22 ottobre 2010

1 LE NUOVE REVISIONI DI FRITJOF MEYER

[Attenzione: il meyer ha VIOLATO l'articolo 130 del codice penale tedesco,come tanti revisionisti che poi sono stati condannati per "riduzionismo" del numero dei morti,

"STRANAMENTE"

il meyer NON è stato perseguitato, processato! STRANO vero?

Neppure SU DENUNCIA di un cittadino tedesco! NULLA!

Ci viene il sospetto che con quel "cognome" può dire ciò che vuole!WaA]

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Aprile 2003
auschwitz-variation-deaths.gifAUSCHWITZ: LE NUOVE REVISIONI DI FRITJOF MEYER


di Carlo Mattogno


Parte 1



1) Gli antefatti


Nel 1993 Jean-Claude Pressac pubblicò il suo secondo studio su Auschwitz [1] che, ancor più del primo, [2 ] portò molta acqua al mulino revisionistico.
Proprio per questo esso fu stroncato recisamente in una lunga recensione da Francziszek Piper, il direttore della sezione storica del Museo di Auschwitz, [3] e ciò costituì una sorta di scomunica solenne da parte della storiografia ufficiale. Il risultato fu che, dopo un effimero entusiasmo iniziale, le lobbies olocaustiche americane ed europee decretarono contro Pressac una sorta di ostracismo che è ancora in atto. Non a caso al processo Irving-Lipstadt, a rappresentare la tesi ufficiale dello sterminio ad Auschwitz fu scelto, come perito di parte, Robert Jan van Pelt, uno studioso decisamente inferiore a Pressac sia nel campo della conoscenza storica, sia, soprattutto, per metodologia e senso critico.


Una colpa essenziale di Pressac era quella di avere involontariamente distrutto con le sue ricerche il fragile impianto argomentativo che i cultori dell'Olocausto avevano faticosamente costruito nel corso di decenni. La storiografia ufficiale riteneva e in parte ritiene ancora che nell'estate del 1941 il comandante di Auschwitz, Rudolf Höss, avesse ricevuto, tramite Himmler, il presunto ordine di sterminio totale degli Ebrei europei da eseguire in tale campo, il quale si sarebbe immediatamente trasformato in un "campo di sterminio", sicché i crematori di Birkenau sarebbero stati progettati e costruiti come strumenti per attuare questo presunto sterminio in massa.
Pressac, invece, ha dimostrato in modo ineccepibile che i suddetti crematori furono progettati e costruiti come normali impianti igienico-sanitari; egli ha poi preteso, sulla base di "indizi criminali" molto discutibili, che, alla fine di novembre del 1942, tali impianti furono trasformati in macchine di sterminio.
Un'altra sua colpa essenziale era l'abbandono almeno nelle intenzioni della testimonianza a favore del documento e, soprattutto, l'accettazione della metodologia tecnica revisionistica.
Nel 1994 terminai con questa conclusione la mia analisi critica del secondo libro di Pressac:
"La dichiarazione di storici francesi sulla politica hitleriana di sterminio del 1979 si chiudeva con il seguente assioma: "Non bisogna domandarsi come, tecnicamente, un tale omicidio in massa sia stato possibile. Esso è stato tecnicamente possibile perché ha avuto luogo. Questo è il punto di partenza obbligato di qualunque ricerca storica su questo argomento".

J.-C. Pressac invece ha voluto studiare tecnicamente la questione dei forni crematori e delle presunte camere a gas omicide di Auschwitz-Birkenau, pur non avendo la minima competenza tecnica per intraprendere tale studio. Tuttavia egli ha dovuto accettare il principio metodologico, propugnato dai revisionisti, secondo il quale, dove esiste discordanza tra le testimonianze e la tecnica, è quest'ultima che deve prevalere e lo ha applicato riducendo il numero dei presunti gasati appunto per ragioni di incompatibilità tecnica con la produzione (da lui artatamente gonfiata) dei forni crematori.

In tal modo egli ha aperto una falla irreparabile nella storiografia olocaustica, perché la tecnica dimostra l'impossibilità materiale di uno sterminio in massa ad Auschwitz-Birkenau.

Se dunque J.-C. Pressac vuole essere coerente con la sua impostazione tecnica, non gli resta che accettare questa conclusione; se non l'accetta, non gli resta che fare marcia indietro e dichiarare, sottoscrivendo l'appello degli storici francesi, che non bisogna chiedersi come sia stato possibile tecnicamente il presunto sterminio". [4]


Di fronte a questo dilemma gli storici olocaustici si sono comportati in modo vario. Alcuni, come Robert Jan van Pelt, hanno fatto marcia indietro e si sono rifugiati nell'oscuro regno delle testimonianze, dove la luce della scienza non può penetrare; [5] altri, come John C. Zimmerman, hanno tentato di stravolgere la scienza e la storia opponendo alle argomentazioni revisionistiche insulse imposture. [6] Qualcuno, invece, ha accettato l'impostazione tecnica revisionistica e in questa direzione ha addirittura sopravanzato Pressac, spazzando via i suoi "indizi criminali" a favore dell'attività omicida delle presunte camere a gas nei crematori di Birkenau.


2) Le revisoni di Fritjof Meyer


Fritjof Meyer, caporedattore di Der Spiegel (Amburgo), ha pubblicato di recente un provocatorio articolo su Auschwitz intitolato "Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde" [7] (Il numero delle vittime di Auschwitz. Nuove conoscenze attraverso nuovi fondi archivistici).
Pur sostenendo la tesi delle gasazioni omicide, Meyer le ridimensiona sia qualitativamente spostando il loro centro di gravità dai crematori ai cosiddetti "Bunker" di Birkenau -, sia quantitativamente riducendo il numero totale delle vittime dall'attuale cifra ufficiale di 1.100.000 [8] e dai 711.000-631.000 di Pressac [9] a 510.000.
Egli infatti afferma:
"Il genocidio effettivamente perpetrato ebbe luogo probabilmente soprattutto nelle due case coloniche ristrutturate al di fuori del campo" [p. 2].
Poiché, a suo avviso, il numero totale dei gasati fu di 356.000 su 510.000 morti [p. 7, 9], è chiaro il presunto sterminio in massa avvenne in pratica soltanto nei " Bunker" di Birkenau.
Meyer tratta nel suo scritto vari temi importanti, tra cui quello, essenziale, dell'irrilevanza dei crematori di Birkenau come strumenti di morte nell'economia del presunto sterminio ad Auschwitz; inoltre il tema del numero dei deportati ad Auschwitz e, naturalmente, quello del numero dei morti.


3) I due fondamenti delle revisioni di Fritjof Meyer


Qui voglio discutere anzitutto i due fondamenti della tesi di Meyer, che egli riassume così:
"Due nuovi documenti sulla capacità dei crematori confermano ora la documentazione esistente sugli internati al campo" [p. 1].
E ancora:
"Ora è stato trovato un documento-chiave che fornisce informazioni sulla capacità dei crematori di Auschwitz-Birkenau. Nello stesso tempo è venuta alla luce una dichiarazione del comandante del campo Höss sulla loro durata di impiego. In connessione con i documenti esistenti, ma che sono rimasti ampiamente trascurati, sugli internati in questo campo, si può calcolare abbastanza esattamente quanti uomini furono uccisi ad Auschwitz. Per anticipare: le vittime del genocidio furono circa mezzo milione " [p. 1].
Di questa "breccia", secondo le parole di Meyer, bisogna ringraziare Robert Jan van Pelt, ma, come vedremo, il ringraziamento è del tutto ingiustificato.
Poiché i due fondamenti della sua tesi riguardano la cremazione, Meyer si occupa della famosa lettera di Bischoff del 28 giugno 1943, nella quale è menzionata una capacità di cremazione di 1.440 cadaveri per ciascuno dei crematori II e III e di 768 per ciascuno dei crematori IV e V " bei 24 stündiger Arbeitseinsatz" (in un impiego lavorativo di 24 ore). [10] Al rigurado egli rileva:
"Con i suoi argomenti Irving non riuscì affatto a documentare i dubbi in questo caso del tutto leciti sull'autenticità del documento; la replica di van Pelt fu più incisiva, ma non assolutamente convincente. L'esperto francese Jean-Claude Pressac già sette anni prima aveva definito la lettera "una menzogna propagandistica interna" delle SS"[pp. 3-4].
Per l'analisi storico-tecnica di questo documento rimando al mio articolo "Schlüsseldokument" eine alternative Interpretation. Zum Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom 28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien. [11]


4) Il primo fondamento della tesi di F. Meyer


Meyer continua così:
"Nel suo rapporto per il processo, van Pelt ora ci ha fornito due informazioni di carattere assolutamente sensazionale. Queste due fonti, unitamente al materiale già esistente, ma scarsamente considerato, permettono di calcolare molto esattamente la cifra totale delle vittime di Auschwitz. Van Pelt ha quasi nascosto questi documenti nel suo libro di 570 pagine, li ha appena interpretati e non li ha neppure addotti al processo. Essi sono in contrasto con la sua perizia, senza però confermare Irving. Van Pelt cita anzitutto un documento finora, per quanto è a mia conoscenza, mai menzionato nella letteratura che mette in dubbio la lettera di Bischoff del 28 giugno 1943 dimezzando le cifre di Bischoff. Nell'archivio della ditta costruttrice di forni crematori Topf & Söhne (ora: Erfurter Malzerei und Speicherbau), ordinatore 241, fu dunque trovata una lettera dell'ingegnere capo Kurt Prüfer, impiegato in lavori di costruzione ad Auschwitz, che è datata 8 settembre 1943; essa fu redatta nove settimane dopo la lettera di Bischoff e dopo l'ultimazione dei crematori, dunque in base ai primi risultati di esercizio. Secondo Prüfer, ciascuno dei crematori I e II cremava 800 corpi al giorno, ciascuno dei crematori più piccoli IV e V 400 corpi, complessivamente 2.400" [p. 4].
In realtà van Pelt si è semplicemente appropriato di una scoperta fatta da Jean-Claude Pressac. Questi, infatti, nel 1995, nel corso di una ricerca negli archivi della ditta EMS/Erfurter Malzerei und Speicherbau, erede della ditta Topf und Söhne, ha trovato un documento che ha riassunto così in un articolo apparso nel 1998:
"La questione del rendimento dei crematori di Auschwitz-Birkenau è risolta da una nota interna di Prüfer dell'8 settembre 1942, intitolata "Reichsführer-SS, Berlin-Lichterfelde-West, Crematorio-Auschwitz. Confidenziale! Segreto!" in cui si indica che i tre forni a due muffole del crematorio I cremarono 250 corpi al giorno, i cinque forni a tre muffole del crematorio II 800 al giorno, 800 al giorno anche quelli del crematorio III, i due forni a quattro muffole del crematorio IV 400 al giorno e 400 al giorno anche quelli del crematorio V (ossia una capacità massima di 2.650 corpi al giorno che non fu mai raggiunta). Questa nota del migliore specialista tedesco dell'epoca in fatto di cremazione mostra che la capacità incineratrice totale - 4.756 corpi al giorno annunciata dalla Bauleitung [12] di Auschwitz il 28 giugno 1943 ai servizi di Berlino è grossolanamente esagerata". [13]
Questo documento "sensazionale" è datato dunque 8 settembre 1942, non 1943, perciò risale ad un periodo in cui i crematori di Birkenau ancora non esistevano, di conseguenza non può essere stato redatto "in base ai primi risultati di esercizio".
Pressac non ha ancora pubblicato questo documento, perciò discuterò il resoconto esposto sopra. Per un approfondimento delle questioni tecniche toccate in quest'articolo rimando alla mia opera in due volumi "I forni crematori di Auschwitz. Studio storico-tecnico con la collaborazione del dott. ing. Franco Deana". [14]
Anzitutto, come ho già detto, l'8 settembre 1942 i crematori di Birkenau ancora non esistevano. Intorno al 23 agosto, nel crematorio di Buchenwald, era entrato in funzione il primo forno a tre muffole (un modello praticamente identico a quelli installati nei crematori II e III di Birkenau), ma nulla dimostra che Prüfer fosse al corrente dei risultati di esercizio di tale impianto. D'altra parte, a Buchenwald, nel periodo dal 23 agosto all'8 settembre, la mortalità media fu di circa 10 decessi al giorno, [15] perciò la cremazione di (800 : 5 forni =) 160 cadaveri al giorno in un forno a 3 muffole non poteva essere in alcun caso un risultato di esercizio del forno, ma soltanto una estrapolazione. Bisogna inoltre considerare che uno dei due forni di Buchenwald era predisposto anche per il riscaldo con nafta, perciò aveva una capacità di cremazione superiore a quella dell'altro, che era riscaldato soltanto con coke, ma non si sa quale dei due sia stato costruito per primo. Si potrebbe dunque ipotizzare una estrapolazione dei risultati di esercizio del forno riscaldato con nafta, ma anche questa ipotesi risulta tecnicamente infondata. Perfino i forni Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt [16] nonostante il riscaldo a nafta di gran lunga più efficiente del riscaldo a coke; nonostante l'eccellente sistema di apporto dell'aria di combustione (ripreso dal forno civile Volckmann-Ludwig), rispetto al quale quello dei forni Topf era grossolanamente primitivo; nonostante l'enorme muffola che consentiva un sistema di cremazione molto efficiente inattuabile nei forni Topf, - per una cremazione, richiedevano mediamente circa 35 minuti, [17] durata corrispondente ad una capacità teorica di cremazione di 41 cadaveri al giorno e 123 cadaveri al giorno in tre forni. Perciò è a fortiori impossibile che un forno a 3 muffole di Birkenau, che aveva una capacità di cremazione necessariamente inferiore - potesse eseguire (160 : 3 =) 53 cremazioni al giorno per muffola e il forno a 8 muffole (400 : 8 muffole =) 50 cremazioni al giorno per muffola.
In conclusione, la nota di Prüfer dell'8 settembre 1942 non contiene dati reali, ma, al più, velleitarie aspettative.
Prüfer credeva realmente di riuscire a costruire un forno crematorio a coke che cremasse un cadavere in meno di mezz'ora? Ne dubito molto, proprio per la sua competenza nel campo della cremazione. Nella sua prima offerta relativa al futuro crematorio II, Prüfer aveva pensato ad un forno a tre muffole (che ancora non esisteva) che cremasse 2 cadaveri alla volta in mezz'ora. [18] Egli meditava evidentemente di realizzare un tipo di forno diverso da quello che fu poi costruito, un tipo di forno che si ispirava agli impianti per cremazioni in massa. Il tipo di forno che fu effettivamente costruito era invece progettato per la cremazione di un solo cadavere alla volta.
Anche la capacità di cremazione attribuita al crematorio I nella nota dell'8 settembre 1942 era enormemente esagerata: Prüfer stesso aveva dichiarato l'anno prima alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen che il forno a 2 muffole modello Auschwitz poteva cremare due cadaveri all'ora, dunque, al massimo, 144 in 24 ore:
"Il nostro signor Prüfer Vi ha già comunicato che nel forno offerto sopra si possono cremare due cadaveri all'ora". [19]
Prüfer dunque attribuiva indebitamente ai forni a 2 muffole di Auschwitz le prestazioni del forno di Gusen, che, grazie alla particolare struttura della griglia e ad un efficiente impianto di tiraggio aspirato, secondo la lettera della Topf alla SS-Neubauleitung del KL Mauthausen del 9 luglio 1941, poteva cremare "30-36 cadaveri in circa 10 ore [20]". [21]
Perfino la resistenza del campo, che ha sempre menzionato cifre iperboliche in relazione al presunto sterminio ad Auschwitz, per il crematorio I si era accontenata di una capacità di cremazione di 200 cadaveri al giorno. [22]
Nella lettera di Bischoff al KL Stutthof del 10 luglio 1942 nella quale si dice che cinque forni a tre muffole (del futuro crematorio II) erano previsti per 30.000 detenuti -, Prüfer aveva già rinunciato all'idea della cremazione di due cadaveri in una muffola, ma, per meri termini contrattuali, non poteva rinunciare ufficialmente anche alla velleitaria durata di 30 minuti per una cremazione, sicché Bischoff riferisce che "secondo indicazioni della ditta Topf & Söhne di Erfurt una cremazione dura circa mezz'ora". Alla fine, le esperienze pratiche conseguite con questi forni smentirono clamorosamente le velleitarie previsioni di Prüfer, il quale, dopo la guerra, dichiarò che i forni del crematorio II (e dunque del crematorio speculare III) potevano cremare un solo cadavere per muffola per ora, ossia, in teoria, 360 in 24 ore.
Mi riferisco agli interrogatori dell'ing. Prüfer da parte di inquirenti sovietici dello SMERSH (il controspionaggio sovietico) tra il 1946 e il 1948. I verbali, pubblicati parzialmente per primo da Gerald Fleming, [23] che li aveva resi irreperibili adducendo un riferimento d'archivio errato, dopo anni di ricerche sono stati di recente ritrovati da Jürgen Graf e da me. Jürgen Graf li ha poi tradotti e studiati nel loro complesso. [24]
Nell'interrogatorio di K. Prüfer del 5 marzo 1946 si legge:
"Domanda: Quanti cadaveri si potevano cremare ad Auschwitz in un crematorio?
Risposta: In un crematorio, che aveva cinque forni o quindici muffole, in un'ora si potevano cremare quindici cadaveri". [25]
15 cadaveri all'ora in 15 muffole corrisponde ad un cadavere all'ora in una muffola. Da ciò si desume che la capacità di cremazione teorica del crematorio IV (e dunque del crematorio speculare V) era di 192 cadaveri in 24 ore, in pratica, la metà di quella ipotizzata da Prüfer nel settembre 1942.
K. Prüfer confermava pienamente ciò che il suo collega ing. Karl Schulze aveva dichiarato il giorno prima:
"In due crematori c'erano cinque forni ciascuno e in ogni forno venivano introdotti tre cadaveri alla volta [uno in ciascuna delle tre muffole], cioè in un forno c'erano tre aperture (muffole). In un'ora in un crematorio con cinque forni [e quindici muffole] si potevano cremare quindici cadaveri". [26]
Nel corso dell'interrogatorio del 19 marzo 1946 K.Prüfer dichiarò che, in sua presenza, erano stati introdotti due cadaveri in una muffola invece di uno, ma "i forni del crematorio non sostennero un tale carico". [27]
Dunque la cremazione contemporanea di 2 cadaveri in una muffola era impossibile. Mi riferisco ovviamente ad una cremazione economicamente vantaggiosa, che cioè non avesse danneggiato le muffole e non avesse raddoppiato la durata del processo e il consumo di coke.
En passant, la lettera di Bischoff al KL Stutthof del 10 luglio 1942 basta da sola ad infirmare la tesi dell'impiego a scopo criminale dei crematori di Birkenau. Da essa risulta infatti un rapporto muffole-detenuti di 1:2.000. Le 46 muffole di Birkenau erano dunque progettate per 92.000 detenuti, ma, secondo i piani finali delle SS, il campo di Birkenau avrebbe dovuto contenere 140.000 detenuti, [28] e ciò avrebbe richiesto 70 muffole. In pratica, il numero delle muffole di Birkenau era addirittura inadeguato rispetto ai progetti di ampliamento del campo, ma allora come avrebbero potuto far fronte anche ad uno sterminio in massa?
Meyer si lancia poi in calcoli piuttosto azzardati: egli afferma che la durata di una cremazione era di "un'ora e mezza" [p. 4], che negli anni Trenta valeva per i forni riscaldati con coke dei crematori civili, ma non per i forni di Birkenau, che, come abbiamo visto, per una cremazione, richiedevano mediamente un'ora. Questa durata è pienamente confermata da vari dati sperimentali che ho riportato nel mio studio sulla cremazione citato sopra. [29]
Sulla base di tale ipotesi, Meyer calcola che, con un funzionamento ipotetico di 24 ore, ogni forno avrebbe potuto cremare [1.440 minuti : 90 minuti =] 16 cadaveri al giorno, dunque i 15 forni dei crematori II/III [16 x 15 muffole =] 240 cadaveri al giorno. Assumendo poi un carico di tre cadaveri per muffola, dunque di 48 al giorno, la capacità di cremazione dei crematori II/III sarebbe stata di (48 x 15 =) 720 cadaveri al giorno, quella dei crematori IV/V di (48 x 8 muffole =) 384 cadaveri al giorno.
In realtà questa seconda ipotesi la cremazione contemporanea di tre cadaveri in una muffola è contraria sia alla tecnologia dell'epoca [30] sia, come abbiamo visto, alle dichiarazioni di Prüfer stesso.


5) Il secondo fondamento della tesi di F. Meyer


Il secondo fondamento della tesi di Fritjof Meyer è una presunta affermazione di Rudolf Höss che egli presenta così:
"Van Pelt fornisce inoltre una seconda sorprendente informazione pubblicando una dichiarazione di Höss nell'interrogatorio incrociato davanti al tribunale di Cracovia nel 1947: "Dopo otto o dieci ore di funzionamento i crematori non potevano essere utilizzati ulteriormente. Era impossibile mantenerli in funzionamento continuativo". Assumendo il valore medio risultante da quest'affermazione, cioè nove ore di funzionamento al giorno, [31] risultano, con tre corpi per muffola, risultano 18 cremazioni al giorno [per muffola], dunque nei crematori I/II 270 ciascuno, complessivamente 540; nei crematori IV/V 140 ciascuno, in tutto 288, dunque, in totale, 828 al giorno" [p. 5].
Questa presunta dichiarazione di Rudolf Höss è indubbiamente frutto di una incomprensione o di un errore di traduzione, perché all'udienza dell'11 marzo 1947, l'ex comandante di Auschwitz, rispondendo ad una domanda sulla capacità di cremazione dei crematori, dichiarò peraltro in modo alquanto fantasioso - che i crematori II e III, "nell'arco di 24 ore" (na przestrzeni 24 godzin) potevano cremare "non più di 2.000 persone [sic] ciascuno". [32]
Dal punto di vista tecnico, la presunta dichiarazione di Rudolf Höss è del tutto infondata. Il forno Topf a 2 muffole riscaldato con coke del crematorio di Gusen dal 31 ottobre al 12 novembre 1941 cremò 677 cadaveri e il forno funzionò mediamente per circa 18 ore al giorno. I limiti di impiego dei forni di Birkenau dipendevano dalla necessità della pulizia delle griglie dei focolari: la rimozione delle scorie [33] del coke doveva essere effettuata a forno spento e comportava un arresto del funzionamento dei forni (tra disattivazione, pulizia e riattivazione) di circa 4 ore. Perciò come durata massima del funzionamento continuativo si possono assumere mediamente 20 ore, [34] corrispondenti ad una capacità di cremazione di 300 cadaveri per il crematorio II/III e di 160 per il crematorio IV/V.

Parte 2

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15:26 Scritto da: prussian-blue in fritjof meyer | Link permanente | Commenti (2) | Tag: fritjof meyer, mattogno, auschwitz | |  Facebook |  Stampa

Commenti

Sempre per le mie esigenze di polemica ambientale desidererei sapere quali sono gli errori del rapporto Leucther (o come si scrive) e l'elenco esauriente quali degli autori olocaustici "scentifici" successivi a van pelt. Saluti

Scritto da: luigi | 25 ottobre 2010

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Parte delle critiche a Leuchter qui: http://auschwitz.myblog.it/archive/2009/08/27/carlo-mattogno-demolisce-le-insulse-citiche-al-rapporto-leuc.html

Dopo van pelt il nulla.Anche se bisogna tener presente che tale soggetto ha copiato pari pari Pressac,aggiungendo di suo solo un preteso "indizio" criminale.Praticamente è un team internazionale che tenta di screditare la ricerca e gi risultati di Carlo Mattogno.
Credo che l'unica cosa sana che abbia detto sia questa: di quello che "sappiamo" (di olocau$to) abbiamo l' 1% di prove...una ammissione che dovrebbe ridurre al silenzio chiunque...ma così non è!

Scritto da: WaA | 26 ottobre 2010

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