31 gennaio 2011
094) LA NEOLINGUA DELL'OLOCAUSTO
di Gian Luca Freda
In occasione della Santissima Festività del Paralume a Gas (1) , ho pensato di proporre alla vostra attenzione questo filmato, in cui lo storico revisionista americano Michael A. Hoffman spiega al colto e all’inclita come la narrazione mitica del cosiddetto olocausto ebraico si regga ormai in piedi solo grazie alla repressione penale (2) delle opinioni storiche divergenti e – soprattutto – grazie alla subdola terminologia da cui è descritto e sorretto. Tale terminologia, come più volte si è fatto rilevare, contiene tutto ciò che serve alla permanenza in vita di questa favola:
una definizione (“olocausto”) che dà per scontata la dimensione inarrivabile (che sarebbe tutta da dimostrare) di una delle tante stragi della II Guerra Mondiale, probabilmente non una delle più rilevanti, e che proietta tale strage in una dimensione religiosa e metafisica;
un’etichetta (“negazionista dell’olocausto”) che colpisce come uno schiaffo tutti coloro che vorrebbero riportare questa mitologia alla dimensione della ricerca storica, separando la realtà (poca) dalle fandonie (molte); e
una serie di altre etichette (“negazionismo”, "istigazione all'odio", ecc.) che si occupano di zittire e – possibilmente – accompagnare nelle galere d’Europa tutti gli studiosi che osano pretendere di sottoporre anche questo non rilevantissimo evento della storia europea all’analisi dei fatti e delle prove, come prescritto dalle norme della ricerca scientifica in qualsivoglia campo dello scibile.
Il video che vi propongo è visibile su YouTube a questo indirizzo in buona parte dei paesi del mondo. Non è invece visibile in molti paesi europei, tra cui Germania e Italia. Se cliccate sul link sopra indicato, vi troverete di fronte una faccina rossa e un po’ imbarazzata (per la vergogna?) che avverte: “This video is not available in your country”. Per poter visionare e scaricare (nonché sottotitolare) il video, ho dovuto accedere a internet tramite un server proxy, che “maschera” il mio indirizzo IP italiano e mi consente di accedere ad informazioni che altrimenti, a noi italiani, sarebbero indisponibili, come la faccina rossa disinvoltamente ci spiega. Ho dovuto caricare il video su un sito di videohosting alternativo a YouTube, sperando che mantenga un basso profilo e rimanga online per un po’ di tempo (ma non ci conto). Il giorno in cui verranno ancora a spaccarmi gli zebedei con la storia delle censure sull’informazione che si praticano in paesi come Iran e Cina, governati da demoniache dittature liberticide, farò umilmente notare che, in Cina e in Iran, questo video è disponibile a chiunque abbia voglia di visionarlo, anche se non è in grado di connettersi tramite un server proxy.
Mi sono chiesto: perché YouTube e coloro che ne tirano le fila hanno deciso che proprio questo video non doveva essere visto dagli europei? Voglio dire: non è che su YouTube vi sia difetto di filmati in cui si dà conto del punto di vista revisionista. Vi si trovano conferenze di Faurisson, interviste a Fred Leuchter, colloqui con David Irving, interventi di Norman Finkelstein, una quantità di filmati dello stesso Michael Hoffman, più un sacco di altro materiale sullo stesso argomento. Inoltre, questo video di Hoffman, trattando della “neolingua” utilizzata per sostenere la mitologia olocaustica, non dice nulla che non sia già stato detto e dibattuto in infinite occasioni sul web (anche se lo dice benissimo e con la giusta dose di accesa indignazione, che non guasta mai). Allora perché rendere irreperibile agli europei proprio questo video?
Dopo attenta riflessione, la risposta più sensata ed articolata cui sono razionalmente pervenuto è: vattelapesca.
Prima di pervenire a tale illuminante conclusione, ho preso però in considerazione diverse altre ipotesi, che sottopongo comunque alla vostra attenzione, nella speranza che persone più perspicaci del sottoscritto possano utilizzarle come punto di partenza per sciogliere il bandolo della matassa.
1) La mitologia dell’olocausto è ormai un tale colabrodo di asserzioni improbabili, inverosimili e storicamente non verificabili che i tutori della religione sterminazionista si scagliano con furia cieca e assolutamente a casaccio contro ogni nuovo intervento che possa ulteriormente indebolirla, a prescindere dall'incisività e dal valore probante delle nuove argomentazioni;
2) L’utilizzo della “neolingua” come strumento di difesa integrato nella narrazione mitologica stessa è il grande segreto della permanenza e del successo in Europa del culto del Paralume a Gas. Chiunque provi a rivelare questo segreto e a diffonderlo presso il grande pubblico, se individuato, verrà immediatamente messo a tacere con tutti i mezzi che la celebre libertà d’informazione dei moderni stati democratici offre ai cultori dell’indagine accademica e del metodo scientifico;
3) Nel filmato, Hoffman dà vita a qualcosa che somiglia molto ad un dibattito accademico, sia pure a distanza. Prende un articolo sul revisionismo scritto da un professore dell’università dell’Illinois (che dovrebbe essere un “liberal”; figuriamoci se fosse stato un ideologo integralista !) e lo contesta in modo argomentato e pacato, sia pure non riuscendo, in alcuni momenti, a nascondere la propria indignazione. Questo non lo doveva fare. Nell’immaginario europeo, i revisionisti (anzi: “negazionisti”, come richiede l’etichetta di prammatica) sono energumeni con la svastica tatuata sul cranio pelato e il braccio destro perennemente stirato nel “Sieg Heil”. E così devono rimanere.
Guai a rivelare al mondo che il revisionista medio (anzi, direi il revisionista tout court) non è altro che un mite storiografo, il quale vorrebbe solo fare un po’ di luce su avvenimenti che conosciamo, fino ad oggi, solo attraverso il filtro della propaganda pre e postbellica.
Guai a chi osa portare il dibattito sull’olocausto nelle accademie, sottraendolo alla dimensione del sacro per ricondurlo nel campo dell’indagine empirica.
Guai a chi tenta di aprire un canale di comunicazione, per quanto precario, tra la storiografia ufficiale e quella revisionista.
Non è certo un caso che siano proprio gli storici, i tecnici, gli eruditi, gli esperti, i professionisti, i ricercatori a finire in galera, a centinaia, in tutta Europa per i reati di “istigazione all’odio” e “negazionismo” ogni volta che osano indagare su questo campo off-limits dello scibile.
Gli energumeni con la svastica sul cranio hanno vita assai più tranquilla. Essi sono gli indemoniati, che la chiesa olocaustica può additare al pubblico ludibrio e di tanto in tanto esorcizzare, rafforzando così la propria immagine e il valore dei propri dogmi presso la grande platea dei fedeli. Gli idioti tornano sempre utili.
Sono gli studiosi – soprattutto se visibilmente inoffensivi – ad essere pericolosi e a dover essere prontamente neutralizzati.
Buona visione e buona Festa del Paralume a tutti.(Fonte)
Giovedì 27 Gennaio 2011
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1) Per capire il riferimento ai "paralumi" cliccare su questo Link.
2)Per avere una abbondantissima informazione sulla repressione,della libertà di ricerca e di espressione ,cui sono sottoposti i ricercatori storici del preteso olocau$to ebraico ,si clicchi QUI
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In verde testi di Olotruffa. Le foto non sono pertinenti col testo. Colore, foto, evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.WaA
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12:20 Scritto da: prussian-blue in Articoli di Michael Hoffman, Bla$femia Olocau$tiane$imo, Gianluca Freda, repre$$ione revisionismo, Verità politicamente scorrette | Link permanente | Commenti (0) | Tag: gian luca freda, michael a. hoffman, repressione libertà espressione |
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