16 giugno 2011
259- L'assurda farsa della condanna di Demjanjuk
DEMJANJUK CONDANNATO A 5 ANNI DI PRIGIONE[1]
Per cominciare, il solo reperto di prova documentaria a sostegno della presenza di Demjanjuk a Sobibór è una carta d’identità (foto) (proveniente dal campo di addestramento delle SS a Trawniki) la cui autenticità è stata messa in dubbio da diversi esperti.
C’è inoltre il fatto che Demjanjuk ha trascorso diversi anni in una prigione israeliana (foto), incluso il periodo nel braccio della morte, accusato ingiustamente di essere stato la guardia “Ivan il terribile” del campo di Treblinka. Demjanjuk è stato in realtà braccato tormentato, imprigionato e perseguito ininterrottamente dal 1975, quando un calunniatore filo-sovietico di nome Emil Hanusiak lanciò la prima accusa contro di lui. - Non esistono prove documentarie o materiali di alcun genere a sostegno della tesi ufficiale secondo cui Sobibór funse da “campo di puro sterminio” dove centinaia di migliaia di ebrei vennero gasati, seppelliti e successivamente bruciati in pire all’aperto. Le sole prove documentarie raccolte da pubblici ministeri e storici olocaustici consistono di rapporti e liste di trasporto che confermano che grandi numeri di ebrei vennero inviati al campo. I detti documenti non dicono nulla sul destino dei deportati ebraici susseguente al loro arrivo a Sobibór. D’altro lato, una direttiva diramata da Himmler il 5 luglio 1943, come pure una risposta di Oswald Pohl del 15 luglio 1943 (Documento di Norimberga NO 482)
parlano del “Campo di transito di Sobibór (Foto) ubicato nel distretto di Lublino”. Il campo in realtà era ubicato assai vicino alla vecchia linea di demarcazione tedesco-sovietica, la più logica delle ubicazioni per un campo che fungeva da trasferimento degli ebrei nei territori orientali occupati. - Nel 2001 e nel 2008, due squadre di archeologi, la prima guidata dal professore polacco Andrzej Kola, la seconda dagli israeliani Isaac Gilead e Yoram Haimi e dal polacco Wojciech Mazurek, esaminarono tutto il Lager III – corrispondente a un’area di meno di 4 ettari – utilizzando trivellazioni mediante sonda come pure scavi, senza trovare nessuna traccia delle presunte camere a gas omicide del campo. Poiché è radicalmente impossibile, dati l’area limitata e il tempo disponibile, che queste ben attrezzate squadre di specialisti non siano riuscite a localizzare nessun resto o traccia, quantunque piccola, del grande edificio di cemento o di mattoni descritto dai sedicenti testimoni oculari, solo una conclusione è possibile: le presunte camere a gas non sono mai esistite. D’altro lato, Andrzej Kola scoprì nel Lager III un’enorme baracca di legno piena di resti di vestiti e di articoli da toletta, come pure un edificio più piccolo con un magazzino di coke e i resti di un forno – forse utilizzato per disinfestare con aria calda o vapore. Secondo la versione ufficiale non esistette nessuna di queste due strutture[5]. Oltre alla non esistenza dell’edificio della camera a gas di Sobibór, la loro scoperta avvalora di molto la tesi revisionista, e cioè che Sobibór (come pure Belzec e Treblinka) funse da campo di transito dove i deportati ebrei in arrivo venivano lavati e disinfestati prima di essere inviati ancora più ad est.
- Secondo la storiografia ortodossa, neanche un solo ebreo olandese venne mai inviato più ad est della Polonia. Tuttavia, il 16 aprile del 1943 – nello stesso periodo in cui Demjanjuk collaborava presuntamente a Sobibór allo sterminio degli ebrei – l’ebreo di Vilna Herman Kruk annotò nel suo diario che “circola la voce che a Vievis vi sono circa 19.000 ebrei olandesi”. Vievis è una piccola città tra Vilna e Kovno, che durante gli anni dell’occupazione tedesca era la sede di un campo di lavoro ebraico. Quello stesso giorno, Kruk scrisse, con il titolo “Ancora sugli ebrei olandesi”, che era “riuscito ad ottenere un simbolo ebraico [a quanto pare una Stella di Davide di stoffa] e una copia dell’ordine del Reichskommissar per l’Olanda occupata sulle proprietà ebraiche”. Due settimane dopo, il 30 aprile 1943, Kruk scrisse nel suo diario che “vagoni pieni dei beni degli ebrei olandesi si trovano nella stazione ferroviaria di Vilna”. Mobilia tratte da questi treni erano state portate nelle officine del ghetto di Vilna, dove vennero trovati dai lavoranti documenti scritti in olandese[6]. Poiché non c’è ragione al mondo di credere che Kruk, membro eminente della comunità del ghetto di Vilna, abbia inventato questa storia, tutto ciò deve essere considerato come un importante elemento di prova a sostegno dell’ipotesi revisionista del campo di transito. Grandi trasporti di ebrei “stranieri” nella zona di Vilna nella primavera del 1943 sono parimenti menzionati nel diario del partigiano ebreo Aba Gefen (annotazione del 16 maggio 1943[7]), come pure in una notizia pubblicata dal giornale clandestino polacco Biuletyn Informacyjny il 6 maggio del 1943[8]. Vi sono anche diverse testimonianze che confermano la presenza di ebrei olandesi a Minsk nel 1942-43[9].
Il falso olocaustico per eccellenza!Le targhe dei "morti assassinati" dai "nazisti" di Auschwitz-Birkenau!N.B. In verde testi di Olodogma.Colore, foto,titoli, evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale__La fonte è riportata__Mail : waa359@libero.it__Skype : velvet-blu__Elenco di TUTTI gli articoli presenti su Olodogma,da: 001 a 270 , da 271 a 629 , da 630 a ...
16:26 Scritto da: prussian-blue in $hoah must go on, AAA-Cerca$i camere a ga$, Aktion Reinhardt, Ansia, paranoia, delirio, Prozac, Articoli di Thomas Kues, Demjanjuk, holoca$h,holocash,truffa, Indu$tria dell'Olocau$to, Lager Sobibor, Neurodeliri sterminazionisti, Sobibor ,Treblinka,Majdanek | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Tag: $hoah must go on, aaa-cerca$i camere a ga$, aktion reinhardt, ansia, paranoia, delirio, prozac, articoli di thomas kues, demjanjuk, holoca$h, holocash, truffa, indu$tria dell'olocau$to, lager sobibor, neurodeliri sterminazionisti |
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Commenti
ciao Waa,
OT..
Vorrei porti all'attenzione (sperando in un tuo post di sfottò) l'incontro tra la Gelmini e il suo pari israeliano (vedi A.Carancini del 16 giugno che ti manda alla pagina dell' AgenParl. Gli accordi? Ma ovviamente... il primo riguarda un progetto di collaborazione con il museo dello Yad Vashem per la formazione degli insegnanti italiani sui temi della Shoah. In particolare, sarà data la possibilità ad un certo numero di insegnanti italiani di recarsi ogni anno in Israele, presso l’International School for Holocaust Studies di Gerusalemme, per seguire corsi di formazione sulla memoria della Shoah e dell’Olocausto...
Secondo te lottiamo contro i mulini a vento? Com'è possibile rimuovere dal cervello dei nuovi insegnanti (non parliamo di far cambiare idea ad i vecchi...) la propaganda cui sono sottoposti?
Sto perdendo le speranze...
Come sempre buon lavoro.
Scritto da: tommaso | 16 giugno 2011
Rispondi a questo commentoL'unico dato concreto e positivo è che tutto il sistema nato dal '43, ma certamente pre-esistente, il mondo della falsità, dell'abuso, dell'inganno, del lavaggio cerebrale continuato nutrito da una schiera ben definibile e qualificabile, è allo sbando, è marcio sino al midollo.
Questo significa che presto, molto presto, è destinato ad implodere tra cumuli di immodizia e fetore.
Questo significa anche che bisogna fare una resistenza attiva e passiva per favorire questo violento trapasso e vigilare affichè se non tutti, almeno MOLTI di quelli che hanno approfittato delle spire della piovra morente trovino il giusto contrappasso.
Certo, ci saranno ancora i colpi di coda della bestiaccia. Per quanto? Non è dato prevederlo, al momento. Ma certamente, più persone vengono illuminate dalla verità e rese consapevoli del ruolo che debbono svolgere per salvare se stesse, meglio sarà.
Scritto da: rudolf262 | 17 giugno 2011
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