06 ottobre 2010

3 DAVID IRVING E I CAMPI DELL’AZIONE “REINHARDT”

Juergen_Graf.jpg Di Jürgen Graf(foto), Aprile 2009[1]

parte 3


Il 15 Luglio del 1943, Heinrich Himmler ordinò:


“Il campo di transito di Sobibor deve essere convertito in un campo di concentramento”.[47]


Così, Sobibor venne ufficialmente definito un “campo di transito” (Durchgangslager).



I tre campi Reinhardt erano campi di transito


Il 31 Luglio del 1942, il Reichskommissar della Bielorussia, Wilhelm Kube, inviò un telegramma al Reichskommissar dei territori orientali occupati, Henrich Lohse, in cui protestava contro la deportazione a Minsk di 1.000 ebrei di Varsavia.[48] Poiché la deportazione degli ebrei dal ghetto di Varsavia era cominciata otto giorni prima, e poiché tutti concordano che a quel tempo tutti gli ebrei di Varsavia venivano deportati a Treblinka, i 1.000 ebrei menzionati da Kube devono necessariamente essere stati deportati a Minsk passando per Treblinka. Il 17 Agosto del 1942, il giornale clandestino polacco Informacja Biezaca riferì che il 1 Agosto, 2.000 ebrei adatti al lavoro erano stati deportati da Varsavia a Smolensk.[49] Il 7 Settembre del 1942, lo stesso giornale informava che due trasporti con 4.000 persone dal Ghetto di Varsavia  erano stati inviati a scopo lavorativo in importanti installazioni per lo sforzo di guerra a Brezsc e a Malachowicze.[50]


So bene che queste cifre rappresentano solo una piccola parte degli ebrei trasportati a Treblinka e che gli antirevisionisti diranno che questi casi erano “eccezioni”. Ma ogni singolo ebreo che lasciò Treblinka, o uno degli altri due campi Reinhardt, da vivo rappresenta un colpo per la versione ufficiale secondo cui tali campi erano “centri di puro sterminio” dove tutti gli ebrei, a prescindere dall’età e della salute, venivano gasati al loro arrivo. Se gli antirevionisti chiamano i casi suddetti “eccezioni”, abbiamo il diritto di chiedere loro quante altre “eccezioni” del genere possano esservi state.

Un certo numero di ebrei venne mandato dai campi Reinhardt a Majdanek e a Auschwitz. Una storica polacca che non può certo essere accusata di tendenze revisioniste, Zofia Leszczynska, riferisce che nell’Ottobre del 1942, 1.700 ebrei lasciarono Belzec per Majdanek.[51] Questo fatto è ampiamente sufficiente per fare a pezzi la versione ufficiale secondo cui a Belzec sopravvissero meno di dieci ebrei.

In un articolo sugli “Ebrei a Majdanek”, gli storici ebrei Adam Rutkowski e Tatiana Berenstein scrivono:

“Alcuni dei trasporti provenienti da Varsavia raggiunsero Lublino passando per Treblinka, dove avvenne la selezione dei deportati”.[52]

Per la storiografia ufficiale, questo fatto è semplicemente letale! Il 30 Aprile del 1942, arrivò a Majdanek da Treblinka un trasporto con 305 ebrei. Uno di questi ebrei, Samuel Zylbersztain, scrisse in seguito un rapporto sulle sue disavventure.[53] Dopo il “campo di sterminio” di Treblinka e il “campo di sterminio” di Majdanek, Zylbersztain sopravvisse a otto “campi di concentramento normali”. Egli è perciò la prova vivente che i tedeschi non sterminavano i loro prigionieri ebrei.

L’autore del libro più dettagliato su Sobibor,[54] l’ebreo olandese Julius Schelvis, fu egli stesso un detenuto di tale campo. Egli naturalmente presenta Sobibor come una fabbrica della morte, ma la sua descrizione si basa solamente su quello che sentì dire da altre persone o su quello che lesse sui libri, perché trascorse in quel campo solo poche ore. Da Sobibor, venne deportato a Lublino e quindi a Auschwitz, da dove finalmente tornò in Olanda. Schelvis non fu un caso isolato: almeno altri 700 ebrei olandesi vennero trasferiti da Sobibor nei campi di lavoro, e alcuni di loro tornarono a casa passando per Auschwitz – un altro “campo di sterminio” dove i tedeschi, a quanto pare, si dimenticarono di “gasarli”.[55]

Il caso di Minna Grossova, un’ebrea ceca, è particolarmente significativo: nata nel Settembre del 1874, venne deportata a Treblinka il 19 Ottobre del 1942. Sebbene Treblinka fosse presuntamente un “campo di puro sterminio”, dove anche gli ebrei adatti al lavoro venivano gasati al loro arrivo, la signora Grossova non venne gasata, ma venne trasferita a Auschwitz – dove, secondo il folklore “olocaustico”, tutti gli ebrei non adatti al lavoro venivano immediatamente inviati nelle “camere a gas” senza essere registrati. Anche qui, la signora Grossova non venne gasata, ma diligentemente registrata. Ella morì il 30 Dicembre del 1943.[56] Dal punto di vista della versione ortodossa dell’”Olocausto”, il destino di questa donna è assolutamente inspiegabile.

Il fatto che sia documentato un numero relativamente ridotto di trasporti di ebrei dai campi Reinhardt ad altre destinazioni, può essere spiegato molto facilmente. Già nel 1945, i vincitori della seconda guerra mondiale decisero di perpetuare la leggenda dello sterminio ebraico, e possiamo tranquillamente presumere che innumerevoli documenti che contraddicevano la verità ufficiale siano stati o nascosti o distrutti. Ora qualcuno potrà accusarmi di ricorrere allo stesso trucco degli storici ortodossi che affermano che non vi sono prove documentarie delle camere a gas omicide perché “i tedeschi distrussero i documenti”, ma una tale accusa sarebbe infondata, poiché la mia posizione è molto più solida. Se vi fosse anche soltanto un documento che provasse le gasazioni degli ebrei, ammetterei subiro che ve ne possono essere stati degli altri, ma sebbene siano passati 64 anni dalla fine della guerra, nessun documento del genere è mai emerso. D’altro canto, abbiamo visto che vi sono dei documenti che provano che gli ebrei venivano inviati dai campi Reinhardt ad altre destinazioni – e per ogni documento del genere ve ne potrebbero essere stati centinaia di altri.

Una volta che si è stati “negazionisti dell’Olocausto” lo si è per sempre

David Irving è un uomo estremamente intelligente, ma sfortunatamente è totalmente amorale. Per lui, la verità è un dato negoziabile. Egli è pronto a dire qualsiasi cosa, se questo può giovare alla sua carriera. Irving rimpiange ardentemente i bei vecchi tempi, quando veniva invitato in televisione, quando i suoi libri venivano recensiti favorevolmente e venduti bene. Vorrebbe che i bei vecchi tempi tornassero. D’altro canto, egli sa che la società occidentale è controllata dagli ebrei, e che verrà sempre trattato come un paria fino a quando gli ebrei lo definiranno un “negazionista”, così vuole sbarazzarsi di questa etichetta a qualunque costo. Piuttosto che aspettare il crollo del potere ebraico (che potrebbe avvenire, ma anche non avvenire, nel corso della sua vita) cerca di offrire agli ebrei un patto.

Il suo solo vero problema è Auschwitz. Egli non ha mai contestato nessun altro aspetto della vulgata olocaustica. Ha sempre detto che i tedeschi fucilarono un enorme numero di ebrei sul fronte orientale (nell’ottavo capitolo di Treblinka – Extermination Camp or Transit Camp?, egli potrà trovare delle prove convincenti che i rapporti degli Einsatzgruppen, che proverebbero un tale gigantesco massacro e che Irving sembra accettare senza riserve, sono altamente sospetti, perché sono contraddetti da altri documenti tedeschi e non sono confermati dalle prove forensi). Non ha mai contestato i presunti stermini dei campi Reinhardt, o di Majdanek. Ha ammesso esplicitamente l’esistenza dei “camion a gas” presuntamente utilizzati a Chelmno e nei territori sovietici occupati. Ma ha difeso tanto spesso e in modo tanto rumoroso la posizione revisionista su Auschwitz che il suo orgoglio gli vieta di tornare indietro su questa questione: al massimo è disposto a concedere la possibilità che ad Auschwitz ebbe luogo qualche gasazione su scala limitata.

Secondo Raul Hilberg, ad Auschwitz morirono un milione di ebrei.[57] Se è vero che il numero degli ebrei che morirono ad Auchwitz per le cosiddette “cause naturali” (malattie, sfinimento ecc.) non può essere stato superiore a 100.000 unità, questo vuol dire che circa 900.000 ebrei devono essere morti nelle “camere a gas” di quel campo. E allora, che cosa fa David Irving? Afferma che nei tre campi Reinhardt – Belzec, Sobibor e Treblinka – morirono 2.4 milioni di ebrei, invece dei 1.5 milioni stimati da Hilberg, offrendo così agli ebrei un’ampia compensazione per le circa 900.000 “vittime delle camere a gas di Auschwitz” da lui sottratte in precedenza.

Ma David Irving ha fatto i conti senza l’oste. A quanto pare ancora non riesce a capire la mentalità dei suoi persecutori. Contestando la vulgata di Auschwitz ha commesso, dal punto di vista ebraico, il peggiore dei sacrilegi, perché Auschwitz costituisce il cuore della versione ufficiale dell’”Olocausto” sebbene, a detta di Hilberg, essa costituisca meno di un quinto delle “vittime dell’Olocausto”. Gli ebrei non perdoneranno mai a Irving questo sacrilegio. Anche se affermasse all’improvviso che i tedeschi gasarono un milione di ebrei a Majdanek, e due milioni a Chelmno, e tre milioni a Sobibor, e cinque milioni a Belzec, e dieci milioni a Treblinka, e che fucilarono venti milioni di ebrei sul fronte orientale, non servirebbe a nulla: gli ebrei e i loro accoliti continuerebbero a bollarlo come un “negazionista”. Non si sbarazzerà mai di questa etichetta fino a quando il mondo occidentale sarà dominato dagli ebrei.

Un ammonimento a David Irving

Non so quando il libro, lungamente annunciato, di David Irving su Heinrich Himmler verrà pubblicato, ma temo di conoscerne già il succo: Sì, l’Olocausto c’è stato davvero, vennero davvero sterminati milioni di ebrei, ma solo una parte insignificante di essi venne gasata ad Auschwitz. A Treblinka, Sobibor e Belzec ne vennero uccisi 2.4 milioni per mezzo di qualche strumento sconosciuto; in Russia ne vennero fucilati, o uccisi nei camion a gas, tra un milione e due milioni. Di questo crimine Hitler non porta nessuna responsabilità. Esso venne ordinato e organizzato dal Reichsführer SS Heinrich Himmler, che riuscì in qualche modo a nascondere al Führer questo gigantesco sterminio.

Poiché Himmler ha pochi ammiratori persino tra i nazionalsocialisti dichiarati, Irving lo considera ovviamente il capro espiatorio ideale. Voglio avvertire David Irving che il solo effetto di affermazioni del genere sarà quello di distruggere la poca credibilità che ancora ha. Ma il peggio è che esse costituiranno una formidabile calunnia. Heinrich Himmler può essere stato colpevole di molte cose ma nessuno, nemmeno David Irving, ha il diritto di accusarlo di aver ordinato e organizzato un crimine mostruoso che non può aver né ordinato né organizzato per la semplice ragione che non ebbe luogo.

Un consiglio a David Irving

Come altre persone brillanti prima di lui, David Irving è caduto in basso, ma chi è caduto può risollevarsi. Consiglierei a David Irving di ricordarsi del vecchio adagio: “I fatti sono dei tiranni: non tollerano il dissenso”. Speriamo che David Irving abbia il coraggio necessario di affrontare i fatti e di trarne le inevitabili conclusioni. Non ha nessun altro modo per salvare il proprio onore e ripristinare la propria credibilità.

Note:

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://globalfire.tv:80/nj/09en/history/graf_irving01.htm

[2] David Irving, Hitler’s War, Wiking Press, New York, 1977, p. 393.

[3] Robert Faurisson, “A Challenge to David irving”, Journal of Historical Review, Volume 5, 1984.

[4] Fred Leuchter, An Engineering Report on the alleged “Gas Chambers” at Auschwitz, Birkenau, and Majdanek, Poland [Rapporto tecnico sulle presunte “camere a gas” di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia], Samisdat Publishers, Toronto, 1988.

[5] Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust, Free Speech Press, New York, 1994.

[6] Bundesarchiv Koblenz, R 58/871.

[7] Ingrid Weckert, “Massentötungen oder Desinformation?”, Historisches Tatsachen n°24, Verlag für Volkstum und Zeitgeschichtsforschung, Vlotho, 1985. Ingrid Weckert, “Die Gaswagen”, in: Ernst Gauss (editore), Grundlagen zur Zeitgeschicte, Grabert Verlag, Tübinga, 1994.

[8] Pierre Marais, Les camion à gas en question, Polémiques, Parigi, 1994.

[9] England and Wales High Court (Queen’s Bench Division), Decision David Irving v. Penguin Books Limited, Deborah E. Lipstadt, 7.11.

[10] Ibidem, 13.71.

[11] Theses and Dissertation Press, Chicago, 2004.

[12] http://www.fpp.co.uk

[13] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, Thesis and Dissertation Press, Chicago, 2004.

[14] Raul Hilberg, Sonderzüge nach Auschwitz, Dumjahn, Monaco, 1981, p. 177.

[15] Ibidem, p. 181.

[16] NO-5194.

[17] Peter Witte, Stephen Tyas, “A New Document on the Deportation and Murder of the Jews during “Einsatz Reinhardt” 1942”, in : Holocaust and Genocide Studies, n°3, Inverno 2001, pp. 469 e seguenti.

[18] Michael Tregenza, “Das vergessene Lager des Holocaust”, in: I. Wojak, P. Hayes (editori): “Arisierung” im Nationalsozialismus, Volksgemeinschaft, Raub und Gedächtnis, Campus Verlag, Frabcoforte, New York, 2000, p. 253.

[19] Raul Hilberg, Die Vernichtungder europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte, 1997, p. 946.

[20] In: Germar Rudolf (editore), Dissecting the Holocaust [Esaminare l’Olocausto], Theses and Dissertation Press, Chicago, 2003.

[21] S. Romanov, “Why the diesel issue is irrelevant”. www.holocaustcontroversies.blogspot.com

[22] Thomas Dalton, Debating the Holocaust, Theses and Dissertation Press, Chicago, 2009, pp. 110-111.

[23] Friedrich Berg, “The Diesel Gas Chamber – Myth within a Myth”, Journal of Historical Review, Volume 5, 1984.

[24] David Irving, “On History and Historiography”, Journal of Historica Review, Volume 5, 1984.

[25] Jan Karski, Story of a Secret State [Storia di un segreto di stato], Houghton Mifflin Company, Boston, 1944,

[26] Carlo Mattogno, Belzec…, p. 12.

[27] Stefan Szende, The Promise Hitler Kept [La promessa che Hitler ha mantenuto], V. Gollancz, Londra, 1945, pp. 159 e seguenti.

[28] URSS-93, pp. 41 e seguenti.

[29] N. Blumental (editore), Dokumenty imaterialy, vol. 1, Lodz, 1946, pp. 159 e seguenti.

[30] Yuri Suhl, Ed essi si ribellarono. Storia della resistenza ebraica contro il nazismo, Milano, 1969, p. 31.

[31] K. Marczweska, W. Wazniewski, “Treblinka w swietle Akt Delegatury Rzadu RP na Kraji”, in: Biuletyn Glownej Komisji Badania Zbrodni Hitlerowskich w Polsce, Volume XIX, Varsavia, 1968, p. 136 e seguenti.

[32] Ivi, p. 138 e seguenti.

[33] Ivi, pp. 139-145.

[34] Archivi di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-115-9, p. 108.

[35] Wassili Grossman, “Die Hölle von Treblinka”, in: Die Vernichtungslager Majdanek und Treblinka, Stern Verlag, Vienna, 1945, p. 33.

[36] PS-3311.

[37] André Chelain (editore), Faut-il fusiller Henri Roques?, Polémiques, Parigi, 1986.

[38] Yitzhak Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Aktion Reinhardt Death Camps, Indiana University Press, Bloomington e Indianapolis, 1987, pp. 334-335.

[39] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka: Extermination Camp or Transit Camp?, capitolo 4°.

[40] Stanislaw Wojtczak, “Karny oboz pracy Treblinka. I i osrodek zaglady Treblinka II”, in: Biuletyn Glowney Komisji Badania Zbrodni Hitlerrowskich w Polsce, Varsavia, 1975, volume XXVI, pp. 183-185.  

[41] A. Kola, Belzec: The Nazi Camp for Jews in the Light of Archeological Sources – Excavations 1997-1999, The Council for the Protection of Memory and Martyrdom, United States Holocaust Museum, Varsavia e Washington, 2000.

[42] Ivi, p. 65 e seguenti.

[43] Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Ludwisburg 252/59, vol. I, p. 1227.

[44] Carlo Mattogno, Belzec…, p. 91.

[45] http://www.codoh.com/newrevisionistvoices/nrtksgwl.html

[46] Josef Kermisz, Dokumenty i materialy do dziejow okupacji niemieckiej w Polsce, Vol. II: “Akce” i “Wysiedlenia”, Varsavia-Lodz-Cracovia, 1946, p. 32 e seguenti.

[47] Riproduzione del documento in: Tovi Blatt, Sobibor: the Forgotten Revolt, H. E. P., Issaquah, 1998, documento senza pagina.

[48] Archivi di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7445-2-145, p. 80.

[49] Hoover Institute Library and Archives [Biblioteca e Archivi dell’Istituto Hoover], Stanford, “Report on conditions in Poland”, Annex n°7, Box 29.

[50] K. Marczewska, W. Wazniewski, “Treblinka w swietle akt Delegatury…”, p. 137.

[51] Z. Leszczynska, “Transporty wiezniow do obozu na Majdanku”, Zeszyty Majdanka, IV, 1969. p. 189.

[52] Tatiana Berenstein, Adam Rutkowski, “Zydzi w obozie koncentracijnym Majdanek (1941-1944)”, Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego w Polsce, n°58, 1966, p. 16.

[53] Samuel Zylbersztain, “Pamietnik wieznia dziesieciu obozow”, Biuletyn Zydowskiego Instytutu Historycznego w Polsce, n°68, Varsavia, 1968.

[54] Julius Schelvis, Vernichtungslager Sobibor, Metropol Verlag, Berlino, 1998.

[55] Carlo Mattogno, Jürgen Graf, Treblinka…, pp. 259-288.

[56] Terezinska Pametni Kniha, Terezinska Iniciativa, Melantrich, 1955, p. 393.

[57] Raul Hilberg, Die Vernichtung der europäischen Juden, Fischer Taschenbuch Verlag, Francoforte sul Meno, 1997, p. 946.

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09:55 Scritto da: prussian-blue in Articoli di Jurgen Graf | Link permanente | Commenti (0) | Tag: graf, azione reinhardt, ebrei, truffa | |  Facebook |  Stampa

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