Gruppenführer Karl Wolff: “Dal 22 Luglio, un treno con 5.000 ebrei compie un viaggio quotidiano da Varsavia a Treblinka, passando per Malkinia, oltre a un treno con 5.000 ebrei che viaggia due volte alla settimana da Pryemsyl a Belzec”.[14] Il 13 Agosto, Wolff replicò: “Ho notato con particolare piacere che un treno con 5.000 membri del popolo eletto sta già andando da 14 giorni, ogni giorno, a Treblinka e siamo già in grado di attuare questo movimento di popolazione in un tempo accelerato”.[15] Né Ganzenmüller né Wolff dissero che gli ebrei a Treblinka venivano uccisi: Wolff parlò di un “movimento di popolazione”, il che mostra chiaramente che considerava Treblinka come un campo di transito.

2. “L’ordine di Himmler di non lasciare tracce a Treblinka e di costruire poi lì una fattoria”.

Poiché non conosco tale ordine, ho chiesto a Irving di mandarmene una copia. Il 9 Aprile, ha risposto che me l’avrebbe mandata in seguito. Poiché non ho ancora ricevuto il documento, non posso commentarlo, ma sono assolutamente sicuro che non contiene nessun riferimento a stermini, perché se questo fosse il caso, sarebbe citato in ogni singola opera della letteratura olocaustica.

3. “Il radio-messaggio decrittato di Höfle del Gennaio del 1943 e, associato ad esso, il rapporto Korherr”.

Nel suo ben noto rapporto del 1943,[16] Richard Korherr scrisse che, dalla fine del 1942, 1.274.166 ebrei erano stati portati nel Governatorato Generale. Il radio-messaggio Höfle[17] conferma la cifra di Korherr di 1.274.166 e precisa che 24.733 deportati erano stati inviati a L. (Lublino/Majdanek), 434.508 a B. (Belzec), 101.370 a S. (Sobibor) e 713.355 a T. (Treblinka). Nessuno dei due documenti afferma che gli ebrei vennero uccisi.

4. “Per il 1942 e il 1943, i documenti di Himmler, che rivelano l’estensione del bottino di guerra Reinhardt: gioielli, orologi, monete”.

Il fatto che i tedeschi derubassero gli ebrei dei loro gioielli, orologi e monete non prova che li uccisero.

Così nessuno dei documenti menzionati da Irving fornisce alcuna prova che i campi Reinhardt furono centri di sterminio.

Le ultime due “prove” appartengono alla categoria delle dicerie. Quello che il Mufti di Gerusalemme afferma di aver sentito da Himmler, o quello che qualcuno afferma che il Mufti disse di aver sentito da Himmler, non ha nessun valore storico. Ancora più improbabile è il riferimento all’”interrogatorio personale di due testimoni su Belzec”. Immaginiamo il dialogo seguente:

Negazionista di Hiroshima: “Io non credo neppure per un attimo che gli americani sganciarono davvero una bomba atomica su Hiroshima nell’Agosto del 1945. E’ solo una sciocca propaganda di guerra giapponese”.

David Irving: “Penso che ti sbagli. Due anni fa, sono andato a Hiroshima, dove ho interpellato personalmente due vecchi giapponesi che hanno visto la bomba quando erano ragazzi. Se le loro dichiarazioni sono vere, provano che gli americani hanno sganciato davvero una bomba atomica su Hiroshima”.

Se centinaia di migliaia di ebrei vennero davvero uccisi a Belzec, potremmo fare a meno di “testimonianze oculari”. L’argomento di Irving mi ricorda quello del patetico “esperto di Belzec”, Michael Tregenza, che sulle pire di Belzec ha scritto:

“C’è molta discordanza sull’argomento delle pire di Belzec. I testimoni del paese affermano che erano in funzione fino a cinque pire, mentre il personale delle SS parlò di due pire durante il processo di Monaco del 1963-64. Supponendo che in due pire siano stati bruciati un minimo di 500.000 cadaveri, bisogna presumere, per cinque pire, una cifra molto più alta – probabilmente doppia – delle 600.000 persone presunte finora”.[18]

Così Tregenza “prova” l’omicidio di 1.200.000 ebrei a Belzec per mezzo di dicerie che ha sentito da qualche persona anziana diversi decenni dopo la guerra! Questo genere di “prove” può bastare a un clown come Tregenza. Per uno storico serio e che si rispetti non è assolutamente sufficiente.

Il tasso di mortalità attribuito da David Irving ai campi Reinhardt


Nella sua opera classica sull’”Olocausto”, Raul Hilberg afferma che a Treblinka vennero uccisi 750.000 ebrei, a Belzec 550.000, e a Sobibor 200.000,[19] il che significa che secondo Hilberg, il tasso totale di mortalità dei tre campi Reinhardt fu di 1.5 milioni. Questa cifra è più bassa di 900.000 unità di quella spacciata da David Irving (1.274 milioni per il 1942+più di un milione per il 1943 = circa 2.4 milioni).

Ma le assurdità non finiscono qui. Consideriamo la seguente:

·         La cifra di Hilberg di 550.000 morti a Belzec è impossibile perché, secondo il documento Höfle (che nel 1985, quando Hilberg pubblicò la seconda e “definitiva” edizione del suo libro, non era ancora conosciuto) vennero deportati a Belzec fino al 31 Dicembre 1942 solo 434.508 ebrei. Poiché tutti concordano che Belzec venne chiusa alla fine del 1942, nel 1943 non ebbe luogo nessuna deportazione di ebrei.

·         Alla luce di questo fatto, il tasso totale di mortalità di questo campo non può aver superato la cifra di 434.508, anche ammeso che ogni singolo ebreo deportato a Belzec sia stato lì ucciso (come sia Hilberg che Irving presumono).

·         Se Irving ha ragione, e se davvero vennero sterminati nei tre campi Reinhardt 2.4 milioni di ebrei - ma “solo” 434.508 di loro a Belzec - le rimanenti 1.965.492 vittime devono essere state uccise a Treblinka e a Sobibor. Questo significherebbe che la cifra combinata di Hilberg per questi due campi (750.000+200.000=950.000) è troppo bassa di oltre un milione!

Difficile est satiram non scribere – E’ difficile non scrivere una satira!

Parte 2

Pagina iniziale

09:46 Scritto da: prussian-blue in Articoli di Jurgen Graf | Link permanente | Commenti (0) | Tag: graf, azione reinhardt | |  Facebook |  Stampa

Scrivi un commento