05 marzo 2011
126) Il Mito della Giustizia di Norimberga
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“Questo tribunale rappresenta una continuazione degli sforzi di guerra delle nazioni alleate”. Fonte: Robert H. Jackson, procuratore generale degli Uniti,dichiarazione alla seduta del 26 luglio 1946 del Tribunale Militare Internazionale di Norimberga. L’8 agosto 1945 i dirigenti americani, inglesi, francesi e russi si riunirono a Londra per mettere a punto “l’azione giudiziaria e le condanne contro i grandi criminali di guerra delle potenze europee appartenenti all’Asse” creando un “Tribunale Militare Internazionale” (articolo I, a). I crimini erano definiti al Titolo II, articolo 6. 1. “Crimini contro la pace”, concernenti coloro che erano responsabili dello scatenamento della guerra. 2. “Crimini di guerra”, per la violazione delle leggi e dei costumi di guerra. 3. “Crimini contro l’umanità”, vale a dire, essenzialmente, contro le popolazioni civili. Questa definizione dà già adito a qualche osservazione: a) - Non si trattava di un tribunale internazionale, dal momento che era costituito soltanto dai vincitori e che, di conseguenza, avrebbe considerato solo i crimini commessi dai vinti... Il procuratore generale degli Stati Uniti, Robert H. Jackson, che presiedette l’udienza del 26 luglio 1946, riconobbe: “Gli alleati si trovano ancora in stato di guerra con la Germania da un punto di vista tecnico. In quanto tribunale militare, questo tribunale rappresenta una continuazione degli sforzi bellici delle nazioni alleate”. b) - Si trattava, dunque, di un tribunale d’eccezione, che rappresentava l’ultimo atto di guerra, escludendo, per suo stesso principio, tutte le responsabilità dei vincitori, in primo luogo nello scatenamento del conflitto. Si escludeva a priori ogni richiamo su chi ne fosse stato la causa primaria: a Norimberga non si pose la questione di sapere se il trattato di Versailles, con tutte le sue conseguenze, in particolare con la moltiplicazione dei fallimenti e soprattutto con la disoccupazione, non avesse permesso l’ascesa di un Hitler, grazie al consenso della maggioranza del popolo tedesco. Per esempio (la sola legge del più forte facendo già figura di “diritto”), imponendo alla Germania sconfitta del 1918 di pagare, a titolo di risarcimento, 132 miliardi di marchi-oro (l’equivalente di 165 miliardi di franchi-oro), mentre il patrimonio nazionale del paese stesso era valutato in 260 miliardi di marchi-oro. L’economia tedesca ne fu rovinata e il popolo tedesco fu ridotto alla disperazione dalla crisi, dal crollo della moneta e soprattutto dalla disoccupazione, che permisero la salita al potere di Hitler e gli diedero gli argomenti più facili per sostenere la sua più importante parola d’ordine: annullare il trattato di Versailles con il relativo strascico di miserie e di umiliazioni. La dimostrazione più convincente di ciò è fornita dalla crescita della disoccupazione parallelamente al successo del Partito nazionalsocialista nelle varie elezioni: Dal 1924 al 1930 Voti ottenuti % Seggi Disoccupati 4 giugno 1924 1.918.000 6,6 32 320.711 7 dicembre 1924 908.000 3,0 14 282.645 20 maggio 1928 810.000 2,6 12 269.443 Dal 1930 al 1933 14 aprile 1930 6.407.000 18,3 107 1.061.570 31 luglio 1932 13.799.000 37,3 230 5.392.248 6 novembre 1932 11.737.000 33,1 196 5.355.428 5 marzo 1933 17.265.000 43,7 288 5.598.855 Dopo che Hitler ebbe ottenuto, con i suoi alleati politici, la maggioranza assoluta al Reichstag, fu decisivo l’aiuto al riarmo della Germania, da parte degli uomini del dollaro, della sterlina e del franco. Non solo la Cassa centrale di propaganda del partito di Hitler fu alimentata dalla banca tedesca Schreider, ma il riarmo stesso della Germania fu largamente finanziato dai grandi trusts americani, inglesi e francesi. Fu il caso del consorzio chimico americano Dupont de Nemours e dell’inglese Imperial Chemicals Industry, che sovvenzionarono l’IG Farben, con la quale si divisero il mercato mondiale della polvere da sparo, e quello della banca Dillon di New York, che sovvenzionò la Vereinigte Stahlwerke, cartello tedesco dell’acciaio. Altre imprese furono sovvenzionate da Morgan o Rockfeller, ecc.Così la sterlina e il dollaro parteciparono al complotto che portò Hitler al potere( qui il comunista Garudy avrebbe fatto bene a dare maggiori informazioni e riferimenti.,che NON da. In aggiunta non dice di "joint-venture" estere con ditte tedesche,che è pratica NORMALE nel sistema finanziario capitalistico.In sintesi sembrano solo finanziamenti a fondo perduto per sostenere il riarmo tedesco.Non facendo questo il Garudy si salva il culo di comunista anticapitalista.waa).Per quanto riguarda la Francia, il ministro dell’economia nazionale, a un’interrogazione del senatore Paul Laffont sulla quantità di minerali di ferro esportati in Germania dopo il 1934, rispose così: “La quantità di minerale di ferro (N. 204 del tariffario doganale) esportata in Germania nel corso degli anni 1934, 1935, 1936 e 1937 è elencata nella seguente tabella: Anno Quantità . 1934 17.060.916 1935 58.616.111 1936 77.931.756 1937 71.329.234 Fonte: « Journal Officiel », 26 marzo 1938 Ma né i dirigenti dei gruppi Dupont de Nemours, Dillon, Morgan e Rockfeller, né Francois de Wendel furono interrogati a Norimberga sui “crimini contro la pace”. Nota: Gli Stati Uniti produssero circa 135.000 tonnellate di agenti chimici tossici durante il conflitto, la Germania 70.000 tonnellate, il Regno Unito 40.000 tonnellate e il Giappone 7.500 tonnellate. Si citano spesso le imprecazioni di Hitler e dei principali dirigenti nazisti contro i comunisti e gli ebrei.In particolare il capitolo XV del secondo volume di Mein Kampf, in cui Hitler ricorda il passato: quello dell’impiego militare del gas avviato dagli inglesi durante la prima guerra mondiale. Il capitolo è intitolato Il diritto alla legittima difesa: ”Se all’inizio e durante il conflitto si fossero uccisi con i gas dodici o quindimila di quei giudei distruttori del popolo, come rimasero uccisi dai gas sui campi di battaglia centinaia di migliaia di tedeschi di tutte le classi, non sarebbero morte invano milioni di persone. Ammazzando dodicimila criminali finchè si era in tempo avrebbero guadagnato la vita un milione di preziosi tedeschi”. In un discorso al Reichstag del 30 gennaio 1939 egli disse anche: ”Se i circoli giudaici della finanza, all’interno e all’esterno dell’Europa riusciranno a precipitare un’altra volta i popoli in un guerra mondiale, il risultato non sarà la bolscevizzazione della terra come corollario della vittoria dell’ebraismo, ma l’annientamento (Vernichtung) della razza ebraica in Europa [...]. Perchè l’epoca in cui i popoli non giudaici si consegnavano inermi alla propaganda si è conclusa. La Germania nazionalsocialista e l’Italia fascista hanno ormai le istituzioni che permettono, ogni volta che è necessario, di illuminare il mondo sugli annessi e connessi di una questione che numerosi popoli avvertono istintivamente, senza potersela spiegare scientificamente.Gli ebrei possono continuare la loro campagna di logoramento in alcuni Stati, protetti come sono dal monopolio che esercitano nella stampa, nel cinema, nella propaganda radiofonica, nei teatri, nella letteratura e così via. Pertanto, se questo popolo dovrà riuscire, ancora una volta, a precipitare milioni di uomini in un conflitto totalmente assurdo per loro, per quanto possa essere vantaggioso per gli interessi dei giudei, allora si manifesterebbe l’efficacia di un lavoro di spiegazione che ha permesso in pochi anni, nella sola Germania, di abbattere completamente (restlos erlegen) il giudaismo”. Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., XXXI, p. 65 Il 30 gennaio 1941 Hitler dichiarò all’insieme degli ebrei d’Europa che essi “avrebbero finito di fare la loro parte, in caso di guerra generalizzata”. Poi, in un discorso del 30 gennaio 1942, egli avrebbe dichiarato che dalla guerra sarebbe risultato “l’annientamento del giudaismo in Europa”Il testamento politico di Hitler, pubblicato dal Tribunale Militare Internazionale, abbonda in questo senso. Vi si legge in modo specifico: ”Non ho lasciato sussistere alcun dubbio sul fatto che, se questi complottatori internazionali del mondo del denaro e della finanza ricominciano a trattare i popoli d’Europa come pacchetti di azioni, questo popolo, che è il vero responsabile dell’attuale conflitto micidiale, dovrà renderne conto: i giudei! (Das Judentum!)”Non ho lasciato nessuno nell’incertezza della sorte che aspetta coloro a causa dei quali milioni di bambini dei popoli ariani d’Europa dovrebbero morire di fame, milioni di uomini adulti dovrebbero perire e centinaia di migliaia di donne e bambini brucerebbero e soccomberebbero nei bombardamenti delle loro città. Anche se ciò dovesse avvenire con sistemi più umani, il colpevole dovrà espiare la sua colpa”. Hitler parla di distruggere una “influenza”; Himmler parla direttamente di eliminare degli individui. Ecco ciò che disse in un discorso ai comandanti delle forze navali a Weimar il 16 dicembre 1943: ”Quando, non importa dove, sono stato obbligato a dare, in un villaggio, l’ordine di marciare contro dei partigiani e contro dei commissari ebraici, allora ho disposto di fare uccidere anche le donne e i bambini di questi partigiani e di questi commissari”. Più tardi, parlando davanti ad alcuni generali il 5 maggio 1944, a Sonthofen, aggiunse: ”In questo conflitto con l’Asia dobbiamo prendere l’abitudine di dimenticare le regole del gioco e i costumi in uso nelle passate guerre europee, per quanto essi ci siano diventati cari e si adattino meglio alla nostra mentalità”. Questa ferocia, sfortunatamente, non era appannaggio di un solo campo.Il 4 settembre 1940 Hitler dichiarò allo Sportpalast:” Se l’aviazione inglese getta tre o quattromila chili di bombe, noi ne getteremo cento, centocinquanta, duecento, trecento, quattrocentomila chili e più ancora in una sola notte”. Si tratta di una folle esagerazione delle possibilità di bombardamento strategico della Luftwaffe, ma essa mostra quale grado di odio contro i popoli si raggiunse nei due campi. In risposta, Clifton Fadiman, editore del settimanale “New Yorker” e figura di spicco del Writers War Board, agenzia letteraria semi-ufficiale del governo, domandò nel 1942 agli scrittori “di suscitare un ardente odio contro tutti i tedeschi e non solo contro i dirigenti nazisti”.Poichè questa sortita aveva sollevato delle proteste, Fadiman proseguì: “Il solo modo di farsi capire dai tedeschi è ucciderli. E anche così non credo che capiranno”.Nell’aprile dello stesso anno, facendo l’elogio di un libro di De Sales, The making of tomorrow (Preparando il domani), egli sviluppò il suo concetto razzista e scrisse:”L’attuale aggressione nazista non è l’opera di un gruppo di gangsters ma piuttosto l’espressione finale dei più profondi istinti del popolo tedesco.Hitler è l’incarnazione di forze più grandi di lui. L’eresia che predica è vecchia di duemila anni. In che cosa consiste questa eresia? Né più né meno nella ribellione contro la civiltà occidentale che comincia con Arminio [...] le dimensioni di questa guerra appaiono allora con grande chiarezza”.Egli approvava il suggerimento di Hemingway: “L’unica soluzione finale (the only ultimate settlement) sarà quella di sterilizzare i nazisti, nel senso chirurgico del termine”. E ridicolizzava Dorothy Thomson che faceva una distinzione tra i nazisti e gli altri tedeschi.Non si trattò di un’opinione isolata. Dopo il discorso di Hitler allo Sportpalast il “Daily Herald” di Londra pubblicò un articolo del reverendo C.W. Wipp che dichiarava: ”La parola d’ordine deve essere: -Spazzarli via-, e perciò concentrare la nostra scienza nella scoperta di nuovi e più terrificanti esplosivi [...]. Un ministro del Vangelo forse non dovrebbe lasciarsi andare a simili sentimenti, ma io dico francamente che, se potessi, cancellerei la Germania dalla carta geografica. é una razza diabolica che è stata la maledizione dell’Europa durante i secoli”. Fortunatamente, in Inghilterra, si levarono delle proteste contro tali aberrazioni, perchè la popolazione, come quella tedesca con la sua grande cultura, non poteva essere confusa con dirigenti sanguinari, fomentatori di odio e di morte.Nel gennaio 1934 il dirigente sionista Vladimir Ze’ev Jabotinskij dichiarò al giornale ebraico “Natsha Retsch”: ”I nostri interessi ebraici esigono l’annientamento definitivo della Germania; il popolo tedesco, nella sua totalità, rappresenta un pericolo per noi”. Quanto a Churchill, egli confidò a Paul Reynaud il 16 maggio 1940: “Affameremo la Germania. Demoliremo le sue città. Bruceremo i suoi raccolti e le sue foreste”. Fonte: Paul Baudouin, Neuf mois au gouvernement, Parigi, La Table Ronde, 1948, p. 57 Nel 1942 il ministro britannico Lord Vansittart, vero apostolo dell’odio, allo scopo di giustificare il terrore provocato dai bombardamenti inglesi, disse: “Gli unici bravi tedeschi sono i tedeschi morti; dunque che piovano le bombe!”.Nel luglio del 1944 Churchill inviò al suo capo di stato maggiore, generale Hastings Imay, un memorandum di quattro pagine, in cui propose il seguente progetto:”Voglio che riflettiate molto seriamente sulla questione dei gas asfissianti [...].é assurdo, in questo affare, tenere in conto la moralità, dal momento che tutti li hanno utilizzati durante l’ultima guerra, senza che ci fossero proteste da parte dei moralisti e della Chiesa. D’altra parte, allora i bombardamenti di città aperte erano considerati vietati; oggi tutti li praticano come una cosa che va da sé. Si tratta solo di una moda, paragonabile al mutamento della lunghezza delle gonne [...].Voglio che si esamini freddamente quanto converrebbe utilizzare dei gas asfissianti [...] non bisogna farsi legare le mani da sciocchi principi [...].Potremmo inondare le città della Ruhr, così come altre città tedesche, in modo che la maggioranza della popolazione abbia bisogno di costanti cure mediche [...]. Forse bisognerà attendere qualche settimana o anche qualche mese prima che io vi chieda d’inondare la Germania con i gas asfissianti e, se lo faremo, facciamolo in modo completo. Nel frattempo, vorrei che la questione fosse esaminata freddamente da persone sensate e non da persone travestite da cantori di salmi, guastafeste come se ne trovano qua e là”. Fonte: “American heritage”, agosto-settembre 1985 Né Churchill, né Stalin, né Truman presero posto al banco dei criminali di guerra. Non più, d’altra parte, di quanto furono chiamati in causa gli autori dei più ignobili appelli al crimine. Citeremo solo due esempi, tra i più deliranti: l’appello a un “genocidio”, questa volta nel vero senso della parola, lanciato nel 1941 con il libro dell’ebreo americano Theodor N. Kaufman, Germany must perish (La Germania deve morire) la cui tesi principale è la seguente: “I tedeschi (quali che siano: antinazisti, comunisti o anche filosemiti) non meritano di vivere. Di conseguenza dopo la guerra si mobiliteranno 20.000 medici perchè ognuno sterilizzi 25 tedeschi al giorno, di modo che in tre mesi non ci sarà un solo tedesco capace di riprodursi e in 60 anni la razza tedesca sarà totalmente eliminata”. Si trattò di una bravata (che strano che il comunista Garudy trovi questo progetto "una bravata"! )che alimentò l’antisemitismo: Hitler fece leggere dei brani di questo libro da tutte la stazioni radio. In secondo luogo, Ilja Erenburg (un ebreo comunista)nel suo Appello all’Armata Rossa, pubblicato nell’ottobre 1944, scrisse: ”Uccidete! Uccidete! Tra i tedeschi non ci sono innocenti, né tra i vivi, né tra chi deve nascere! Eseguite le istruzioni del compagno Stalin schiacciando per sempre la bestia fascista nella sua tana. Spezzate con la violenza l’orgoglio delle donne germaniche. Prendetele come legittimo bottino. Uccidete, uccidete, valorosi soldati dell’Armata Rossa, nel vostro irresistibile assalto” (citato dall’ammiraglio Doenitz, Dix ans et 20 jours, pp. 343-344). Costoro non figurarono tra gli accusati di Norimberga, non più dei capi di Stato che li avevano protetti. Né vi figurarono i responsabili anglo-americani del bombardamento su Dresda che fece 200.000 vittime civili e senza alcun interesse militare, giacchè l’esercito sovietico aveva oltrepassato quell’obiettivo.Né vi prese posto Truman, colpevole dell’apocalisse atomica di Hiroshima e di Nagasaki che provocò 300.000 vittime civili, anche in questo caso senza necessità militare, perchè la resa del Giappone era già stata decisa dall’imperatore.Non toccò nemmeno a Berija e a Stalin, che scaricarono sulle spalle dei tedeschi il massacro di migliaia di ufficiali polacchi a Katyn. Questa procedura derivò dagli stessi principi (o meglio dalla stessa assenza di principi) alla base della scelta degli accusati solo tra i vinti.Lo statuto del Tribunale di Norimberga fu così definito: • Articolo 19: Il tribunale non sarà legato dalle regole tecniche relative all’amministrazione delle prove. Esso adotterà e applicherà, per quanto possibile, una procedura rapida e non formale e ammetterà ogni metodo che riterrà dotato di valore probante. • Articolo 21: Il tribunale non esigerà che siano prodotte le prove riguardanti fatti di notorietà pubblica, ma le riterrà acquisite. Allo stesso modo riterrà prove autentiche i documenti e i rapporti ufficiali dei governi degli alleati. Tale è il mostro giuridico, le cui decisioni devono essere canonizzate con i criteri di un’intoccabile verità storica, secondo la legge Gayssot-Fabius del 13 luglio 1990.Questo testo inserisce infatti nella legge sulla libertà di stampa del 1981 un articolo, il 24 bis, che dice: “Saranno puniti con le pene previste dal sesto comma dell’articolo 24 coloro che avranno contestato, con uno dei mezzi elencati all’articolo 23, l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità così come sono definiti dall’articolo 6 dello statuto del Tribunale Militare Internazionale allegato all’accordo di Londra dell’8 agosto 1945 e che siano stati commessi sia dai membri di una organizzazione dichiarata fuorilegge in base all’articolo 9 del detto statuto, sia da un individuo riconosciuto colpevole di tali crimini da un tribunale francese o internazionale. Il tribunale potrà inoltre ordinare: 1 - L’applicazione della sua decisione nelle condizioni previste dall’articolo 51 del Codice penale; 2 - La pubblicazione di questa o di un comunicato nelle condizioni previste dall’articolo 51-1 del Codice penale, senza che le spese relative possano superare il massimo dell’ammenda applicata”. La prassi del Tribunale di Norimberga sollevò obiezioni anche tra i giuristi americani di più alto livello: quelli della Corte suprema. A cominciare dal giudice Jackson che ne fu il presidente. Lo storico inglese David Irving, che riconobbe di averlo mal giudicato in un primo momento, fornisce questa testimonianza: ”Dei giudici rinomati, in tutto il mondo, si vergognerebbero della procedura di Norimberga. Certamente il giudice Robert H. Jackson, presidente americano degli accusatori, ebbe vergogna di quella procedura; ciò è evidente dal suo diario che io ho letto.”Ho avuto il privilegio di accedere alle Memorie (del giudice Jackson) alla Biblioteca del Congresso [...]. Poco tempo dopo che Robert H. Jackson ebbe ricevuto dal presidente Truman l’incarico di dirigere i giudici americani al processo di Norimberga (maggio 1945), egli venne a conoscenza dei piani americani sui bombardamenti atomici e si trovò a disagio nel compito che gli era stato assegnato: perseguire, a nome di una nazione, atti che anch’essa avrebbe compiuto, poichè era cosciente che gli Stati Uniti stavano per commettere un crimine ancora più grande” (33.9392 e 9394).Riferendosi al libro Pilier de la loi di Alpheus Thomas Mason dedicato ad Harlan Fiske Stone (questi era a capo della Corte suprema degli Stati Uniti), l’avvocato Christie cita le pagine 715-716, dove viene utilizzato uno scritto di Fiske Stone al direttore della rivista “Fortune” nel quale non solo egli disapprovava il metodo, ma riteneva che si trattasse di un “linciaggio in grande scala” (high-grade lynching party in Nuremberg) (5.995-996). Il giudice Wennerstrum, della Corte Suprema degli Stati Uniti, fu così disgustato dalla procedura che rifiutò la nomina e tornò in America, dove espose sulla “Chicago Tribune” le sue obiezioni: il 60% dei membri della direzione del processo erano ebrei, così come gli interpreti (23.5915-5916). “Quanto ai principali accusati: Hoess, Streicher, Pohl, essi sono stati torturati” (23.5919). In virtù dello statuto di Norimberga, che accettava come prove tutte le dichiarazioni degli alleati, il rapporto sovietico su Katyn, che accusava i tedeschi del massacro di 11.000 ufficiali polacchi, fu dichiarato “prova autentica” indiscutibile l’8 agosto 1945. Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., XXXIX, documento URSS 54 Il procuratore generale sovietico, generale Rudenko, potè dire, a norma dell’articolo 21 dello statuto (del Tribunale di Norimberga): “ciò non sarà oggetto di contestazione” (op. cit., XV, p. 300). Il 13 aprile 1990 la stampa internazionale ha annunciato che il crimine di Katyn fu commesso da Berija e dalle autorità sovietiche. Il professor Naville, dell’università di Ginevra, esaminando i cadaveri, aveva trovato nelle loro tasche dei documenti del 1940 comprovanti che l’esecuzione aveva avuto luogo in quella data. Nel 1940 la regione di Smolensk era occupata dai sovietici. Per attenerci al nostro tema, cominceremo ad esaminare una delle controverità che ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, provoca la maggior parte dei danni, nel mondo e non solamente nel Vicino-Oriente: “il mito dei 6 milioni di ebrei sterminati”, divenuto un dogma che giustifica e sacralizza (come implica la parola stessa “olocausto”) tutte le prevaricazioni dello Stato d’Israele in Palestina, nel Vicino-Oriente, negli Stati Uniti e, attraverso gli Stati Uniti, nel complesso della politica mondiale, mettendo Israele stesso al di sopra di ogni legge internazionale. Il tribunale di Norimberga ha ufficializzato questa cifra che non ha mai smesso, da allora, di servire alla manipolazione dell’opinione pubblica attraverso i media, attraverso la letteratura e il cinema, e perfino attraverso i testi scolastici. Ora, questa cifra non si basa che su due testimonianze: quella di Hoettl e quella di Wisliceny.Ecco cosa dichiarò ai giudici di Norimberga il primo, l’Obersturm-bannfuehrer dott. Wilhelm Hoettl, capo di una sezione aggiunta dell'’Ufficio centrale di sicurezza del Reich: “Nell’aprile 1944 l’SS Ober-sturmbannfuehrer Adolf Eichmann, che io conoscevo dal 1938, ebbe un incontro con me nel mio appartamento a Budapest [...]. Egli sapeva di essere considerato un criminale di guerra dalle nazioni alleate, poichè aveva sulla coscienza migliaia di vite ebraiche. Gli domandai quante ne avesse e mi rispose che, sebbene il numero fosse un grande segreto, me lo avrebbe detto perchè dalle informazioni in suo possesso era arrivato alla seguente conclusione: nei differenti campi di sterminio erano stati uccisi circa 4 milioni di ebrei, mentre due milioni avevano trovato la morte in altro modo”. Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., IV, p. 657 Wisliceny, per parte sua, raccontò: “Egli (Eichmann) diceva che sarebbe saltato dalla gioia nella tomba, perchè l’impressione di avere cinque milioni di persone sulla coscienza sarebbe stata per lui fonte di straordinaria soddisfazione” (op. cit.). Su queste due testimonianze lo stesso Poliakov ha detto: “Si potrebbe obiettare che una cifra così imperfettamente stabilita debba considerarsi sospetta”. Fonte: « Revue d’Histoire de la seconde guerre mondiale »,ottobre 1956 Il giornale ebraico di New York “Der Aufbau” segnalava il 30 giugno 1965 che in questa data 3 milioni e 375.000 persone avevano fatto domanda di “riparazione” per i danni subiti al tempo della dominazione di Hitler. Aggiungiamo che la principale testimonianza, la più completa e la più precisa è quella di Hoettl, agente dell’Intelligence Service. Fonte: “Week end”, 25 gennaio 1961 Questa rivista inglese reca in copertina il ritratto di Hoettl con la didascalia: -“Storia di una spia” più strana che la fiction:questo amico dei dirigenti nazisti aveva come boss un uomo dei servizi segreti inglesi- Confermando le obiezioni dei grandi giuristi della Corte suprema degli Stati Uniti e di molti altri a proposito delle anomalie giuridiche del Tribunale di Norimberga, esporremo, a titolo di esempio, solo le violazioni delle regole che sono fondamentali in ogni vero processo 1 - L’accertamento e la verifica dell’autenticità dei documenti prodotti. 2 - L’analisi del valore delle testimonianze e delle condizioni nelle quali furono ottenute. 3 - L’esame scientifico dell’arma del crimine per stabilire il suo funzionamento e i suoi effetti. I documenti I testi fondamentali, decisivi per stabilire in che cosa poteva consistere la “soluzione finale”, sono, in primo luogo, gli ordini di stermino attribuiti ai più importanti responsabili: Hitler, Goering, Heydrich e Himmler, e le norme impartite per la loro esecuzione. Innanzi tutto la direttiva di Hitler sullo “sterminio”. Malgrado gli sforzi dei teorici del genocidio e dell’olocausto non ne fu mai trovata traccia. Olga Wurmser-Migot scrisse nel 1968: “Come non esiste un ordine chiaramente scritto per lo sterminio col gas ad Auschwitz, non esiste l’ordine di cessarlo nel novembre 1944”. E precisò: “Nè al processo di Norimberga, né ai processi di zona, né a quello di Hoess a Cracovia, o di Eichmann in Israele, né al processo dei comandanti dei campi, né dal novembre 1966 all’agosto 1975 al processo di Francoforte (accusati di Auschwitz della II zona), è stato prodotto l’ordine firmato da Himmler, del 22 novembre 1944, sull’interruzione dello sterminio degli ebrei tramite gas, nel quale si ingiungeva di fermare la -soluzione finale-“.Fonte: Olga Wurmser-Migot, Le système concentrationnaire nazi, Parigi, PUF, 1968, pp. 544 e 13 Il dottor Kubovy, del Centro di documentazione di Tel Aviv, ammise nel 1960: “Non esiste alcun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli di sterminare gli ebrei [...]. La parola -sterminio- non appare nella lettera di Goering a Heydrich concernente la soluzione finale della questione ebraica”. Fonte: Lucy Dawidowicz, The war against the jews,New York, Holt-Rinehart-Winston, 1975, p. 121 In una conferenza stampa, dopo un colloquio svolto alla Sorbona di Parigi nel febbraio del 1982 per contrastare i lavori critici dei “revisionisti”, Raymond Aron e François Furet furono costretti a dichiarare: “malgrado le ricerche più erudite, non si è mai potuto trovare un ordine di Hitler per sterminare gli ebrei”. Del 1981 è l’ammissione di Laqueur: “Fino ad oggi non si è trovato l’ordine scritto di Hitler mirante alla distruzione della comunità ebraica europea e, con ogni probabilità, quest’ordine non è mai stato dato”. Fonte: Walter Z. Laqueur, The terrible secret,Francoforte sul Meno-Berlino-Vienna, 1981, p. 190 Malgrado tutto ciò, su istigazione di Vidal-Naquet e di Léon Poliakov, altri storici hanno firmato la seguente dichiarazione: ”Non è necessario domandarsi come, tecnicamente, sia stato possibile un tale omicidio di massa. E' stato possibile tecnicamente perchè ha avuto luogo. Questo è il punto obbligato dal quale partire per tutte le ricerche storiche sull’argomento. E' nostro compito ricordare semplicemente questa verità: non c’è e non può esserci dibattito sull’esistenza delle camere a gas”. • Non è necessario domandarsi... • il punto obbligato dal quale partire... • non può esserci dibattito... Tre divieti, tre tabù, tre limiti definitivi alla ricerca. Questo testo segna una data effettivamente “storica” nella storia della storia: il “fatto” che si vuole stabilire è posto, al di là di ogni ricerca e di ogni critica, come verità assoluta e intangibile e vieta, grazie a tre imperativi redibitori, ogni ricerca e ogni critica verso il giudizio che, all’indomani di una vittoria, è stato espresso dai vincitori. Tuttavia la storia, se intende rispettare uno statuto scientifico, deve essere una continua ricerca, che rimetta in causa anche quello che si credeva definitivamente stabilito, come nel caso del postulato di Euclide o delle leggi di Newton. Ecco un esempio ben noto: “Il Comitato Internazionale di Auschwitz nel novembre 1990 voleva sostituire la targa commemorativa di Auschwitz, che indicava -4 milioni di morti- con un’altra, che menzionava -più di un milione di morti-. Il dottor Maurice Goldstein, presidente di quel comitato, si oppose”. Fonte: « Le Soire », Bruxelles, 19-20 ottobre 1991, p. 16 Di fatto il dottor Goldstein non contestava la necessità di cambiare la vecchia targa, ma desiderava che la nuova non riportasse un numero, perchè sapeva che, probabilmente, sarebbe stato necessario, entro breve tempo, diminuire la cifra indicata. La targa all’entrata del campo di Birkenau presentava, dunque, questa iscrizione fino al 1994:”Qui, dal 1940 al 1945, quattro milioni di uomini, di donne e di bambini sono stati torturati e uccisi dagli assassini hitleriani”.Grazie all’azione del Comitato internazionale del museo di Stato di Auschwitz, presieduto dallo storico Wladislaw Bartoszewski e comprendente ventisei membri di tutte le nazionalità, il testo è stato modificato in un senso meno lontano dalla verità:”Che questo luogo, dove i nazisti hanno assassinato un milione e mezzo di uomini, di donne e di bambini, in maggioranza ebrei dei vari paesi d’Europa, sia per sempre, per l’umanità, un grido di disperazione e un avvertimento”. Fonte: Luc Rosenzweig, « Le Monde », 27 gennaio 1995 L’esempio mostra che la storia, per sfuggire al terrorismo intellettuale dei predicatori dell’odio, esige una continua “revisione”. Essa è revisionista oppure non è che propaganda contraffatta. Torniamo, dunque, alla storia propriamente detta, critica, “revisionista”, vale a dire fondata sull’analisi dei documenti, sulla verifica delle testimonianze e sulle perizie relative all’arma del crimine. Soffermiamoci, in primo luogo, su ciò che concerne gli ebrei nel programma del partito nazionalsocialista (NSDAP).Il problema è affrontato al Punto 4: “Possono avere nazionalità tedesca soltanto coloro che sono cittadini a pieno diritto e sono cittadini a pieno diritto coloro che hanno sangue tedesco, senza discriminazione confessionale. Quindi nessun ebreo può essere cittadino a pieno diritto”.Staatsburger stava per cittadino e Volksgenosse stava per cittadino a pieno diritto in quanto membro di una comunità omogenea.Più avanti, al punto 5, troviamo:”Colui che non possiede la nazionalità tedesca non potrà vivere in Germania che in qualità di ospite (Gast) e dovrà rispettare la legislazione in vigore riguardante il soggiorno degli stranieri”.Il punto 7 riguarda il divieto di soggiorno nel Reich, in speciali condizioni, per coloro che non possiedono la nazionalità tedesca; il punto 8 esige il blocco della nuova immigrazione di non tedeschi e l’espulsione immediata di tutti i non tedeschi entrati in Germania dopo il 2 agosto 1914. Questo ultimo punto è chiaramente indirizzato contro gli ebrei dell’Est, arrivati numerosi nel Reich durante e dopo la prima guerra mondiale.Anche il punto 23 affronta questo problema: esso stabilisce che gli ebrei non avranno il diritto di lavorare nella stampa, mentre il punto 24 afferma che il partito lotta contro lo “spirito materialista ebraico”. Gli ordini di Hitler sullo sterminio degli ebrei Nel suo libro La destruction des juifs d’Europe Raul Hilberg, nel 1961, nella prima edizione, scrisse che vi furono due ordini di sterminio da parte di Hitler: uno nella primavera del 1941 (aggressione alla Russia) e l’altro qualche mese più tardi. Ma nel 1985 “nella seconda edizione, riveduta, tutti i riferimenti agli ordini o alle decisioni di Hitler relativi alla “soluzione finale” sono stati sistematicamente soppressi”. Fonte: The Revised Hilberg,”Simon Wiesenthal Annal”, III, 1986, p. 294 Nell’edizione del 1961 si leggeva alla pagina 171: “Come si arrivò alla fase in cui si decretava la morte? Essenzialmente con due decisioni di Hitler. Un ordine fu dato nella primavera del 1941”.In quali termini sono stati dati questi ordini? Hilberg: “Secondo il generale Jodl, che scrisse il documento che cito, i termini furono i seguenti: Hitler ha detto di volere che i commissari bolscevichi ebrei siano liquidati. Questo è il primo punto [...]. Tale era il contenuto dell’ordine descritto dal generale Jodl [...]. L’or-dine era orale”. Così: Hilberg ha detto che il generale Jodl aveva detto che Hitler aveva detto...! Dalle sue prime diatribe antisemitiche in Mein Kampf Hitler proclama la volontà di espellere gli ebrei dalla Germania. Terremo in considerazione, d’ora in avanti, solo i testi tedeschi che usano l’espressione “soluzione finale”, allo scopo di ottenerne una definizione precisa.Il 24 giugno 1940, dopo la vittoria sulla Francia, Heydrich, in una lettera a Ribbentrop, parla di “una soluzione finale territoriale” (eine territoriale Endloesung). Fonte: Gerald Flemming, Hitler und die Endloesung, Wiesbaden-Monaco, 1982, p. 56 L’ipotesi è di creare fuori dall’Europa una “riserva” ebraica e Ribbentrop suggerisce, allora, il “progetto Madagascar”.Nel luglio 1940 il responsabile degli affari ebraici, Franz Rademacher, riassume così questa direttiva: “Tutti gli ebrei fuori dall’Europa!” Fonte: Joseph Billig, La solution finale de la question juive, Parigi, CDJC, 1977, p. 58 Questa “soluzione finale territoriale” corrispondeva, in effetti, alla nuova situazione della Germania, che ormai dominava l’Europa: non era più sufficiente espellere gli ebrei dalla Germania. Il responsabile del progetto di “soluzione finale” attraverso la deportazione di tutti gli ebrei europei in Madagascar, Rademacher, fa notare che la realizzazione richiederà quattro anni e, a proposito della sua copertura finanziaria, specifica: “La realizzazione della soluzione finale proposta esige mezzi considerevoli”. Fonte: NG 2586 La lettera di Goering a Heydrich del 31 luglio 1941 Heydrich domanda a Goering: “Nel 1939 mi avete dato ordine di prendere delle misure concernenti la questione ebraica. Devo adesso estendere il compito, che allora mi avete assegnato, ai nuovi territori di cui ci siamo impadroniti in Russia?”. Anche qui niente sull’assassinio degli ebrei. Si tratta solo del loro trasferimento geografico, che tenga semplicemente conto delle nuove condizioni (33.9373-9374) [*].L’unica “soluzione finale” consisteva, dunque, nello svuotare l’Europa dagli ebrei, allontanandoli sempre di più, fino a che la guerra (supponendone la vittoria) avesse permesso di sistemarli tutti in un ghetto fuori dall’Europa (come suggeriva il progetto Madagascar). L’ipotesi del linguaggio in codice è insostenibile, dal momento che, per ciò che riguarda gli altri crimini, i documenti esistono e sono chiari: l’eutanasia, l’ordine di uccidere i commandos britannici, di linciare gli aviatori americani e di sterminare la popolazione maschile di Stalingrado se la si fosse occupata. “Per tutti questi crimini i documenti ci sono. Allora, come mai solo in questo caso non c’è niente, né gli originali degli ordini né le copie”, né, aggiungiamo, le circolari applicative necessarie? (33.9375-9376) “Nel gennaio 1942 Reynhard Heydrich, capo della Gestapo, aveva informato i dirigenti di Berlino che il Fuehrer aveva deciso l’evacuazione di tutti gli ebrei verso i territori dell’Est, sostituendo così la deportazione precedentemente progettata” (34.9544). In una nota che circolò nel marzo 1942 nell’ufficio di Heydrich i ministri erano informati del fatto che gli ebrei europei dovevano essere concentrati all’Est “in attesa di poter essere inviati dopo la guerra in un territorio lontano, come il Madagascar, che sarebbe diventato la loro sede nazionale” (34.9545-9546). [*] I riferimenti ridotti a un numero rinviano al processo di Toronto del 1988, nell’edizione del resoconto curata da Barbara Kulaszka nell’agosto 1992. Poliakov nota: “fino al suo abbandono, il -Piano Madagascar- fu alle volte designato dai dirigenti tedeschi sotto il nome di -soluzione finale- della -questione ebraica-“.Fonte: Lèon Poliakov, Le Procès de Jèrusalem, Parigi, 1963, p. 152 Per sostenere a tutti costi la tesi dello sterminio fisico è stato necessario, quindi, trovare un sotterfugio: “Soluzione finale del problema ebraico fu una delle frasi convenzionali per designare il piano hitleriano di sterminio degli ebrei europei”. Fonte: Gerald Reitlinger, La solution finale, p. 19 Del resto non c’è alcuna giustificazione per l’ipotesi del linguaggio codificato, che permetterebbe di far dire ciò che si vuole a qualsiasi documento. Ecco due esempi: Il primo è la lettera di Goering del 31 luglio 1941 (un mese dopo la lettera di Heydrich sopra citata il significato delle parole sarebbe bruscamente cambiato!). Tramite questo scritto Goering completa le sue direttive a Heydrich: “In aggiunta al compito che vi è stato assegnato col decreto del 24 gennaio 1939, vale a dire ricercare per la questione ebraica, attraverso l’emigrazione e attraverso l’evacuazione, la soluzione più vantaggiosa riguardo alle circostanze, vi incarico con la presente, di procedere a tutti i preparativi necessari [...] per arrivare a una soluzione d’insieme (Gesamtloesung) della questione ebraica nella zona d’influenza tedesca in Europa [...]. Vi incarico di sottoporre rapidamente un progetto d’insieme (Gesamtentwurf) basato sulle misure organizzative e sulle disposizioni concrete e materiali per realizzare la soluzione finale della questione ebraica (Endloesung der Judenfrage) alla quale aspiriamo”. Fonti: R. Hilberg, La destruction des juifs d’Europe,II edizione, Parigi, Fayard, 1988, p. 401; NG 2586 - EPS 710 E’ significativo che Reitlinger, citando questa lettera (a p. 108 del suo libro), sopprima l’inizio riguardante l’emigrazione e l’evacuazione, mentre essa prescrive proprio il rafforzamento delle misure di espulsione prese nel momento in cui Hitler dominava solo la Polonia (gennaio 1939) e non ancora la Francia, mentre nel luglio 1941 controllava tutta l’Europa.Il significato del testo di Goering è, tuttavia, perfettamente chiaro dai primi paragrafi: la politica per l’emigrazione e per l’evacuazione degli ebrei, praticata fino a quel momento in Germania, doveva estendersi ormai, in ragione delle recenti conquiste, a tutte le regioni poste sotto la dominazione tedesca in Europa. La “soluzione d’insieme” tiene conto della nuova situazione. Essa non potrà essere una “soluzione finale” se non dopo il termine della guerra, quando, in caso di vittoria in Europa (Russia compresa), un’evacuazione finale in Africa o altrove permetterà, secondo l’obiettivo costante di Hitler, “di svuotare l’Europa dai suoi ebrei”. Riassumendo, la direttiva di Goering a Heydrich, a meno che non la si voglia interpretare arbitrariamente in funzione di uno schema preconcetto, non fa che applicare all’Europa quello che fino ad allora si era potuto applicare solo alla Germania. Obiettivo senza alcun dubbio disumano e criminale, ma che non comporta in alcun momento l’idea di “sterminio” attribuitagli dal procuratore di Norimberga Robert M.W. Kempner, che dichiarò: “Con queste frasi Heydrich e i suoi collaboratori erano ufficialmente incaricati dell’assassinio legale [degli ebrei]”. Goering, che protestò contro la traduzione inglese della parola tedesca Gesamtloesung, soluzione d’insieme, come “soluzione finale” (Endloesung), costrinse il procuratore Jackson ad ammettere la falsificazione e a ristabilire il vero significato dell’espressione. Fonte: Trial of the Major War Criminals, cit., IX, p. 575 Fin dal 24 giugno 1940 Heydrich aveva informato Ribbentrop del suo desiderio di realizzare al più presto la “soluzione finale”. Egli scriveva: “Il problema globale, rappresentato dall’attuale presenza di circa 3.250.000 di ebrei nei territori posti sotto sovranità tedesca, non può più essere risolto con l’emigrazione: una soluzione finale territoriale diviene quindi necessaria”. Fonte: Documento n. 464 del processo Eichmann a Gerusalemme In quello stesso periodo Himmler aveva spedito a Hitler una nota che concludeva: “Spero di vedere la questione ebraica definitivamente risolta, grazie all’emigrazione di tutti gli ebrei verso l’Africa o in una colonia”. Fonte: “Vierteljahreshefte”, 1957, p. 197 Hitler seguì questo suggerimento quando il responsabile dell’ufficio Deutschland III al ministero degli affari esteri, Rademacher, scrisse in una lettera ufficiale del 10 febbraio 1942:”Nel frattempo la guerra contro l’Unione Sovietica ci ha permesso di disporre di nuovi territori per la soluzione finale. Di conseguenza il Fuehrer ha deciso di spostare gli ebrei non in Madagascar, ma verso l’Est. Così non c’è più bisogno di tenere in considerazione il Madagascar per la soluzione finale”. Fonte: Documento NG 3933 del processo della Wilhelmstrasse . Reitlinger -The final solution, cit., p. 79 -lo interpreta ancora in senso di “fiction” o “mascheramento”senza darne la minima giustificazione L’espressione originale è in realtà die Gesamtloesung der Judenfrage o la soluzione d’insieme sulla quale non si sarebbe più tornati. Ma Goering, che la impiegò per la prima volta nel primo paragrafo di una lettera datata 31 luglio 1941, con la quale dava a Heydrich l’ordine di prepararla (Trial of the Major War Criminals, cit., XXVI, PS 710, p. 266), usò nell’ultimo paragrafo l’espressione die Endloesung der Judenfrage e quest’ultima prevalse, ma con lo stesso senso e non con quello di liquidazione del problema attraverso l’eliminazione di coloro che ne erano l’oggetto. Colto in flagrante delitto di traduzione tendenziosa dallo stesso Goering, il giudice Jackson dovette convenirne a Norimberga il 20 marzo 1946 (op. cit., IX, p 552). Ma di questo incidente, che distruggeva tutta una teoria, la stampa non fece parola. Il secondo esempio di cambiamento arbitrario del senso delle parole per giustificare una tesi è quello della conferenza detta di Wannsee tenuta a Berlino il 20 gennaio 1942.Dall’inizio della riunione Heydrich ricorda che è stato appena nominato “al posto di responsabile incaricato della preparazione della soluzione finale della questione ebraica in Europa (Endloesung der europaeischen Judenfrage)”. Egli sarà ormai il responsabile del complesso di misure necessarie alla soluzione finale della questione ebraica “senza considerazione dei limiti geografici (corsivo mio - R.G.). Heydrich riassume in seguito la politica anti-ebraica seguita fino ad allora: a) Il raggruppamento degli ebrei fuori dalle sfere vitali del popolo tedesco. b ) Il raggruppamento degli ebrei fuori dagli spazi vitali del popolo tedesco. Dopo la folgorante avanzata della Reichswehr sul fronte orientale (Unione Sovietica), Heydrich prende atto di questa nuova situazione: “Con l’autorizzazione preliminare del Fuehrer, l’emigrazione ha lasciato il posto a un’altra soluzione possibile: l’evacuzione degli ebrei verso l’Est” (corsivo mio - R.G.). “Queste azioni non si potrebbero tuttavia considerare che come dei palliativi, ma le esperienze pratiche già fatte in questo campo sono molto importanti per la futura soluzione finale della questione ebraica”. Fonte: NG 2586 G La soluzione finale, in effetti, non poteva essere messa in atto prima della fine della guerra e questa soluzione fu sempre cercata nella stessa direzione: l’espulsione di tutti gli ebrei dall’Europa. Fu ciò che disse espressamente Hitler ad Abetz, ambasciatore a Parigi, comunicandogli che l’intenzione di evacuare tutti gli ebrei d’Europa dopo il conflitto. Fonte: Documents on German Foreign Policy 1918-1945, Serie D, X, p. 484 Il protocollo di Wannsee (20 gennaio 1942) Il verbale della conferenza di Wannsee recita: “Nel corso della soluzione finale gli ebrei saranno instradati, sotto appropriata sorveglianza, verso l’Est, al fine di utilizzare il loro lavoro. Saranno separati in base al sesso. Quelli in grado di lavorare saranno condotti in grosse colonne nelle regioni di grandi lavori per costruire strade, e senza dubbio un grande numero morirà per selezione naturale. Coloro che resteranno, che certo saranno gli elementi più forti, dovranno essere trattati di conseguenza, perchè rappresentano una selezione naturale, la cui liberazione dovrà essere considerata come la cellula germinale di un nuovo sviluppo ebraico (come mostra l’esperienza della storia)” (13.3133). Irving: “Ho letto i resoconti del processo della Wilhelmstrasse, il secondo dopo quello di Norimberga. In seguito ve ne sono stati dodici. Nessuno di essi ha provato che alla conferenza di Wannsee si sia discusso dell’eliminazione degli ebrei” (33.9372-9373).Il protocollo di Wannsee è il resoconto di una conferenza alla quale parteciparono i segretari di Stato amministrativamente interessati alla soluzione della questione ebraica e i capi dei servizi incaricati della sua realizzazione. Si tratta di un testo in cui non si parla né di camere a gas né di sterminio, ma solo di trasferimento degli ebrei nell’Est europeo. Questo resoconto presenta, d’altra parte, tutte le caratteristiche di un documento apocrifo, se ci si riferisce alla fotocopia che è stata pubblicata nel libro di Robert N.W. Kempner, Eichmann und Komplizen, Francoforte sul Meno, Europa Verlag, 1961, pp. 132 s.: nessun timbro, nessuna data, nessuna firma, caratteri di una normale macchina da scrivere su carta di formato ridotto, ecc. In ogni caso non vi si parla di camere a gas. Nelle versioni francesi che ne sono state date, per esempio, si è tradotta la frase “die Zueruckdraengung der Juden aus dem Lebensraum des deutschen Volkes” con “l’eliminazione degli ebrei dallo spazio vitale dei tedeschi”, dando, nei commenti, alla parola “eliminazione” il senso di “sterminio”, mentre si tratta di “cacciata degli ebrei fuori dallo spazio vitale del popolo tedesco”. Si è proceduto allo stesso modo nelle traduzioni in inglese e in russo.Tuttavia i tedeschi, per esprimere la loro decisione di cacciare gli ebrei fuori da quello che essi chiamavano il loro spazio vitale, impiegarono più volentieri altre espressioni con lo stesso senso, come Auschaltung (esclusione, evizione, eliminazione) o, soprattutto, Ausrottung (estirpazione, sradicamento). Quest’ultima parola è stata tradotta con sterminio che in tedesco si dice invece Vernichtung. Esempio: a Posen il 4 ottobre 1943 Himmler disse agli Obergruppenfuehrer (generali di divisione delle Waffen SS):”Ich meine jetz die Judenevakuierung, die Ausrottung des juedischen Volkes [...]. Das juedische Volk wird ausgerotten”, ecc. Precisando il suo pensiero nella frase seguente, egli usò la parola Auschaltung (Trial of the Major War Criminals, cit., XXIX, PS 1919, p. 145). Letteralmente: “Io penso ora all’evacuazione degli ebrei, all’estirpazione del popolo ebraico”. Ma nel Dossier Eichmann Billig traduce: “Io intendo, con ciò, l’evacuazione degli ebrei, lo sterminio del popolo ebraico” (p. 55) e “evacuazione degli ebrei, vale a dire sterminio” (p. 47). Altro esempio: In una nota del 16 dicembre 1941 Rosenberg, a proposito di uno dei suoi incontri con Hitler (Trial of the Major War Criminals, cit., XXVII, PS 1517, p. 270) usa l’espressione “Ausrottung des Judentum”. Nell’udienza del 17 aprile 1946 l’avvocato generale americano Dodd tradusse “sterminio degli ebrei” (op. cit., XI, p. 562). Rosenberg protestò invano. Ma, nei discorsi dei nazisti, l’espressione “Ausrottung des Christentums”, che appare spesso, è tradotta ogni volta con “estirpazione del cristianesimo dalla cultura tedesca” (cfr “Revue d’Histoire de la seconde guerre mondiale”, 1° ottobre 1958, p. 62). La parola Ausrottung significherebbe sterminio solo quando si tratta di ebraismo (Judentum) o di popolo ebraico (das juedische Volk). La conferenza di Wannsee del 20 gennaio 1942, nella quale si è preteso, durante più di un terzo di secolo, che fosse stata presa la decisione di “sterminare” gli ebrei europei, sparì a partire dal 1984 anche dalla letteratura dei più feroci nemici dei “revisionisti”. Su questo punto avevano dovuto anch’essi “revisionare” la loro storia: al congresso di Stoccarda del maggio 1984 questa “interpretazione” fu abbandonata. Fonte: Eberhard Jackerl e Jurgen Rohwer, Der Mord an den Juden im Zweiten Weltkrieg,(La morte degli ebrei durante la seconda guerra mondiale),DVA, 1985, p. 67 Nel 1992 Yehuda Bauer ha scritto sul “Canadian Jewish News” del 30 gennaio che questa interpretazione di Wannsee è “stupida” (silly). Infine il più recente portavoce degli storici ortodossi, antirevisionisti, il farmacista Jean-Claude Pressac, conferma questa nuova versione dell’ortodossia. Egli scrive a pagina 35 del suo libro Les crèmatoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, Parigi, CNRS, 1993: Il 20 dicembre si tenne a Berlino la conferenza di Wannsee: se un’azione per “ricacciare indietro gli ebrei verso Est fu certo prevista, con l’evocazione di una eliminazione -naturale- attraverso il lavoro, nessuno parlò allora di liquidazione industriale. Nei giorni e nelle settimane che seguirono, la Bauleitung di Auschwitz non ricevette né un richiamo, né un telegramma né una lettera che reclamassero lo studio di una istallazione adatta a questo scopo”. E anche nella sua Chronologie récapitulative egli, alla data del 20 gennaio 1942, indica: “Conferenza di Wannsee sull’evacuazione e la cacciata degli ebrei verso l’Est” (p. 114).Lo “sterminio” è stato revisionato: si tratta di “cacciata”.é ugualmente rimarchevole come, in tutto questo libro, che si propone l’obiettivo di “provare” la tesi dello sterminio, non si faccia più parola del documento che, oltre a quello di Wannesee, era, si dice, il più determinante: la lettera di Goering a Heydrich del 31 luglio 1941, rispetto alla quale si affermava che “soluzione finale” significava “sterminio” e non trasferimento fuori dall’Europa. All’epoca del processo di Toronto, nel 1988, ci furono anche delle controversie sul ruolo delle Einsatzgruppen, sorta di corpi franchi destinati dall’alto comando hitleriano ad annientare i gruppi di partigiani che si formarono a partire dalla folgorante avanzata tedesca su Mosca e che avevano il compito di distruggere i depositi di benzina, i centri di rifornimento, e i mezzi di comunicazione per disorganizzare le retrovie dell’esercito tedesco. Questa resistenza si rivelò così efficace che Hitler diede ordini severissimi alle Einsatzgruppen per eliminare i dirigenti e i commissari politici dei partigiani. Tra questi commissari politici svolsero un ruolo importante e affrontarono la morte numerosi ebrei. Al processo di Toronto fu ampiamente evocata la partecipazione di questi eroici ebrei alla resistenza contro l’hitlerismo. L’avvocato di Zuendel, Christie, tenne a far precisare allo storico Hilberg il senso degli ordini nazisti a questo proposito: Christie: L’ordine dato alle Einsatzgruppen dice: Annientare i commissari bolscevichi ebrei? E voi interpretate che questo significhi: Annientare il popolo ebraico e i suoi commissari ebraici? é esatto? Hilberg: Esatto. Christie: é stato detto dunque, secondo voi, che non si trattava di uccidere gli ebrei ma i commissari politici giudeo-bolscevichi. Hilberg: L’ordine dato a Himmler è di “risolvere il problema” (4-839). Christie: Si tratta del problema dei commissari politici giudeo-bolscevichi. Che non significa problema ebraico... Non c’era una guerra tra il comunismo e il nazismo? Hilberg: Sì, e i commissari politici, anima del sistema, dovevano essere fucilati. Christie: Questo non significa uccidere gli ebrei che si trovavano laggiù. Hitler pensava che il bolscevismo fosse di origine ebraica e che tutti i commissari fossero ebrei? Hilberg: Si trattava di propaganda. Ma era l’intenzione fin dall’inizio, dal 22 giugno 1941. Christie: Si tratta dunque di un articolo di fede per voi? Hilberg: No. Non è un articolo di fede, è una certezza. Christie: Potete mostrarmi il secondo ordine di Hitler? Hilberg: Affermo che esiste una direttiva decisiva di Hitler, illustrata da Goering a Heydrich il 31 luglio 1941... è il testo che prepara la conferenza di Wannsee. Christie: Era un ordine o una lettera di Hitler? Hilberg: No. Christie: Nel vostro libro avete scritto: “Hitler ha dato questo secondo ordine”. é esatto? Hilberg: é esatto. Christie torna sul significato della parola “resettlement” (trasferimento) all’Est: “Questo significa un ordine di uccidere tutti gli ebrei?”. Hilberg: “Trasferimento” era sinonimo di “deportazione degli ebrei nei campi della morte”. Christie: Non esisteva un piano di deportazione degli ebrei in Madagascar? (4.855). Lo storico inglese David Irving, al processo di Toronto, fornisce sulla “soluzione finale” queste notizie attinte alla fonte: ”La soluzione finale del problema ebraico consisteva nel deportare gli ebrei in vari territori. Una delle ipotesi fu il Madagascar, soprattutto dopo la disfatta della Francia, ma la potenza delle flotte britanniche, poi di quelle americane, rese impossibile realizzare questo progetto.Il solo documento che possiedo è una conversazione telefonica del primo ministro Lammers con il Fuehrer, della primavera del 1942, in cui Hitler rispose che la soluzione finale sarebbe stata decisa solo dopo la conclusione della guerra.Heinrich Himmler scrisse ai Gauleiters che il Fuehrer, Adolf Hitler, gli aveva dato ordine di ripulire l’Europa dai suoi ebrei da Ovest a Est per tappe. Si trattava evidentemente di deportazione (33.9351-9352).Ma questo non comportava alcun ordine di sterminio degli ebrei. Nessuna direttiva di questo genere è stata data, non se ne trova traccia in nessun archivio del mondo, compresi quelli ebraici che hanno cooperato con me. Devo inoltre sottolineare che negli archivi britannici, dove abbiamo decifrato i codici tedeschi delle unità SS operanti sul fronte dell’Est, nemmeno con le macchine inglesi per decifrare i codici abbiamo trovato qualcosa in cui Hitler impartisce l’ordine di uccidere gli ebrei (33.9376). Hanno potuto farlo solo gli storici che hanno preteso di leggere tra le righe e nel tradurre hanno dato libero sfogo alla loro indignazione”. L’avvocato Christie cita la pagina 651 del libro di Hilberg dove si legge: “Nel novembre del 1944 Himmler decise che, per ogni sorta di ragioni pratiche, la questione ebraica era risolta. Il 25 dello stesso mese egli ordinò lo smantellamento di tutte le installazioni di morte”. Fonte: Testimonianza di Kurt Becher, 8 marzo 1946, PS 3762 Hilberg riconosce che questo non fu un ordine di Himmler (4.861-864): “Becher, probabilmente, l’ha riportato a memoria nella sua testimonianza. Non c’era quindi bisogno di riprendere il linguaggio preciso usato da Himmler” (4.867).Una volta di più Hilberg dice che Becher ha detto che Himmler aveva detto...Ora, al termine di lunghe ricerche storiche, fatte da studiosi di tutte le origini sotto la pressione delle critiche revisionistiche, il direttore dell’Istituto di storia contemporanea del Centro Nazionale della Ricerca scientifica, François Bedarida, riassume questo lavoro su L’evaluation des victimes d’Auschwitz: “La memoria collettiva si è appropriata della cifra di quattro milioni - la stessa che, stando a un rapporto sovietico, figurava finora ad Auschwitz sul monumento innalzato in memoria delle vittime del nazismo -, mentre a Gerusalemme il museo di Yad Vashem indicava un totale molto al disopra della realtà. Tuttavia, dalla fine della guerra, la memoria scientifica si era messa al lavoro. Da queste pazienti e minuziose investigazioni è risultato che la cifra di quattro milioni non poggiava su alcuna seria base, né poteva essere sostenuta.Il tribunale, del resto, si basava su un’affermazione di Eichmann, secondo la quale la politica di sterminio aveva causato la morte di sei milioni di ebrei, di cui quattro milioni nei campi. Se adesso ci si rapporta ai lavori più recenti e alle più affidabili statistiche - è il caso dell’opera di Raul Hilberg, La Destruction des Juifs d’Europe -, si arriva a circa un milione di morti ad Auschwitz. Un totale corroborato dall’insieme degli specialisti, giacchè oggi essi concordano su un numero di vittime che oscilla tra un minimo di 950.000 e un massimo di 1.200.000”. Fonte: “Le Monde”, 23 luglio 1990 Infatti, nell’edizione tedesca del suo libro, Jean-Claude Pressac ridurrà un’altra volta questa cifra a 600.000 e la serie di revisioni probabilmente non è terminata.Tuttavia, dopo che il numero delle vittime di Auschwitz-Birkenau è stato ridotto da 4 milioni a 1.000.000, si continua a ripetere la cifra globale di 6 milioni di ebrei sterminati, secondo la strana aritmetica: 6 - 3 = 6.Che la “soluzione finale” del problema ebraico non si sarebbe concretizzata se non dopo la guerra è testimoniato anche dalla Braun Mappe dell’estate 1941. Il paragrafo intitolato “Direttive per la soluzione della questione ebraica” precisa: “Tutte le misure concernenti la questione ebraica nei territori occupati dell’Est saranno prese dopo la guerra e allora la questione ebraica troverà in Europa una soluzione generale”. Fonti: PS 702; Henri Monneray, La persècution des juifs dans les pays de l’Estprèsentèe à Nuremberg, CDJC, 1949 Questa messa a punto non comporta alcuna attenuazione dei crimini di Hitler, ma richiama semplicemente un’evidenza che non può sfuggire neppure ai più accaniti sostenitori della tesi dello “sterminio”: Hitler negli ultimi due anni di guerra, dopo Stalingrado, è ridotto agli estremi, gli alleati distruggono con i loro bombardamenti i suoi centri di produzione bellica e disorganizzano i suoi trasporti; egli è costretto a mobilitare dei nuovi effettivi svuotando le fabbriche e non avrebbe avuto che questa ossessione, fatale per il suo sforzo bellico, di sterminare i suoi prigionieri e i suoi ebrei, invece di impiegarli, foss’anche in condizioni disumane, nel lavoro dei cantieri. Poliakov stesso, nel suo Brèviaire de la Haine (Parigi, Calmann-Levy, 1961 [1951], p. 3) sottolinea questa assurda contraddizione: “é molto più economico colpirli con i lavori più duri, ammassandoli per esempio in una riserva”.La Arendt mostra anche il lato demenziale di una simile operazione: “I nazisti spinsero l’inutile fino al dannoso quando, in piena guerra, e malgrado la penuria di materiali da costruzione e di rotabili, avviarono enormi e costose imprese di sterminio e organizzarono il trasporto di milioni di persone. [...] la contraddizione manifesta tra questo modo di agire e gli imperativi militari dà a tutta la faccenda un’aria folle e chimerica”. Fonte: Hannah Arendt, Le système totalitaire, Parigi, 1972, p. 182 Quello che è ancora più strano è che spiriti così sottili, come Poliakov o Hannah Arendt, siano stati obnubilati fino a questo punto dai loro a priori, che non abbiano messo in causa le loro ipotesi surreali e non siano ricorsi ai documenti e ai fatti. Ad Auschwitz-Birkenau si trovavano dei potenti impianti della Farben-Industrie (chimici), della Siemens (trasporti) e della Portland (costruzioni). A Monovitz (uno dei campi annessi ad Auschwitz) lavoravano 10.000 detenuti, 100.000 operai civili e 1.000 prigionieri inglesi. Fonte: Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland, German crimes in Poland, Varsavia, 1946, I, p. 37 Dal 1942 al 1944, sui 39 campi satelliti di Auschwitz 31 utilizzavano i detenuti come mano d’opera e 19 impiegavano in maggioranza ebrei.Il 25 gennaio 1942 Himmler inviò all’ispettore generale dei campi di concentramento la seguente direttiva: “Preparatevi ad accogliere 100.000 ebrei [...]. Importanti compiti economici saranno assegnati ai campi di concentramento nelle prossime settimane”. Fonte: NO 020-a Nel maggio 1944 Hitler ordinò di utilizzare 200.000 ebrei come operai nel programma delle costruzioni Jager e nell’organizzazione Todt.Un ordine dell’SSWVHA del 18 novembre 1943 aggiudicava un premio ai detenuti - anche ebrei - che si fossero distinti nel lavoro. Fonte: Centro del Museo di Auschwitz, 6 - 1962, p. 78 Non si tratta, dunque, di una faccenda “folle e chimerica”, ma, al contrario, di realismo implacabile. Soprattutto ciò costituisce una confutazione supplementare delle tesi “sterminazioniste”. Le testimonianze Al processo di Auschwitz, che ebbe luogo a Francoforte dal 20 dicembre 1963 al 20 agosto 1965, in un grande teatro, come si conviene a un’operazione politica molto spettacolare, la formidabile messa in scena giudiziaria non potè evitare che nel dispositivo della sentenza la Corte d’assise fosse costretta a riconoscere che aveva elementi irrisori per emettere il verdetto.” Sono mancati alla Corte quasi tutti i mezzi d’informazione di cui si dispone in un normale processo criminale per avere un’immagine fedele dei fatti, così come sono realmente accaduti al momento dell’omicidio. Sono mancati i cadaveri delle vittime, i rapporti d’autopsia, le conclusioni degli esperti sulle cause del decesso; sono mancate le tracce lasciate dai colpevoli, le armi del delitto, ecc. La verifica delle testimonianze non è stata possibile che in rari casi”. Fonte: Dispositivo della sentenza, p. 109 Pertanto l’arma del crimine era rappresentata, secondo gli accusatori, dalle “camere a gas” ed ecco che i giudici non ne avevano trovato “traccia”! Era senza dubbio sufficiente che un fatto fosse di “notorietà pubblica”. Come ai tempi dei processi alle streghe, quando nessuno avrebbe osato mettere in dubbio il loro “commercio carnale” col diavolo senza rischiare di finire sul rogo.Stephen S. Pinter, uno dei giuristi inviati dagli Stati Uniti a Dachau, divenuto campo americano e centro di “processi contro i crimini di guerra”, scrisse:”Ho vissuto a Dachau per 17 mesi dopo la guerra come giudice militare degli Stati Uniti e posso testimoniare che non ci furono camere a gas a Dachau: quella che ai visitatori è presentata falsamente come una camera a gas è un forno crematorio. Allo stesso modo non ci fu alcuna camera a gas negli altri campi di concentramento tedeschi. Ci è stato detto che c’era una camera a gas ad Auschwitz, ma siccome il campo di Auschwitz si trovava in zona russa, non abbiamo, da parte dei russi, il permesso di visitarlo [...]. Si è fatto così uso del vecchio mito propagandistico secondo il quale milioni di ebrei sono stati uccisi. Posso affermare, dopo 6 anni di dopoguerra passati in Germania e in Austria, che sono stati uccisi molti ebrei, ma che la cifra di un milione non è stata mai raggiunta e credo di essere più qualificato a questo riguardo di chiunque altro”. Fonte: Lettera di Stephen S. Pinter al settimanale cattolico “Our Sunday Visitor”, 14 giugno 1959, p. 15 In mancanza di prove scritte, di documenti incontestabili, il tribunale di Norimberga dovette, come tutta la letteratura romanzesca e le successive opere cinematografiche, basarsi su “testimonianze”. I superstiti chiamati a testimoniare, che hanno confermato l’esistenza delle camere a gas, l’hanno fatto non in seguito a ciò che avevano visto, ma in seguito a quello che avevano “sentito dire”. Un esempio tipico e illustre è quello del dottor Benedict Kautsky, figlio di Karl e membro della direzione del partito socialdemocratico austriaco. Dopo aver dichiarato che ad Auschwitz si sopravviva al massimo per tre mesi (mentre lui stesso vi fu detenuto per tre anni), Kautsky scrisse Teufel und Verdammt (Il diavolo e il dannato), pubblicato in Svizzera nel 1946, nel quale a proposito delle “camere a gas” si legge: “Io personalmente non le ho mai viste, ma la loro esistenza mi è stata confermata da molte persone degne di fede”. “Ich nicht gesehen habe, die mir aber von so vielen glaubwuerdig dargestellt worden sind”. Alcune testimonianze, specialmente quelle di Rudolf Hoess, di Saukel e di Nyiszli (Medico ad Auschwitz), furono ritenute fondamentali. Il testimone chiave, che si rivelò perfetto per “provare” la tesi dei vincitori travestiti da giudici, fu Rudolf Hoess, ex-comandante del campo di Auschwitz.Il riassunto che fece del suo arresto, fulcro della sua deposizione a Norimberga, corrispondeva a tutto quello che il tribunale si aspettava da lui. Ecco la dichiarazione, fatta sotto giuramento e firmata da Rudolf Hoess il 5 aprile 1946: “Ho comandato Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e ritengo che almeno 2.500.000 vittime vi siano state sterminate tramite gassazione e cremazione e che almeno un altro mezzo milione sia morto per fame e per malattia, per un totale di circa 3.000.000. La “soluzione finale” della questione ebraica significava lo sterminio di tutti gli ebrei d’Europa. Io ricevetti l’ordine di preparare lo sterminio ad Auschwitz nel giugno 1941. In quell’epoca c’erano già altri tre campi di sterminio nel governatorato generale: Belzec, Treblinka, Wolzek”. Non si potrebbe immaginare una conferma più perfetta delle tesi rese popolari dai media durante mezzo secolo. E intanto, in questo stesso testo, si trovano già tre controverità manifeste. • Il numero di 3 milioni di morti ad Auschwitz, necessario per giustificare il totale delle vittime ebraiche (6 milioni), ufficialmente proclamato all’inizio del gioco a Norimberga e che non ha smesso di essere il leitmotiv della storia ufficiale e dei media da allora, deve essere ridotto almeno di 2/3 come prova la nuova targa commemorativa di Auschwitz-Birkenau, che ha sostituito la cifra di 4 milioni con: un po’ più di un milione. • I campi di Belzec e di Treblinka nel 1941 non esistevano. Essi non furono aperti che nel 1942. • Quanto al campo di Wolzek, non è mai esistito. Come si è potuta registrare questa “testimonianza capitale” senza verifica preliminare? Hoess stesso lo spiega: le prime dichiarazioni furono scritte sotto il controllo delle autorità polacche che lo avevano arrestato(qui c'è un errore storico,Hoess fu arrestato dagli inglesi).Il libro intitolato Commandant d’Auschwitz: l’autobiographie de Rudolf Hoess, (Parigi, Juillard, 1959, e Maspèro, 1979) specifica: “Al momento del mio primo interrogatorio le confessioni furono ottenute picchiandomi. Non so che cosa c’è in quel rapporto benchè io l’abbia firmato” (5.956). (Nota a fondo pagina: “Un documento dattilografato di 8 pagine è stato firmato da Hoess alle 2 e 30 del mattino il 14 marzo 1946. Non differisce essenzialmente da ciò che ha scritto e detto a Norimberga o a Cracovia”). Hoess stesso descrive, nelle sue note manoscritte di Cracovia, le circostanze del primo interrogatorio, cui fu sottoposto dalla polizia britannica: “Sono stato arrestato l’11 marzo 1946 alle ore 23 [...]. La Field Security Police mi ha inflitto trattamenti durissimi. Mi hanno trascinato fino a Heide, proprio nella caserma in cui otto mesi prima ero stato rilasciato dagli inglesi. é là che si è svolto il mio primo interrogatorio, per il quale si usarono argomenti sorprendenti. Io non conosco il contenuto del verbale, sebbene l’abbia firmato. Tanto alcool e tanti colpi di frusta sono stati troppo, anche per me [...]. Qualche giorno dopo sono stato portato a Minden-am-Weser, centro principale d’interrogatorio della zona britannica. Là mi hanno trattato ancora peggio, per mano di un procuratore pubblico, di un comandante”. Fonte: Documento NO - 1210 Solo nel 1983 si è avuta la conferma delle torture inflitte a Rudolf Hoess per ottenere le prove dei “2 milioni e mezzo” di ebrei da lui sterminati ad Auschwitz a partire dal 1943. Il libro è scritto da Ruppert Butler e porta il titolo di Legions of Death (Le legioni della morte), Hamlyn Paperbacks. Contiene la testimonianza di Bernard Clarke (che arrestò Hoess dopo aver ottenuto da sua moglie, minacciata di morte insieme con i figli, l’indirizzo della cascina in cui si nascondeva e in cui fu catturato l’11 marzo 1946). Butler racconta che furono necessari tre giorni di torture per ottenere una “dichiarazione coerente” (quella che abbiamo appena citato, firmata il 14 marzo 1946 alle 2 e 30 del mattino). Dal momento del suo arresto Hoess fu picchiato al punto che “alla fine l’ufficiale sanitario intervenne con insistenza presso il capitano: ditegli di fermarsi o riporterete un cadavere”.Bisogna notare che Butler e il suo interlocutore Clarke sembravano molto soddisfatti di queste torture. La commissione d’inchiesta americana, composta dai giudici Van Roden e Simpson, inviata in Germania nel 1948 per svolgere un’inchiesta sulle irregolarità commesse dal tribunale militare americano di Dachau - che aveva giudicato 1.500 prigionieri tedeschi, condannandone a morte 420 -, stabilì che gli accusati erano stati sottoposti a torture fisiche e psicologiche di ogni tipo al fine di ottenere le “confessioni desiderate”. Così, su 137 dei 139 casi esaminati, i prigionieri tedeschi avevano ricevuto, nel corso degli interrogatori, dei calci nei testicoli che avevano lasciato loro danni irreversibili. Fonte: Intervista al giudice Edward L.Van Rodenrilasciata alla rivista “The Progressive” del febbraio 1949 Il processo di Auschwitz La sorte del principale accusato, l’ultimo comandante di Auschwitz Richard Baer, che doveva morire prima dell’inizio del processo, è particolarmente degna di interesse. Egli fu arrestato nel dicembre 1960 nei dintorni di Amburgo, dove viveva facendo l’operaio forestale. Nel giugno 1963 morì in prigione in circostanze misteriose. Secondo diverse fonti, che hanno per origine i resoconti della stampa francese, Baer, nel corso della detenzione preventiva, si era ostinatamente rifiutato di confermare l’esistenza di camere a gas nel settore posto un tempo sotto la sua responsabilità. Fonte: Hermann Langbein, Der Auschwitz Prozess,Europaeische Verlagsanstalt, Francoforte, 1965 Il rapporto d’autopsia dell’istituto medico-legale dell’Università di Francoforte stabilì: “l’ingestione di un veleno inodore e non corrosivo [...] non pu˜ essere esclusa”.L’avvocato di Norimberga, Eberhard Engelhardt, cita questo passaggio del rapporto d’autopsia in una lettera indirizzata alla procura di Francoforte il 12 novembre 1973 e afferma che Baer è stato avvelenato durante l’inchiesta. Secondo esempio: il rapporto Gerstein, ufficiale della Waffen SS, così visibilmente aberrante che fu rifiutato come prova dal Tribunale militare di Norimberga il 30 gennaio 1946, ma fu utilizzato al processo Eichmann a Gerusalemme nel 1961. Questa “testimonianza” faceva salire il numero delle vittime (indicato in 60.000 al giorno in tre campi: Belzec, Treblinka e Sobibor) a 25.000.000! Fonte: Cote PS 1553 Inoltre si sono viste da 700 a 800 persone ammucchiate in piedi in uno spazio di 25 metri quadrati (più di 28 per metro quadrato!) Roques redasse una tesi che dimostrava l’inconsistenza del “rapporto Gerstein”, ottenendo la menzione “molto bene”. Alain Decaux, nel “Matin de Paris” del 13 dicembre 1986, scrisse che “tutti i ricercatori avrebbero dovuto ormai tenere conto di questo lavoro”, aggiungendo che il professor Roques era “l’uomo [...] meglio informato sull’affare Gerstein”. Si cercarono quindi dei motivi amministrativi contro di lui. Dato che aveva preparato la sua tesi a Parigi, sotto la direzione del professor Rougeot e la discussione della tesi era stata trasferita a Nantes, sotto la direzione del professor Rivière, in modo perfettamente regolare, egli non aveva pagato la sua iscrizione alla facoltà di lettere di Nantes! Fu così che Henri Roques si vide ritirare il titolo di dottore. Terzo esempio, per limitarci ai “testimoni” più celebri: Miklos Nyiszli, medico ungherese deportato che scrisse Mèdecin à Auschwitz (pubblicato, a partire dal 1953, da Jean Paul Sartre su “Les Temps Modernes” e ristampato da Tibere Kremer, Parigi, Juillard 1961). Le camere a gas, ci dice Miklos Nyiszli, erano lunghe 200 metri e, come precisa il documento prodotto a Norimberga, avevano una superficie di 210, 400 o 580 m2, con larghezze rispettive di metri 1,05, 2 o 2,90.Secondo Miklos Nyiszli riuscivano a starvi e a circolarvi facilmente 3.000 persone, nonostante il fatto che vi fossero della colonne al centro e dei banchi ai lati. é significativo che l’Encyclopaedia Judaica (1971) e l’Encyclopaedia of the Holocaust (1990) non menzionino neppure quest’opera, di cui attestano senza dubbio il discredito che l’accompagna dopo la critica effettuata da Paul Rassinier.La prima affermazione di Nyiszli è che, quando arrivò al campo (alla fine del maggio 1944), gli stermini col gas erano in atto da 4 anni. Ora, il documento di Norimberga (NO 4.401) indica che gli ordinativi per i crematori furono inoltrati solo nel 1942 e il documento 4.463 che essi furono pronti solo il 20 febbraio 1943. (termine inesatto furono consegnati rispettivamente: Krema II 31 marzo 1943 ,Krema III 24 giugno 1943,Krema IV e V 4 aprile 1943) Nell’agosto 1960 l’Istituto di storia contemporanea (Institut fuer Zeitgeschichte) di Monaco comunicava alla stampa:”Le camere a gas di Dachau non sono mai state terminate né messe in funzione [...]. Gli stermini in massa degli ebrei sono cominciati nel 1941-42 e solamente in alcune zone della Polonia occupata, all’interno di installazioni tecniche previste a questo scopo, ma in nessun caso in territorio tedesco”. Fonte: “Die Zeit”, 19 agosto 1960 Altri esempi: Sauckel (uno dei principali accusati). Seduta del 30 maggio 1946 del Tribunale di Norimberga: ”Confermo che la mia firma figura in quel documento. Chiedo al tribunale il permesso di spiegare come fu ottenuta.Il documento mi fu presentato nella sua forma finale. Chiesi il permesso di leggerlo e di studiarlo per decidere se dovevo sottoscriverlo. Ciò mi fu rifiutato... Poi un poliziotto polacco o russo entrò e chiese: -Dov’è il foglio di Sauckel? Prenderemo Sauckel con noi, ma la sua famiglia sarà portata in territorio sovietico-. Io sono padre di 10 bambini e firmai, pensando alla mia famiglia”. Tra le testimonianze dei criminali quella del generale Ohlendorf è particolarmente rivelatrice. Egli diresse dall’estate 1941 all’estate 1942 le Einsantzgruppen incaricate di giustiziare i commissari politici dei partigiani nella Russia meridionale. Al processo del Tribunale Militare Internazionale, nel quale furono giudicati i più alti responsabili del regime hitleriano, egli dichiarò che aveva ricevuto degli ordini orali per aggiungere alle sue funzioni quelle di sterminare gli ebrei utilizzando i camion attrezzati per dare la morte anche alle donne e ai bambini. Fonti: Trial of the Major War Criminals, cit., IV, pp. 311-355, e XXII, pp. 478-480, 491-494, 509-510 e 538 La testimonianza del generale Ohlendorf al momento dei processi minori di Norimberga è del tutto diversa: inizialmente, egli ritrattò le sue dichiarazioni precedenti sull’ordine orale di sterminio degli ebrei, riconobbe di avere ucciso degli ebrei e degli zingari, ma nel quadro della lotta contro i partigiani e non secondo un piano specifico di sterminio. Confessò anche di avere ucciso 40.000 persone e non 90.000 come aveva detto prima. Fonte: Trials of the Criminals, Washington, DC, 1950, IV, pp. 223-312 Agli storici critici non fu opposta alcuna refutazione, alcuna discussione scientifica che li contraddicesse: purtroppo, nel migliore dei casi, fu loro opposto il silenzio e, nel peggiore, la repressione. Silenzio, per esempio, sull’opera di Paul Rassinier storico ed ex deportato a Buchenwald e a Dora, quando questo fondatore della storia critica dei crimini hitleriani pubblicò Le mensonge d’Ulysse, Le drame des juifs europèens, Le vèritable procès Eichmann. Poi silenzio e persecuzioni varie, in America, per l’ingegner Leuchter, specializzato in gassazioni in alcuni penitenziari americani, che fece una perizia puramente tecnica sulle “camere a gas” di Auschwitz nel corso del già citato processo di Ernst Zuendel a Toronto. Repressione contro il professor Robert Faurisson, cacciato dalla sua cattedra all’università di Lione, citato in giudizio e infine vittima di un tentativo di omicidio in cui fu gravemente ferito, per aver messo in discussione l’esistenza delle “camere a gas”. Nel marzo 1978 assassinio dello storico francese François Duprat da parte di un commando, per aver pubblicato l’opuscolo di un australiano che metteva in dubbio la cifra di 6 milioni di morti. Repressione contro Henri Roques, cui fu anche rifiutato il titolo di dottore nonostante avesse ottenuto la menzione “molto bene” per la sua tesi, poichè si impegnava in un esame critico del Rapporto Gerstein. Repressione contro l’editore Pierre Guillaume, per la pubblicazione delle Annales d’histoire rèvisionniste. Egli è stato obbligato a rinunciare alla sua rivista ed è stato rovinato finanziariamente dalle multe e dalla distruzione delle vetrine della sua libreria. Repressione in Germania contro il magistrato Wilhelm Staeglich, che aveva fatto un esame critico delle testimonianze e dell’arma del crimine nei campi e aveva rilevato un certo numero di controverità con Le mythe d’Auschwitz (Parigi, La Vieille Taupe, 1978). Lo stesso titolo di dottore in diritto gli fu ritirato, essendo basato sulla legge hitleriana del 7 giugno 1939 (Codice del Reich, 1, p. 1326). Repressione in America contro lo storico Arthur Butz, che cercava di situare in una giusta prospettiva ciò che era reale e ciò che era mitologico con The Hoax of the Twentieth Century (Torrance, IHR, 1976). La vendita del libro fu vietata in vari paesi tra cui la Germania e il Canada. In quest’ultimo paese, processo di Toronto contro Zuendel, per la pubblicazione dell’opera di Richard Harwood Did six millions really die? (Richmond, HRP, 1974 - Ne sono davvero morti sei milioni?-), mentre la risposta, anche quella ufficiale, a questa domanda è diventata negativa come la sua. (...) In campo cinematografico un film artistico, ammirevole e delicato di Alain Resnais, Nuit et brouillard, dà un’immagine straziante e indimenticabile della barbarie e del martirio, ma viene sfigurato e snaturato dall’evocazione della cifra arbitraria di 8 milioni di vittime ebraiche, per di più nella sola Auschwitz! Ma ben presto tutta una letteratura e soprattutto un’ondata cine-matografica e televisiva furono consacrate a questa inversione di senso del crimine hitleriano. (...) Shoah di Lanzmann ci affligge per nove ore con immagini pietrificanti, con le visioni di interminabili convogli ferroviari dal rumore ossessionante e con testimonianze come quelle del parrucchiere di Treblinka, che sistemava in uno spazio di 16 metri quadrati 60 donne e 16 parrucchieri! Per questo Shoah business i committenti sono stati generosi. E primo fra tutti lo Stato d’Israele. Menahem Begin aveva fatto destinare a Shoah 850.000 dollari, considerandolo “un progetto d’interesse nazionale”. Fonti: “Agence télégraphique juive”, 20 giugno 1986, e “The jewish journal”, New York, 27 giugno 1986, p. 3 Una delle opere che più hanno contribuito alla manipolazione dell’opinione pubblica mondiale, il telefilm Olocausto, “E’ un crimine contro la verità storica. Il tema generale era che un avvenimento così massiccio come lo sterminio di 6 milioni di ebrei non aveva potuto passare inosservato all’insieme del popolo tedesco. Se quindi i tedeschi non ne erano venuti a conoscenza era perchè non avevano voluto sapere e perciò erano colpevoli”. Fonte: “Libération”, 7 marzo 1979 Ed ecco i frutti velenosi che questi “breviari dell’odio” producono. ”Tutti questi agenti del nemico devono essere espulsi dal territorio metropolitano: sono due anni che noi chiediamo la possibilità di farlo. Quello che ci serve è molto semplice e molto chiaro: l’autorizzazione e barche a sufficienza. Il problema rappresentato dal far affondare queste barche non dipenderebbe più, ahimè, dal consiglio municipale di Parigi”. Fonte: Bollettino municipale ufficiale di Parigi, seduta del consiglio municipale del 27 ottobre 1962, p. 637 Si trattava di una proposta meditata. Moscovitch l’avrebbe confermata il 15 gennaio 1963, in occasione di un processo per diffamazione da lui stesso intentato: “Ho effettivamente rimpianto che i nemici della Francia non siano stati sterminati... e lo rimpiango ancora!” (“Le Monde”, 17 gennaio 1963). Il romanzo ha partecipato a questa mistificazione. David Rousset, dopo una prima opera degna e sobria, scritta subito dopo la sua uscita dal campo di Buchenwald (L’universe concentrationnaire, Parigi, ƒd. de Minuit, 1946), ha espresso, in forma letteraria e sottile, con Les jours de notre mort (Parigi, La Jeune Parque), la maggior parte dei luoghi comuni che sono andati a formare la mole della letteratura concentrazionaria. Fino a Au nom de tous les miens di Martin Gray (red. Max Gallo, Parigi, Laffont, 1971), che utilizza i servizi di un grande scrittore francese per descrivere un campo in cui non aveva mai messo piede. Dai falsi archivi del ministero degli ex combattenti “scoperti” da Serge Klarsfeld, fino ai falsi apocalittici di Elie Wiesel (premio Nobel), che ha anche visto, “visto in prima persona”, delle “fiamme gigantesche” salire da una fossa all’aria aperta “dove venivano gettati dei bimbi” (fiamme mai avvistate dagli aerei americani che non smettevano di sorvolare il campo). In un crescendo dell’atroce e del delirante egli aggiunge: “Più tardi ho saputo da un testimone che per mesi e mesi il suolo non aveva smesso di tremare e che ogni tanto schizzavano fuori geyser di sangue” (si tratta di una “testimonianza” su Babiyar). Fonte: Elie Wiesel, Paroles d’étranger, Parigi, Seuil, 1982, pp. 192 e 86 L’apoteosi di questa letteratura romanzesca è il Diario di Anna Frank, bestseller mondiale. Il romanzo, meravigliosamente commovente, si sostituisce alla realtà e il mito si traveste da storia. Lo storico inglese David Irving, intervenendo al processo di Toronto il 25 e 26 aprile 1988 (33.9399-9400) fece questa dichiarazione riguardo al Diario di Anna Frank: “Il padre di Anna Frank, col quale mi sono tenuto in corrispondenza per diversi anni, ha finalmente deciso di dare la sua approvazione affinchè si sottoponga il manoscritto del diario a un esame di laboratorio, cosa che ho sempre ritenuto necessaria quando vi siano contestazioni a proposito di un documento”. Il laboratorio incaricato di questa perizia fu quello della polizia criminale tedesca, a Wiesbaden. Esso concluse che una parte del Diario di Anna Frank era stata scritta con una penna a sfera (questo genere di penne non fu commercializzato che nel 1951, mentre Anna Frank morì nel 1945). La dichiarazione di David Irving continua: “La mia personale conclusione sul Diario di Anna Frank è che esso è scritto in gran parte da una bambina ebrea di una decina d’anni. I testi sono stati raccolti da suo padre, Otto Frank, dopo la tragica morte per tifo della figlia in un campo di concentramento: suo padre e altre persone, che non conosco, hanno corretto questo diario per dargli una forma vendibile, che arricchisse allo stesso tempo sia il padre sia la Fondazione Anna Frank. Ma come documento storico l’opera non ha alcun valore, perchè il suo contenuto è stato alterato”. Questo Shoah business non utilizza che le “testimonianze” sulle diverse maniere di “gassare” le vittime, senza che mai ci vengano mostrate le modalità di funzionamento di una sola “camera a gas” (di cui Leuchter ha dimostrato l’impossibilità fisica e chimica), né uno solo di quegli innumerevoli camion che sarebbero stati utilizzati come “camere a gas ambulanti” grazie alle emanazioni del gasolio. Né le tonnellate di cenere dei cadaveri, nascoste dopo la loro cremazione. “Non esiste alcuna fotografia delle camere a gas e i cadaveri sono svaniti in fumo. Restano i testimoni”. Fonte: “Le Nouvel Observateur”, 26 aprile 1985 Il costante leitmotiv di Claude Lanzmann è costruito in questo modo. Lo stesso autore ci dice: “Bisognava fare questo film con niente, senza documenti d’archivio, inventando tutto”. Fonte: “Libération”, 25 aprile 1985, p. 22 L’arma del crimine Se ci si fosse posti dal punto di vista dello scopo di un processo criminale, sarebbe stato di importanza primaria ascoltare qualche esperto che si pronunciasse su svariate questioni, se non altro per farsi un’idea della credibilità dei numerosi testimoni così come di qualche “documento”. Permetteteci di formulare qui alcune di queste domande: • Quanto tempo era necessario al gas Zyklon B per agire e come si manifestavano i suoi effetti? • Per quanto tempo il gas restava attivo in un locale chiuso (sia senza aerazione, sia con un’aerazione immediatamente consecutiva al suo utilizzo)? • Era possibile, come è stato affermato, entrare senza maschera protettiva nei locali impregnati di Zyklon B solo mezz’ora dopo l’uso di questo gas? • Era possibile bruciare completamente i cadaveri in 20 minuti dentro un forno crematorio? • I forni crematori potevano funzionare giorno e notte senza interruzione? • é possibile bruciare dei cadaveri umani dentro fosse profonde diversi metri e, in caso affermativo, in quanto tempo? Fino ad ora non è stato presentato nessun “corpo del reato”. Daremo soltanto due esempi: a) quello delle “camere a gas mobili” ottenute dai camion; b) quello del sapone fatto col grasso umano (frottola utilizzata già durante la guerra del 1914-18, come d’altronde la “gassazione” è una versione riciclata delle “gassazioni” dei serbi da parte dei bulgari nel 1916). Fonte: “The Daily Telegraph”, Londra, 22 marzo 1916, p. 7, e 22 giugno 1946, p. 5 La storia dello sterminio con vere e proprie “camere a gas mobili” costituite da camion, nei quali migliaia di persone sarebbero state uccise, grazie all’orientamento verso l’interno del tubo di scappamento, è stata diffusa tra l’opinione pubblica occidentale per la prima volta dal “New York Times” del 16 luglio 1943, p. 7 (prima di allora il tema era stato sviluppato solo sulla stampa sovietica). Anche in questo caso l’arma del crimine (le centinaia o migliaia di camion attrezzati per questi omicidi) è scomparsa. Nemmeno uno solo di essi ha potuto essere prodotto in alcun processo come corpo del reato. Si può anche notare che, se il piano di “sterminio” doveva restare un “segreto” assoluto, come dice Hoess, sarebbe strano che lo si fosse comunicato a migliaia di autisti e ai loro assistenti funebri i quali dovevano prendere in consegna le vittime (senza ordine di missione), facendone sparire magicamente i cadaveri e restando unici depositari del “terribile segreto”. Wiesenthal si è incaricato di promuovere la leggenda del “sapone umano” in alcuni articoli pubblicati nel 1946 su “Der Neue Weg”, giornale della comunità ebraica austriaca. In un articolo intitolato RIF egli scriveva: “Le terribili parole -trasporto per sapone- si udirono per la prima volta alla fine del 1942. Fu nel Governatorato generale (della Polonia) e la fabbrica si trovava in Galizia, a Belzec. Dall’aprile 1942 al maggio 1943 900.000 ebrei furono utilizzati come materia prima in questa fabbrica”. Dopo la trasformazione dei cadaveri in diverse materie prime, continuava Wiesenthal, “il resto, lo scarto grasso residuo, veniva impiegato per la produzione di sapone. Dopo il 1942 le persone all’interno del Governatorato generale sapevano molto bene cosa significasse il sapone RJF. Il mondo civilizzato non può immaginare la gioia che questo sapone procurava ai nazisti del Governatorato generale e alle loro donne. In ogni pezzetto di sapone essi vedevano un ebreo che era stato messo là magicamente e al quale si era impedito di diventare un secondo Freud, Ehrlich o Einstein”. Il Memoriale di Yad Vashem risponde molto ufficialmente che i nazisti non hanno fabbricato sapone con i cadaveri degli ebrei. Durante la guerra la Germania aveva sofferto di una penuria di materie grasse e la produzione di sapone fu supervisionata dal governo: i pezzi di sapone furono segnati con le iniziali RIF che significavano “Ufficio del Reich per l’approvvigionamento di grassi”. Alcuni lessero per errore RJF: “puro grasso ebraico”. Il clamore si estese rapidamente. (...) Al processo di Toronto l’avvocato Christie ha messo in evidenza quanto le testimonianze contrastassero con le reali possibilità chimiche e tecniche. Ed ecco tre esempi: a) - Rudolf Hoess, in Commandant d’Auschwitz, cit., p. 198, scrive: “La porta veniva aperta una mezz’ora dopo l’adduzione del gas e dopo che la ventilazione aveva rinnovato l’aria. Il lavoro di rimozione dei cadaveri cominciava subito”. “Si eseguiva questo compito con indifferenza, come se esso facesse parte di un lavoro quotidiano. Trascinando i cadaveri, gli uomini mangiavano o fumavano”. Dunque non indossavano delle maschere? domanda l’avvocato Christie (5-1123). Non è possibile maneggiare dei cadaveri, che siano stati in contatto con lo Zyklon B, durante la mezzora seguente e ancora meno mangiare, bere o fumare. Sono necessarie almeno dieci ore di ventilazione perchè non ci sia più pericolo. b) - L’avvocato Christie presentò il documento PS 1553 di Norimberga con molte fatture in appendice. Hilberg dovette ammettere che la quantità di Ziklon B inviata a Oranienburg era la stessa inviata ad Auschwitz nello stesso giorno. Hilberg indica che Oranienburg era un campo di concentramento e un centro amministrativo dove, a sua conoscenza, “nessuno era stato gassato”.(...) (...)E’ vero che si mostra ai turisti, se non il funzionamento, almeno la ricostruzione, eseguita più o meno bene, delle “camere a gas” anche laddove, come a Dachau, è appurato che non hanno mai funzionato. c) - Leuchter ha esaminato i luoghi che, secondo le mappe ufficiali di Birkenau, erano stati usati come “fosse di cremazione” per sbarazzarsi dei cadaveri. La maggior parte della letteratura olocaustica le descrive come fosse di circa 6 piedi di profondità... Il fatto più notevole al riguardo è che il livello dell’acqua era a un piede o a un piede e mezzo di profondità dalla superficie: Leuchter ha sottolineato che sarebbe stato impossibile bruciare dei corpi sott’acqua. E non vi era alcun motivo di pensare che le cose fossero cambiate dopo la guerra dal momento che la letteratura sull’olocausto descrive i campi di Auschwitz e Birkenau come costruiti su una palude (32.9100-9101). Eppure, nell’esposizione, ci sono le foto di queste pretese “fosse di cremazione”. Per quanto concerne i crematori all’aria aperta, all’interno di “fosse di cremazione”: “Birkenau è costruito su una palude, tutte le installazioni avevavo dell’acqua a circa 60 cm. dalla superficie. L’opinione dell’autore di questo rapporto è che a Birkenau non ci sono mai state fosse di cremazione (14.008). Una fonte preziosa per lo studio obiettivo a partire da documenti incontestabili del complesso di Auschwitz-Birkenau e in particolare delle sue famose cremazioni all’aria aperta, il cui fumo “oscurava tutto il cielo” secondo numerose testimonianze, sarebbero state le foto aeree scattate dall’aviazione statunitense e pubblicate dagli americani Dino A. Brugioni e Robert C. Poirier (The Holocaust revisited: A retrospective analysis of the Auschwitz Birkenau extermination complex. Washington, DC, CIA, febbraio 1979). A dispetto del commento degli analisti della CIA, che si vuole ortodosso, su queste foto non si trova niente che corrisponda a quell’inferno di fuoco in cui le fiamme divoravano, come hanno osato dirci, fino a a 25.000 cadaveri al giorno tra il maggio e l’agosto 1944, soprattutto in seguito alla deportazione degli ebrei ungheresi. Le foto aeree (del 26 giugno e 25 agosto 1944) non rivelano la minima traccia di fumo. Né, d’altra parte, di concentrazione di folle o di qualche attività particolare. L’album di Auschwitz, raccolta di 189 fotografie scattate anche nel campo di Birkenau nello stesso periodo, pubblicato con un’introduzione di Serge Klarsfeld e un commento di J.-C. Pressac, mostra 189 scene di vita concentrazionaria al momento dell’arrivo di un convoglio di deportati dall’Ungheria. Anche qui nulla, rigorosamente nulla, che attesti uno sterminio massiccio e sistematico.Al contrario, le molteplici fotografie, che permettono una visione d’insieme del posto, non solo non evidenziano niente che confermi questo sterminio, ma escludono che esso abbia potuto avere luogo, contemporaneamente, in qualche parte “segreta” del campo. Mentre il commento di J.-C. Pressac, a causa delle estrapolazioni manifeste cui egli si lascia andare, rende visibile e palpabile il processo di fabbricazione. Fonte: L’Album d’Auschwitz, Parigi, Seuil, 1983 Ma il canadese John C. Ball, specializzato nell’interpretazione di foto aeree, sembra aver riunito la maggior parte dei documenti fotografici originali e condotto con competenza un’analisi rigorosa. Le sue conclusioni sono in totale disaccordo con la storia ufficiale. Fonte: Air Photo Evidence, Ball Resource Service, 1992, Il complesso delle questioni tecniche è stato sollevato al momento del processo di Ernst Zuendel a Toronto, nel quale le parti si sono potute esprimere completamente e liberamente. Il resoconto di questo processo è quindi una fonte eccezionale per ogni storico onesto, perchè consente di venire a conoscenza delle tesi in presenza e di tutti gli elementi della controversia. Le dichiarazioni degli uni e degli altri sono tanto più preziose e significative, per il fatto che ognuno parlava sotto il controllo della critica immediata della parte avversa. Un dettaglio che sembra di importanza decisiva: il 5 e 6 aprile 1988 Yvan Lagacé, direttore del crematorio di Calgary (Canada), di tipo molto simile a quelli di Birkenau costruiti nel 1943, potè esporre l’insieme dei problemi tecnici e di manutenzione di questa particolare muffola d’incinerazione. Egli parlò della necessità di una pausa di raffreddamento tra le cremazioni e il momento dell’introduzione di un corpo, in mancanza della quale si sarebbero danneggiati i rivestimenti ignifughi dei forni stessi. Si chiese a Lagacé di esprimere il suo punto di vista su come Raul Hilberg nella Destruction des juifs européens (seconda edizione, p. 978) valuta il rendimento dei 46 forni nei 4 crematori di Birkenau. Hilberg afferma: “Il rendimento teorico giornaliero dei 4 crematori di Birkenau era di più di 4.400 cadaveri, ma, con le interruzioni e i rallentamenti, praticamente il limite era inferiore”. Lagacé dichiarò che questa affermazione era “assurda” e “irreale”. Pretendere che 46 forni potessero bruciare più di 4.400 corpi al giorno è grottesco. Basandosi sulla propria esperienza Lagacé affermò che a Birkenau era possibile cremare 184 corpi al giorno. Fonte: 27- da 736 a 738 (Fonte) Roger Garaudy
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N.B. In verde testi di Olotruffa. Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.
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19:33 Scritto da: prussian-blue in $apone ebraico, $ei milioni...6.000.000 ?, AAA-Cerca$i camere a ga$, arendt hannah, Articoli di/su Paul Rassinier, Deliri $terminazioni$ti, Douglas Christie, Einsatzgruppen, Ernst Zundel, Fosse di cremazione, frank anne, hilberg raoul, holoca$h,holocash,truffa, Katyn strage, Kurt Gerstein, Lager Au$chwitz, Lager Lublino-Majdanek, Linguaggio cifrato - Sprachregelung, nyiszli miklos, poliakov leon, Pressac Jean Claude, Processi Toronto 1985-1988, repre$$ione revisionismo, Sobibor ,Treblinka,Majdanek, Soluzione finale - Endlösung, SS-Gruppenführer Heydrich, SS-Sturmbannführer Eichmann, Tifo petecchiale, vidal-naquet pierre, wiesel elie (il SEDICENTE), wiesenthal simon, Zyklon-B | Link permanente | Commenti (1) | Tag: hemingway, vladimir ze’ev jabotinskij, theodor n. kaufman, ilja erenburg, katyn, norimberga, olga wurmser-migot, hilberg, wannsee, ausrottung, einsatzgruppen, braun mappe, ohlendorf |
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Commenti
Ottima trattazione! Due sole righe a voler-forse pleonasticamente- registrare come il popolo anglosassone, nella derivazione britannica prima e nord americana poi, abbia causato più danni e sfaceli all'umanità in 100 anni di quanto ne abbiano fatto 10 secoli di invasioni e di guerre. Con l'eccezione della criminale Russia stalinista che ancor oggi festeggia la sua grande guerra patriottica..., raramente una popolazione terrestre ha prodotto più individui malsani di quella di comune origine anglo-sassone o per via diretta o tramite la amalgama utilitaristica con altre razze.
Scritto da: rudolf262 | 07 maggio 2011
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