21 giugno 2011
264- Chiacchiere con Gilad Atzmon
intervista di Rinaldo Francesca
Il sassofonista jazz Gilad Atzmon(foto) non ha bisogno di presentazioni: è un musicista che da anni dà performances in tutto il mondo. Il suo eclettico sound – in cui l'ascoltatore può cogliere di tutto: da complessi cambi di tempo à la Frank Zappa, citazioni di John Coltrane (l'epico Love Supreme, per esempio), intricata salsa in stile Michael Camilo, sfumature mediterranee e clarinetto klezmer (o folk balcanico?) - è stato esportato nei quattro angoli del globo.
Nato in Israele nel 1963, Gilad ha però scelto – più o meno nello stesso periodo in cui l'identica scelta veniva fatta dal sottoscritto – di abbandonare il suo paese e stabilirsi qui, a Londra. In auto-esilio, come dice il retro di copertina di un suo romanzo, My One and Only Love. Eh sì perché, per citare Lame Duck: “Gilad suona il sax, oltre a suonare i suoi connazionali”: una delle ragioni della sua decisione di non vivere nel suo paese natìo deriva infatti dal suo rifiuto di convivere con l'occupazione che Israele mantiene da più di mezzo secolo sui territori palestinesi, più tutti gli altri annessi & connessi che derivano da questa situazione, annotati regolarmente sul suo blog. Intrigato da questo personaggio, estasiato da una sua magnifica performance a cui ho assistito, con la mia “ciurma”, nel gremitissimo club Vortex, e cavalcando l'onda di un'amicizia in comune, mi sono fatto avanti e gli ho domandato se poteva concedermi una chiacchierata di un'oretta. Dopo un mese e un tour in America Centrale (suo, non mio), la cosa si è materializzata martedì scorso; ciò che segue è la trascrizione di una chiacchierata microfonata nel suo “quartier generale” in cui, premiandoci con tè verde e un po' del suo eccellente hummus fatto in casa, abbiamo discusso musica, fede, politica, sionismo, e polpette di pesce ripieno (gefilte fish).RINALDO FRANCESCA: OK, prima di tutto, vorrei cominciare con la tua poliedrica identità: musicista di successo, scrittore, attivista e blogger, che aggiorna costantemente il suo blog – una cosa che, come immagino, deve esigere un'immensa quantità di roba da leggere e scrivere. Quindi la mia prima domanda per i miei pochi lettori – blogger anche loro – è questa: come diavolo fai a “farci stare tutto”? Qual è la tua disciplina, il tuo segreto?
GILAD ATZMON: La gente dice di me che ho praticamente rinunciato al sonno. In genere, vedo il dormire come una perdita di tempo, anche se ne ho bisogno di tanto in tanto. Ma c'è una cosa che bisogna capire: quando sei un musicista passi un sacco di tempo viaggiando, e in realtà la concentrazione per “proiettare” è solo di due ore e mezza al giorno. E questo mi lascia un bel po' d'ore. Così, quando sono per la strada, in aereo, in autobus, sul treno (non quando guido! Anche se provo pure in quel caso), ho sempre il tempo di leggere articoli, commenti...
RF: Costantemente collegato al www, quasi ventiquattr'ore al giorno?
GILAD ATZMON: La marea è cambiata.
GILAD ATZMON: “Solamente me. Gli Ebrei Socialisti. E naturalmente avevano diffuso menzogne; quella gente ha poi verificato [le menzogne], e gli ha risposto: “Ascoltate, sapete che c'è? Andate a farvi fottere”. Però la mattina – c'è un documentario che stanno facendo su di me – sono venuti qui, giusto per fare le interviste finali, e sono venuto a sapere una cosa di uno di questi Ebrei Socialisti. Tra parentesi, [la definizione] è in pratica un ossimoro: o sei un socialista, e allora dici: “Io vado oltre: sono classe lavoratrice e non mi importa della mia origine etnica, o quello che è”... però questi sono socialisti orientati sul sangue: praticamente sono nazional-socialisti! Nemmeno fascisti. [Fossero almeno] fascisti andrebbe bene! Non sono fascisti, sono nazional-socialisti: la loro filosofia non è diversa, anzi, è molto simile a quella dei nazisti. Sì, sono socialisti ma, tipo, orientati verso il sangue! Sai, per esempio, adesso io non so se tu sei ebreo o no però tu non potresti – dando per scontato che tu sia un italiano e un gentile – non saresti in grado di far parte [della loro società], a meno che non ti si circoncida con un rabbino, capisci, e ti si faccia una trasfusione di sangue. E non sono sicuro che vorresti [tutto questo], solo per poter far parte degli Ebrei Socialisti.
RF: Per diventare un nazional-socialista? Magari no, magari no... E questi sono tutti inglesi, cioè, che vivono in Inghilterra?
GILAD ATZMON: Persone che vivono in Inghilterra da generazioni, e in un qualche modo sono riusciti a mantenere […] Comunque sia, sono venuto a sapere che volevano farmi espellere dalla piattaforma – la sera. La mattina però è stato offerto loro di condividere la piattaforma con me, per un dibattito, e allora sì che hanno accettato in fretta e furia: lo volevano, capisci? Purché vengano fatti partecipi... Vedi, questa gente non si può prendere sul serio. E pensa un po', sto per pubblicare un nuovo libro, a settembre e, sai, sono veramente fortunato che queste persone mi abbiano sfidato, perché il sionismo è un fenomeno interessante. Però, se vuoi veramente guardare il sionismo [da vicino], almeno per quanto mi riguarda, la migliore opportunità mi è stata data proprio da queste persone. Perché quando guardi questi Ebrei Socialisti ti rendi davvero conto del livello d'ipocrisia; capisci davvero come operino [nell'apparenza], da foglie di fico, da gate-keepers, sai? Lo dicono sul loro sito: “Siamo principalmente interessati ad attualità che riguardino gli ebrei”, capisci? Come fanno dei socialisti a dire cose del genere? [I socialisti] devono essere umanisti, no? Ora, ci sono persone che sono ebree perché credono in Dio e seguono il Talmud. Ma [gli Ebrei Socialisti] sono decisamente laici! E allora ci rimangono solo sangue e gefilte fish!
RF: Gefilte fish! Mi piace, a dire la verità! Purché ci sia quella salsa al rafano, com'è che si chiama... Chrain, ecco!
GILAD ATZMON: Sì, ammetto che l'unica cosa che mi piace veramente del gefilte fish è il chrain!
RF: Basta tenere solo il chrain!
GILAD ATZMON: E rimandare il gefilte fish al cuoco! [ride]
RF: D'accordo. La mia prossima domanda – oops, ho urlato un po' troppo – la mia prossima domanda doveva avere a che fare con la religione perché, curiosamente, le critiche più pesanti a Israele sono quelle che provengono da certi [religiosi]... Sai, il rabbino Avraham Greenberg che brucia il suo passaporto israeliano in pubblico durante l'Operazione Piombo Fuso, o persino in New York, con Neturei Karta; ma so che sei un po'... che vedi questi gruppi con un misto di...
GILAD ATZMON: Veramente gli unici gruppi che davvero apprezzo – e ammiro persino, talvolta – sono gli ebrei della Torah: sono gli unici gruppi che vedo come una coerente, collettiva forma di resistenza. Loro dicono: “Noi siamo ebrei; perché siamo ebrei? Perché seguiamo la religione giudaica. E la nostra comprensione e interpretzione della religione giudaica – che loro considerano l'unica vera interpretazione, tra l'altro – ci porta ad opporci a Israele”. Non ci vedo alcun problema. Non mi sono mai opposto a loro e...
RF: Yisroel Dovid Weiss, mi pare sia il suo nome...
GILAD ATZMON: Rabbino Weiss, certo.
RF: Aveva avuto una breve [intervista su Fox News]
GILAD ATZMON: Dò per scontato che loro magari potrebbero opporsi a me, ma io non ho decisamente nulla – anzi, li capisco: persino io mi oppongo a me stesso di tanto in tanto!
RF: Una buona domanda, a dire la verità: tu sei – senza necessariamente appartenere a una qualche specifica denominazione religiosa – ma tu sei, o ti consideri religioso, in qualche modo?
GILAD ATZMON: Penso di essere un uomo molto religioso. Sono un musicista, e quando sei un musicista, o perlomeno un musicista jazz, in qualcosa devi credere. Sicuramente non credo che riuscirei a suonare così veloce, cioè, sai, io suono piuttosto veloce, ma non credo di avere niente – o molto - a che vedere con questo, perché non riesco nemmeno a pensare così veloce come suono. Ci dev'essere... dev'esserci – tipo – qualcosa che è leggermente più grande di me, magari persino dentro di me, che spiana la via. Per cui penso che le persone che sono impegnate nella bellezza siano in qualche modo religiose, in un certo senso. Io penso che Coltrane fosse, sai, una sorta di figura religiosa, e così altri: Miles, tutte quelle figure; e quando si parla di musica classica...
RF: Bach?
GILAD ATZMON: Quando vedi Bach, ascolti Brahms, o Wagner, ci senti una forte tendenza spirituale. Tuttavia, non sono il tipo di persona che si metterebbe a seguire una chiesa. Anche se devo dire che quelle poche volte che sono andato, mi sono sempre sentito ispirato: ascoltare persone – gente come me, solo più istruita in discipline spirituali – parlare del mondo e della convivenza con altri, questo è certamente qualcosa che non ho mai, mai, mai visto in Israele, o in un qualsiasi circuito ebraico: sai, nei circuiti ebraici si parla solo di stare fra ebrei, capisci, non di stare fra gli altri.
RF: Allora il tuo è l'argomento... beh, prima di tutto, la solidarietà con... ciò che è noto come “valori cristiani”...
GILAD ATZMON: C'è la stessa cosa nell'Islam. Io penso che, ovviamente, ci siano molte similitudini tra l'Ebraismo e l'Islam. Ma la gente che parla di [tradizione] giudaico-cristiana, che è una nozione patetica... Gli ebrei e i cristiani sono stati in battaglia costantemente fin dall'inizio, sai, fin dalla nascita del Cristianesimo, quando nacque, capisci, con Cristo. E questa battaglia non è mai terminata, non è mai smessa: non si è mai risolta. Lo è adesso: abbiamo un accenno di risoluzione, solo perché è utile alla prassi e all'ideologia sionista. Però è ben chiaro che, quando si parla delle tre religioni monoteistiche abramiche, l'Islam e il Cristianesimo sono orientate verso l'Umanesimo, verso l'universalismo, e l'Ebraismo è l'esatto opposto: è tribale, è anti-umanistico; ci sono certamente degli aspetti umanistici, ma perfino nell'Ebraismo, gli aspetti umanistici sono significativi solo quando sono universalizzati. Chi li ha universalizzati? Cristo. Che fine a fatto? Inchiodato a un pezzo di legno!
RF: E il tuo... Volevo dire, tu naturalmente sei un filosofo...
GILAD ATZMON: Sì, ho studiato filosofia.
RF:... Hai scritto... E il tuo argomento per l'esistenza di Dio è l'argomento della Bellezza; del tipo: “Spiega la Cappella Sistina: come potrebbero esistere simili capolavori [senza Dio]”? E adesso cambio totalmente discorso per un po', solo per un po', verso temi più laici: in My One And Only Love – un libro che hai pubblicato nel 2005, mi pare – menzioni un infido network di spie che, con la mia, ehm, intelligenza “superiore”, ho intuito essere il Mossad... ho indovinato... o magari Shin Bet...
GILAD ATZMON: No no, decisamente Mossad. Shin Bet è l'agenzia interna. Ma, come sappiamo, il Mossad è un network molto, molto piccolo, che in realtà manovra un network immenso (in ebraico lo chiamiamo Sayanim). I Sayanim praticamente sono degli ebrei che sono affiliati con il sionismo – come molti ebrei in tutto il mondo, la maggior parte degli ebrei – e assistono il Mossad. Di fatto, i Sayanim sono assistenti. Hanno aiutato – per esempio, c'era stato quel fatto l'anno scorso...
RF: A Dubai?
GILAD ATZMON: A Dubai, con i passaporti. Ed era chiaro che Israele era riuscito a procurarsi i passporti. Come c'era riuscito?
RF: Qualcuno all'interno?
GILAD ATZMON: Qualcuno all'interno! Sai, e una cosa molto interessante è stata che a suo tempo questo collaborazionista per Israele [l'attuale vice-segretario degli esteri, N.d.T.] David Miliband...
RF: Sì? No!
GILAD ATZMON: No no, ho i documenti, te li posso dare su una USB, così li puoi condividere con i tuoi lettori. Il nome di David Miliband si trovava su un sito di hasbara (propaganda) israeliano: è un propagandista per Israele. Questo sito è scomparso il giorno delle elezioni, quando era chiaro che Miliband stava per presentarsi come candidato per la leadership [del partito Laburista, N.d.T.]. È una coincidenza? Forse, non lo so. Quindi è molto, molto interessante. Ad ogni modo, Miliband ha espulso l'agente capo del Mossad all'interno dell'ambasciata israeliana, ma non si è mai saputo chi fosse stato il Sayan al Ministero degli Interni che aveva fornito i passaporti. E quindi non dobbiamo cercare molto perché, alla luce del sole, Lord Levy era stato il principale raccoglitore di fondi per quel governo britannico che è entrato in una guerra illegale contro l'Iraq, che – molta gente oggi si rende conto – è una guerra sionista. Per cui, quando si parla di affari ebraici e di affari sionisti, non dobbiamo cercare cospirazioni: fanno tutto alla luce del sole, tanto sono orgogliosi.
RF: David Miliband non ebbe per un pelo l'incarico di ministro degli esteri dell'Unione Europea: inquietante.
GILAD ATZMON: Penso che abbiamo abbastanza contro di lui, e io ho pubblicato i documenti e ho pensato che ogni elettore o elettrice in Gran Bretagna che voleva votare per i Laburisti avesse il diritto di esserne a conoscenza e poter decidere. E credo che un bel po' di persone li abbiano visti. Il potere che abbiamo adesso, con internet, è enorme. Credo che stiamo perforando, stiamo perforando il principale...
RF: Ci stiamo svegliando.
GILAD ATZMON: Sì. E loro non hanno alcuna possibilità di tenerci testa. Il Guardian, o la BBC non hanno possibilità di competere con me.
RF: Queste sono buone notizie, sono buone notizie!
GILAD ATZMON: Sono notizie fantastiche, sai? Siamo sempre più grandi, raggiungiamo delle audience sempre più grandi. E il nostro materiale resta sempre disponibile.
RF: Sì, rimane sempre là... tranne in casi come quello di Anthony Lawson, sai, il cui video era stato rimosso.
GILAD ATZMON: Sai cosa? Anthony Lawson, che io ammiro e sostengo, aveva fatto un video molto importante. Gliel'hanno rimosso, e noi lo abbiamo caricato [nel mio sito], ed è stato visto da moltissima gente. C'era anche il caso di David Cole: David Cole era un ebreo, revisionista, ed era piuttosto efficiente: un revisionista ebreo(*). Aveva visitato Auschwitz, aveva scoperto qualcosa di cui non era per niente soddisfatto – delle discrepanze nella narrativa dell'Olocausto – aveva pubblicato il suo materiale nel 1994, credo. Subì delle pressioni enormi e scomparve(*). Sono venuto a conoscenza di lui – cioè, ne sentivo parlare da anni – ma ho veramente avuto tempo di guardare il suo lavoro, non lo so, forse diciotto mesi fa? E avevo trovato solo un film. E stavo navigando su internet l'altro giorno, e qualcuno mi ha inviato qualcosa, e ho visto sempre più roba di David Cole. E allora ho capito che tutta la sua roba sta venendo fuori adesso.
RF: Adesso! È rimasta nascosta per un pezzo...
GILAD ATZMON: Esatto! Per cui è proprio qualcosa nella natura stessa di internet che [fa sì che] un sacco di roba venga alla superficie.
RF: Sì.
GILAD ATZMON: Sai, come un sottomarino: viene fuori! E non credo che Israele, i sionisti, o i servi del potere ebraico possano continuare a mantenere la loro narrativa per molto tempo ancora.
RF: Ah, OK. Dunque, questo in realtà si collega, cioè, io ero lì, che cercavo di fare il figo, sarcastico e spiritoso, riguardo alla mia “intelligenza superiore”, avendo io intuito la storia del Mossad, e a quanto pare non avevo neppure del tutto ragione...
GILAD ATZMON: Beh no, avevi ragione, si tratta del Mossad, si tratta decisamente del Mossad.
RF: Ma la storia è molto più complessa.
GILAD ATZMON: Sì, questo è certo!
RF: La mia... Ti sorprenderò ancora di più: ho fatto un po' di ricerche e a quanto pare, come tu già saprai, il motto del Mossad è una citazione del Libro dei Proverbi [24:6]. Però tu hai coniato una frase che ricorre un paio di volte qui [nel tuo romanzo My One and Only Love], e che mi piace un casino; e vorrei che...
GILAD ATZMON: Ti ha fatto ridere [il romanzo]?
RF: Sì! Beh, gran parte di questo – e vorrei anche parlare di ciò, perché ci ho trovato Thomas Pynchon, ci ho trovato Irvine Welsh, sai – la narrativa, la cronologia spezzata, etc, tutti trucchi narrativi che mi piacciono veramente... ehm... [pagina] 35... “spionaggio in un ambiente di colpa”! Potresti espandere questo concetto?
GILAD ATZMON: Ahi, è una parola, tornare indietro con la mente...
RF: Si trova nella parte ambientata in Germania.
GILAD ATZMON: Sì, sì... Il sionismo si basa su diverse forme di sfruttamento. E quando si parla della Germania, la cosa è molto chiara: tutto questo libro è [su] diversi metodi e pragmatiche che sono là per far sì che i tedeschi rimangano con il senso di colpa il più a lungo possibile.
Perchè una volta che l'Olocausto sarà risolto, Israele cesserà di esistere.
L'identità ebraica si definisce con delle negazioni. Se io ti chiedo: “Che cosa sei tu?” tu mi dici: “Sono un blogger, sono italiano...”
RF: Homo Sapiens... questa è la mia solita risposta.
GILAD ATZMON: Sì! Ora, se chiedi a un ebreo – cioè, una persona che politicamente si identifica come ebreo – sai, potrebbe, magari ti dirà: “Beh, vedi, non sono proprio italiano perché, no-no, non sono un cristiano”, capisci? Ma se gli chiedi: “Che cosa sei? Non che cosa non sei?”, ti dirà: “Vedi, sono nato ebreo, ma non sono religioso...”. Usano sempre delle negazioni, tutto un apparato di negazioni.
Perchè hanno difficoltà a definirsi positivamente.
Ora, quando questa è la situazione, hai bisogno di nemici.
Ecco perché il sioniso non può prosperare senza l'antisemitismo.
Ed ecco perché il senso di colpa è così cruciale per gli israeliani.
Perché il senso di colpa mantiene il ricordo dell'odio.
Ora io, da lì, ho sviluppato leggermente il modello: uno dei più grossi problemi che hanno – in un certo senso – gli ebrei, il che naturalmente comprende gli Ebrei Socialisti, le organizzazioni politiche o ideologiche ebraiche, [è che] veramente scambiano la tolleranza dell'Occidente per stupidità. Questa è una rivelazione scioccante! È uno scioccante elemento nella storia ebraica. Ed è per questo che... l'ethos Occidentale è sostanzialmente basato, fondato sulla tolleranza.
RF: Sì.
GA: Questa è l'idea del Cristianesimo: l'altra guancia. E quando si tratta di politica ebraica, non la rispettano: la interpretano come stupidità. E tirano la corda, tirano, e tirano. Finché un giorno qualcuno si alza e dice: “Basta! Quando è troppo è troppo!” . Ed è lì che si ha questo momento dell'inversione di marcia. La marea sta cambiando. Quando ascolti (è un nome idiota, ma esistono queste cose in Israele) Yad Vashem, e tutti questi istituti idioti, che si interessano solamente del dolore degli ebrei – esclusivamente! Sai? Che è una cosa bizzarra. Il completo opposto dell'universalismo. Ascolti questi idioti, esperti dell'Olocausto, e loro ti parlano di come la Germania fosse il posto più tollerante, più liberale, e improvvisamente, inaspettatamente, tutto cambiò. E questo è esattamente quello che sta succedendo adesso. Non è che fossero tolleranti: voi tiravate continuamente la corda. Guarda un po', cioè... e ci sono ebrei – o c'erano ebrei, e altri – che erano molto preoccupati di questo fatto, sai? Puoi andare a rileggerti Bernard Lazare, che cercò di analizzare perché gli ebrei si attirassero così tanto odio addosso.
GILAD ATZMON: Questo negli Anni Trenta?
GA: No, questo era durante l'epoca dell'affare Dreyfus: tipo, alla fine dell'Ottocento.
GILAD ATZMON: Quali furono le sue conclusioni?
GA: Che c'è qualcosa, decisamente, [che] gli ebrei stanno sbagliando, collettivamente. E qualcosa nella cultura. E, tra parentesi, il sionismo fu un modo di affrontare il problema. I sionisti si alzarono e dissero:
"Ascoltate, stiamo sbagliando tutto: dobbiamo migliorarci. Siamo un'identità molto, molto malata. Però non è colpa nostra: è perché viviamo nella diaspora. Se torniamo nella nostra terra, miglioreremo".
E io, tra l'altro, sono d'accordo con i primi sionisti. Ed è per questo che gente come gli ebrei anti-sionisti hanno detto: "Gilad è un sionista, è d'accordo con i sionisti". Sono certamente d'accordo che ci sia qualcosa di veramente malsano nell'identità della diaspora. Tuttavia, non sono necessariamente d'accordo – anzi, sono necessariamente in disaccordo – che questo problema si potesse risolvere espellendo il popolo palestinese, sai? Quello era soltanto un diversivo e, come possiamo vedere, è fallito. E, a dire la verità, ci ho pensato negli ultimi giorni, il sionismo fu in effetti un colpo di genio: da un lato prometteva di redimere gli ebrei (fu una promessa non mantenuta).; prometteva di redimere gli ebrei ma prometteva anche ai Goyim di restituirgli i loro paesi judenfrei.
Il che è una sorta di pulizia etnica volontaria.
Che è un'idea folle, no? Prova a immaginare in Italia che una minoranza con cui alcuni italiani hanno problemi, dicesse a un certo punto, volontariamente: "Sai che c'è? Ce ne andiamo!". Capisci, è molto insolito. Non ho mai sentito niente del genere. Ma non funzionò. Perché non funzionò? Prima di tutto, ci sono tutti i noti problemi, sai: fu a spese di un altro popolo – i palestinesi – questo lo sappiamo già tutti; ma guarda che cosa è successo al resto del mondo: non fu solo che quella promessa per una pulizia etnica volontaria non venne mantenuta: adesso siamo anche assoggettati alle più depravate, etnocentriche lobbies in mezzo a noi. Guarda qua: gli Amici Conservatori di Israele, AIPAC in America...
RF: Fiamma Nirenstein & Co. in Italia...
GILAD ATZMON: Depravate lobbies (1). E (2), stiamo pagando il prezzo di tutte quelle guerre sioniste di intervenzionismo che – se non altro – hanno mandato il prezzo dell'energia alle stelle e, ancora più cruciale, ci rendono complici in atrocità che sono di gran lunga peggiori delle atrocità naziste,
le quali – tra l'altro – non siamo nemmeno autorizzati a mettere in discussione.
Capisci? Quindi, il sionismo: il fallimento del sionismo e il disastro che potrebbe infliggere agli ebrei è colossale perché io penso che Dershowitz abbia ragione a riguardo, sai? Nessuno voleva ascoltare: "Sono stato bloccato" [ha detto].
È anche disponibile un video qui.
Rinaldo Francesca: Ora Gilad, farò l'avvocato del diavolo, e citerò un brano di successo che si sente spesso cantare nei media e nei giornali principali italiani; media qualunque, sinistra o destra, non ha importanza perché tanto cantano tutti la stessa canzone, che è questa: "Sì certo, le azioni di Israele, e delle Forze Armate Israeliane sono state, talvolta si sono spinte troppo in là, sono state, sai com'è, azioni esagerate, che hanno causato molto dolore; ma alla fine dei conti, anche loro, come tutte le altre nazioni, hanno il diritto – il dovere – di difendere i loro stessi cittadini, proteggerli dal pericolo, dal terrorismo". Che cosa rispondi a questi [argomenti]?
GILAD ATZMON: Non è un compito facile rispondere a questa domanda, a meno che non si sia disposti a riflettere sulle condizioni che la generano. Per esempio, parliamo di questi futili missili [Qassam] che alcune persone, o militanti, a Gaza lanciano su certe concentrazioni urbane in Israele meridionale. Io considero questi missili come in realtà delle lettere d'amore indirizzate a terre rubate: Sderot, Beersheba, Ashkelon, questi posti, queste città sono territorio palestinese. Sono terre rubate. Ora, gli israeliani per molti anni pensavano di avere tutti i diritti [su queste terre]; pensavano di poter venire, rubare le terre degli altri e per giunta fare la parte delle vittime. Ma non si può essere un ladro e una vittima allo stesso tempo. E questo è certamente ciò che vogliono essere. Sono dei saccheggiatori. Ora, se qualcuno arriva a casa tua e ti ruba il computer, non può certo sostenere di essere la vittima della tua aggressione. Penso che questa sia la risposta.
RF: Tu sei nato e cresciuto in Israele, e presumibilmente hai fatte le scuole – anzi, certamente hai fatto lì i tuoi primi studi, e anche il tuo servizio militare. Ora, non ti chiederò – non ti verrà chiesta per la centesima volta la solita domanda: "Che cosa non ha funzionato nel processo di indottrinamento di Gilad? Come sei riuscito a sfuggire alla catena di montaggio"? Perché so che hai già magnificamente risposto a quella domanda in un tuo articolo, di cui pubblicherò il link: The Primacy of the Ear [Il Primato Dell'Orecchio, N.d.T.], e che ho trovato molto commuovente. Però, basandoci su questa [domanda], pensi che...
GILAD ATZMON È una domanda interessante però e, sai una cosa? La gente non osa farmela molto spesso. Tuttavia, due settimane fa ho dato una conferenza a San Josè, proprio sul Primato Dell'Orecchio, così mi ero riletto l'articolo; e mi sono reso conto che in realtà io sono un prodotto ben riuscito dell'indottrinamento sionista.
Io presi l'Olocausto molto, molto sul serio; e fu proprio quello che poi mi devastò quando mi ritrovai a fare la parte dell'oppressore nei confronti di una popolazione civile. Fu proprio l'ossessivo indottrinamento nella Shoah [Olocausto ebraico, N.d.T.] che fece sì che io mi vedessi come un nazista. E così adesso... tra l'altro, non sono mica l'unico: c'è sempre stato un certo numero di israeliani che credevano che il sionismo – decisamente nel primo movimento sionista c'era tutta l'idea che fosse possibile dare vita a un nuovo Ebreo, un essere umano civilizzato – ma negli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta c'erano ancora parecchi ebrei che pensavano che una cosa del genere fosse possibile. E ci credetti anch'io per un po'; mi ci volle un po' di tempo per rendermi conto che non sarebbe mai successo: non succederà, non potrà mai succedere e non sarebbe mai potuto succedere. E capisci, questo non è ancora niente. Tuttavia sono ancora d'accordo con i principi del sionismo fondamentale, e cioè che c'è qualcosa di molto, malato nell'identità ebraica della Diaspora. Ed è per questo che certa gente mi considera un sionista, e io lo accetto. Sì, accetto l'identificazione iniziale di questo malessere ebraico, la corretta diagnosi sionista di questi sintomi nell'ebraismo.
RF: Stavi parlando di... ma tu...
GILAD ATZMON: Ciò che è straordinario, ciò che è straordinario è che questa gente – se sei un ebreo, e solo se sei un ebreo – puoi passarla liscia anche se ti metti a celebrare rituali di sangue, come la circoncisione, anche affiliazioni e patti di sangue, persino in ambienti laici. Nessun altro può fare una cosa del genere, nessun altro. E in un certo senso... in un certo senso questo è un tipo di argomento dialettico. Da un lato si potrebbe dire che gli ebrei sono riusciti a impiantare uno strumento molto, molto sofisticato nel mezzo del nostro discorso – cioè il "politicamente corretto" – che è come una macchina che è lì, per mettere a tacere i nostri pensieri così, in pratica, ci tratteniamo dal dire ciò che pensiamo.
E questo ha portato a molti anni di vittorie sioniste.
Tuttavia, sembrerebbe, adesso che Israele, il sionismo e le lobby ebraiche sono affrontate su tutti i terreni, sembrerebbe che ciò si sia rivelato un totale disastro, perché in realtà ciò che hanno fatto queste lobby ebraiche è stato eliminare ogni possibilità di critica. E questo ha portato a un'inflazione, a un'espansione della loro sicumera, il che a su volta ha portato, ovviamente, a un totale disastro, alla negligenza di ogni valore umanistico all'interno del discorso ebraico, e nel sionismo in particolare.
RF: Hanno cominciato a credersi imbattibili.
GILAD ATZMON: Già.
RF: Tu hai detto che il tuo... parlando ancora della diaspora ebraica, tu avevi detto che... cioè, tutto questo [il sionismo], funziona solamente a patto si decida di non sposare le tesi storiche messe insieme da Shlomo Sand, per esempio. [1] Tu sostieni queste sue...
GILAD ATZMON: Eccome: anzi, penso di essere la prima persona che ha presentato Shlomo Sand al mondo occidentale. E c'è anche una buona recensione [che s'intitola] The Wondering Who? [Il Chi Errante, N.d.T.], che è il titolo del mio nuovo libro. È, tra l'altro, il titolo a una mia recensione che feci al libro di Shlomo Sand, titolo suggeritomi da una mia amica – che è italiana, a proposito. E praticamente, avendo incontrato Shlomo Sand due-tre settimane fa... No, sei settimane fa! Mi ero perso un mese! Sai com'è, vai via per un mese, e qundo torni hai perso il tuo senso del tempo!
Io sostengo ogni parola di Shlomo Sand; tuttavia, personalmene cerco di spingermi un passo ancora più in là: io dico, d'accordo: si sono inventati la loro storia.
Ma perché si sono inventati la loro storia?
Perché non hanno potuto svilupparsi una loro disciplina storica?
Perché non hanno compilato una loro Storia per qualcosa come 1.800 anni?
Perché non erano interessati?
Questa è una domanda a cui in realtà Sand ha dato – in parte – una risposta e, tra l'altro, anche Bernard Lazare. E io in verità mi spingo ancora un po' più in là, cercando di affrontare la giudeificazione della nozione stessa di temporalità. E vado a finire lì in questo mio ultimo libro: cerco di capire la frammentata nozione di temporalità presso gli ebrei...
RF: La cronologia che è...
GILAD ATZMON: La cronologia è completamente frammentata.
RF: Che cos'è... scusa se... questo è in qualche modo collegato: stavo pensando a tutto il discorso della Khazaria: se, ovviamente, se questo fosse... insomma, per il momento è ufficialmente soltanto una teoria, e cioè che gli ebrei ashkenaziti [ovvero est o mitteleuropei, non sarebbero ebrei della diaspora, ma in realtà i discendenti dei khazari che si convertirono al giudaismo nel X secolo d.C., N.d.T.]
GILAD ATZMON: Non è una teoria: è un fatto storico. Assodato.
RF: Quindi questo sovvertirebbe completamente, cambierebbe le carte in tavola per quanto riguarda il termine stesso "antisemitismo": perché, neanche con tutta la fantasia si potrebbe arrivare a definire [i Khazari come "semiti"]...
GILAD ATZMON: L'antisemitismo è una farsa. L'antisemitismo è una farsa.
Accusando ed elevando questo allarme rosso dell'antisemitismo, in realtà gli ebrei sionisti, e perfino quelli anti-sionisti, sono riusciti
(a) a riaffermare il loro legame razziale con la Palestina e
(b) a sostenere una sorta di continuità razziale storica.
RF: Ah sì.
GILAD ATZMON: D'accordo? Ora
(a), e questa è una cosa che Sand prova assolutamente; Sand non è l'unico, ma devo dire che lui lo riassume magnificamente: gli ebrei non hanno niente a che vedere con la Palestina. Semmai gli unici... i palestinesi – alcuni di essi – sono i veri ebrei, e questa è una cosa che già sappiamo; e
(b) non esiste alcun... gli ebrei non costituiscono un continuum razziale. La loro ideologia è razziale. Sono razzisti senza essere una razza. È una cosa comune. I tedeschi non costituivano un continuum razziale, ma i nazisti erano razzisti. È molto comune.
Dunque questo – credo – risolve la questione. E c’è un altro punto per quanto riguarda la Khazaria: se gli ebrei – gli ebrei europei - vogliono davvero insediarsi nei luoghi delle loro radici, allora devono scoprire esattamente dove si trovi la Khazaria – vicino al Turkmenistan, o all’Armenia, quello che è: non ho mai ben capito dove sia! E penso che molto presto dovranno fare i conti con questo fatto, perché ormai è chiaro che non sono più bene accetti in Medio Oriente, e la colpa è loro.
RF: Un giornalista italiano di cui forse avrai sentito parlare, Paolo Barnard, presenta una tesi, di passaggio, quando parla dei sionisti storici, poniamo, tra il 1897 e il 1905: quelli erano coloro che avevano il [più grande] budget perché erano sponsorizzati dalla famiglia Rothschild che, come è stato suggerito, erano khazari loro stessi. [2]
Ora, ovviamente, parlare di ciò ci porterà inevitabilmente in territorio di teorie di cospirazione, però hai per caso anche tu condotto ricerche in quella direzione?
GILAD ATZMON: No, non mi occupo quasi per niente di ricerca storica, come seguire tracce di soldi ebraici: non sono abbastanza organizzato per occuparmi di queste questioni. Quello che sono molto bravo a fare è piuttosto la deconstruzione di scritti e il trattare temi filosofici: è questo ciò che faccio io.
Senza entrare nel dettaglio, non mi è mai capitato di scoprire “cospirazioni ebraiche” nel corso delle mie ricerche...
RF: Non volevo dire che roba come i Protocolli dei Savi di Sion...
GILAD ATZMON: No no, io in realtà penso che sia molto peggio! Io penso che tutto sia stato fatto alla luce del sole. E che sia stata messa in atto una tattica ben più insidiosa. Stanno facendo tutto davanti ai nostri occhi! Lord Levy era stato il principale raccoglitore di fondi per quel governo britannico che ci ha portati in una guerra illegale: la stessa guerra illegale auspicata nei media dai vari David Aaronovich e Nick Cohen, che scrivono anche per il Jewish Chronicle. Sono ebrei sionisti, e noi non possiamo nemmeno dirlo. Non c’è alcuna cospirazione: va’ su Google e li trovi eccome gli articoli di David Aaronovich, Nick Cohen, o i Laburisti Amici di Israele, o gli annunci messi dall’American Jewish Committee sul Financial Times, dove si auspica un confronto bellico con l’Iran. Tutto alla luce del sole, nessuna cospirazione. Se vuoi parlare di tendenze cospiratorie, [ciò di cui dobbiamo parlare] è l’attivazione di questo meccanismo [politicamente corretto] che ci impedisce persino di pronunciare il suo nome, di parlarne. Però adesso, secondo me, con i prezzi energetici alle stelle, allora capiremo chi ci ha portati qui. Ed è ben chiaro.
E un’altra cosa: ho appena scritto una recensione su questo film, che forse hai visto: Inside Job.
RF: Ah sì. l’ho letta.
GILAD ATZMON: Beh, si tratta esattamente della stessa cosa: praticamente si vede un clan di ricchissimi e corruttissimi – mi dispiace dirlo – ebrei. Ora, non mi sognerei mai di dire che gli ebrei, come popolo, siano complici; però quelli che vedi sono decisamente ebrei. Ora, Max Weber poteva tranquillamente interrogarsi sul ruolo dell’ideologia protestante nella creazione, che so io, della ricchezza nel mondo occidentale. Però nessuno può fare la stessa cosa, fare la stessa, ovvia domanda quando si parla di ebrei.
Ora, questa è una cosa che cambierà e, sfortunatamente, sembra addirittura che debba essere io a guidare questo cambiamento... il che non è una cosa che io... insomma, non vorrei considerarmi come un catalizzatore qui, però forse è questo il mio destino, e allora lo farò.
RF: Inside Job non è l’unica recensione di un film sul tuo sito, naturalmente...
GILAD ATZMON: Mi piace recensire film.
RF: Brüno, Bastardi Senza Gloria, A Serious Man...
GILAD ATZMON: Bastardi Senza Gloria è un altro ottimo esempio: un ottimo esempio di un’interpretazione scandalosa di una cosa che potrebbe essere vista come un esempio di brutalità ebraica, di barbarismo: eppure nessuno potrebbe mai avere l’opportunità di dirlo apertamente.
RF: Beh sai, loro sono “i buoni” [nel film]... e comunque coloro che hanno criticato il film sono persone come David Duke...
GILAD ATZMON: Sì, è vero però ascolta, ho dato un’occhiata al lavoro di David Duke – sono a conoscenza del suo passato, che è ovviamente una cosa imbarazzante – e penso che lui stesso si vergogni del suo passato; ma ho scoperto una cosa molto strana riguardo a David Duke: la gente non lo accetta perché faceva parte del Ku Klux Klan, e questo lo capisco (sarei completamente contrario al Ku Klux Klan), ma quelle stesse persone leggono Gilad Atzmon – che era un fottuto soldato israeliano – o Ilan Pappé, che immagino lo fosse anche lui, o Sand, che lo è stato.
Allora perchè un soldato israeliano è ancora considerato migliore di un membro del Ku Klux Klan?
Dopotutto, l’esercito israeliano ha inflitto piü dolore, in modo sistematico.
Cioè, se uno è nel Ku Klux Klan, se ne può andare affanculo, però io credo... io leggo sionisti, rabbiosi sionisti, e imparo un sacco da loro, sai?
Quindi, se David Duke ha qualcosa da dire, ascoltalo. Ascoltalo, e se chiunque altro ha qualcosa da dire, ascolta anche lui: che il nostro dibattito sia aperto. Libertà d’espressione: questa è la più importante eredità del liberalismo occidentale... probabilmente l’unica cosa che il liberalismo ci abbia mai dato! Libertà di pensare e libertà di parlare. E la possibilità di ascoltare.
RF: Ecco perché io ho sempre detto e pensato che chiunque, fosse anche con informazioni sbagliate, avesse tutto il diritto di fare una figuraccia in pubblico. E in particolare avevo in mente rinnegatori dell’Olocausto...
GILAD ATZMON: Io non penso che i “rinnegatori” dell’Olocausto stiano facendo una figuraccia; e poi, hey, io non uso mica il termine “rinnegatori”! La nozione stessa di “rinnegatore”, o “negazionista dell’Olocausto” è un concetto sionista, perché coloro che vengono considerati “negazionisti” non si vedono come tali: si considerano degli storici. E ritengono che ci siano delle discrepanze nella narrativa sionista – o diciamo persino occidentale, che essi vogliono affrontare e, pur non essendo io stesso uno storico,
ho ascoltato quello che avevano da dire e penso che, se non siamo nemmeno in grado di affrontare il tema, allora abbiamo un problema.
E questo significa che vinceranno loro – il che non mi preoccupa perché per me (e questo ha proprio a che vedere con la questione della temporalità) il solo fatto di chiamare “negazionista” uno storico rientra esattamente in quel tipo di giudeificazione del concetto di temporalità per quanto riguarda la storia moderna. Per me il passato, o il tentativo di capire il passato, assume un suo significato solo se può gettare luce sul presente e futuro. Ora, io credo che non sia una coincidenza che, tre anni dopo la liberazione da Auschwitz, il neonato stato ebraico fece pulizia etnica in Palestina per l’80% della popolazione locale, uccidendone molti in quell’operazione. Questo significa che gli ebrei furono i primi a non afferrare il significato del loro stesso Olocausto. E non è una coincidenza che le stesse persone che rasero al suolo Hiroshima, Nagasaki, Dresda (quattro volte), Amburgo, commisero di nuovo questo crimine in Corea, in Vietnam, in Iraq, adesso anche in Libia; perché? Perché non capiamo veramente il significato della Storia.
Il contesto storico anglo-americano è giudeificato perché ha trasformato il passato in uno strumento di egemonia per il futuro.
[1] Il professor Shlomo Sand, nel suo libro Come Fu Inventato Il Popolo Ebraico, giunge alla conclusione che la diaspora (l'esilio degli ebrei che da sempre si insegna come avvenuto nel II secolo a.C.) non sarebbe mai realmente accaduta, e che gli ebrei sparsi per il mondo sarebbero in realtà i discendenti di popolazioni locali convertite in epoca medievale.
[2] Paolo Barnard: Perché Ci Odiano, BUR 2006, pagina 243.
Fonte http://ap0ti.blogspot.com/2011/04/4-chiacchiere-con-gilad-atzmon-prima.html
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07:42 Scritto da: prussian-blue in Articoli di Gilad Atzmon | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) |
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Commenti
Non ho parole per descrivere quest'uomo..è riuscito a immedesimarsi totamente nei panni "dell'altro" e a fare autocritica della sua identità nella maniera più cruda possibile..quest'assoluta onestà intellettuale i suoi connazionali la chiamano "odio contro se stesso"!! rivelatorio..
Scritto da: Rjurik | 23 giugno 2011
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