08 giugno 2011
255 -NORMAN FINKELSTEIN: UN RADICALE AMERICANO contro l'IPOCRISIA SION-EURO OLOCAUSTICA
Il video non è l'originale del post di Freda,problemi tecnici impediscono di mettere gli originali in rete.
Scritto da Gianluca Freda
Martedì 07 Giugno 2011
Il momento più celebre ed emblematico di “American Radical”, il film biofrafico sulla vita di Norman Finkelstein e sulle persecuzioni da lui subite da parte della lobby ebraica, è quello che si può gustare nella sequenza che apre la seconda parte di questo splendido documentario, che ho pensato di tradurre e sottotitolare.
Nel 2004, Finkelstein sta tenendo una conferenza in Canada. Sta presentando il suo libro “L’industria dell’Olocausto”, spiegando come l’esperienza dei campi nazisti sia diventata, col tempo, null’altro che un abietto scudo memoriale che consente ad Israele di giustificare i corposi emolumenti a favore delle “vittime del nazismo” e lo sterminio perpetrato di giorno in giorno contro il popolo palestinese. Al termine della conferenza, due lamentevoli squinzie si avvicinano al palco, col ciglio umettato di lacrime. Si dicono scosse per il termine “nazista” usato da Finkelstein per descrivere il massacro dei palestinesi. Iniziano a singhiozzare, a coprirsi il volto in segno d’orrore, a straziarsi le capigliature con consumata perizia scenografica, come se avessero appena ricevuto la notizia della morte per apoplessia del povero babbo.
Dinanzi alla sceneggiata delle prefiche, il pubblico inizia a commuoversi.
Ma Finkelstein, ormai vaccinato contro l’ipocrisia, non si lascia impressionare e con sommo gaudio dello spettatore ragionante le manda gioiosamente all’inferno.
“Non ho più rispetto per queste lacrime di coccodrillo”, dichiara alle due lagnose commedianti, che tentano di trasformare l’ignominiosa realtà dell’oppressione palestinese in un dibattito sulla correttezza terminologica del relatore. Quando ero ragazzo e credevo ancora negli eroi, li immaginavo esattamente come Finkelstein alla conferenza in Ontario: soli e impassibili dinanzi ad un nemico soverchiante, con il dito indice puntato, implacabilmente, contro la violenza immonda della sua ipocrisia.
Nella foto il dibattito tra Finkelstein e dershowitz, avvenuto il 09Febbraio 2008
La vita di Finkelstein è stata distrutta – si dice – dal suo scontro con Alan Dershowitz. Dershowitz aveva scritto un libro sulla “moralità” di Israele, scopiazzando senza remore il testo, del tutto privo di valore scientifico, di una scrittrice ebreo-americana, Joan Peters. Finkelstein smascherò il plagio e da quel momento Dershowitz mise in moto tutto il suo apparato di contatti all’interno dell’establishment accademico americano per distruggere il rivale. Finkelstein fu dapprima “convinto” a licenziarsi dallo Hunter College di New York, che gli aveva proposto, dopo 9 anni di lavoro, una collaborazione a salario ridotto, sdegnosamente rifiutata. Trovò lavoro alla DePaul University di Chicago, dove gli venne però in seguito negata una cattedra stabile, nonostante le manifestazioni a suo favore di gran parte degli studenti del campus. Tornato a vivere nel suo appartamento di Coney Island, è oggi perseguitato dalle associazioni ebraiche newyorkesi, che hanno montato contro di lui una campagna di diffamazione volta a chiederne lo sfratto dal condominio.
In realtà, se lo “sgarro” di Finkelstein ha suscitato una reazione così rabbiosa da parte delle lobby ebraiche di tutto il mondo, ciò è dovuto al fatto che il suo attacco non ha preso di mira soltanto la (trascurabile) reputazione accademica di Dershowitz, bensì qualcosa di molto più rilevante.
E cioè la potente arma segreta con cui Israele tiene da sempre in scacco la comunità internazionale: l’arma dell’ipocrisia, del vittimismo, del piagnisteo sul passato che rende ciechi sulla barbarie del presente.
L’ipocrisia è un ordigno così poderoso che ogni nazione del mondo (o almeno dell’Occidente) ha iniziato, imitando i maestri sionisti, una corsa al riarmo per assicurarsene una massiccia dotazione. Sull’ipocrisia e sulla lagna pietistica si reggono oggi i destini delle nazioni. Che ne sarebbe oggi della politica estera degli Stati Uniti senza la retorica lacrimevole dei “tiranni” e dei “popoli in lotta per la democrazia”, che consente di giustificare le loro aggressioni stragiste ad altre nazioni sovrane? Che cosa accadrebbe ai paesi dell’Unione Europea se venisse meno il verminoso apparato di piagnucolii sui “diritti violati” delle donne, dei gay, degli extracomunitari, dei disabili, uniche materie su cui, in Europa, i dominanti americani consentono d’impostare ancora un evanescente programma politico? E che fine farebbe Israele senza lo scudo della Shoah e il suo strascico di lagne stridule sulle “responsabilità dell’Europa nel genocidio”, che gli consente di sterminare impunito i propri confinanti e di tenere in pugno il vecchio continente col ricatto morale del senso di colpa?
L’ipocrisia è un’arma che ciascuno di noi, consciamente o inconsciamente, ha imparato ad utilizzare e che rende miserabile e invivibile il nostro habitat sociale. Trasforma in circo la nostra politica, dove il novello sindaco della sinistra milanese, miracolosamente tornata in auge dopo decenni di esilio dalla ribalta ambrosiana, non trova di meglio, nel presentare il proprio progetto di amministrazione, che garantire la formazione di una giunta “composta per metà da donne”; come se la presenza di un paio di sgallettate in più nel novero degli assessori avesse, per chissà quale arcana alchimia, il potere di rendere nuovamente Milano una città a misura d’uomo, sottraendola al caos di immigrazione incontrollata, deindustrializzazione ed edilizia selvaggia che l’ha trasformata in un inferno in terra.
L’ipocrisia appesta la nostra informazione, che freme d’orrore dinanzi al corpo straziato di un’unica martire di Avetrana, mentre inneggia libidinoso alle centinaia di giovani vittime dei “democratici” bombardamenti sulla Libia. Chiama tiranni gli statisti e statisti i tiranni; esalta gli sguatteri e vilipende gli eroi; perseguita i perseguitati ed acclama i persecutori; si batte il petto, ogni 27 gennaio, per le vittime del passato, mentre uccide e lascia uccidere, senza versare una lacrima, quelle del presente.
L’ipocrisia rende fogne le nostre scuole, preda dell’analfabetismo e della cialtroneria prepotente di bande di malviventi in orecchino e calzoni corti che le farneticazioni della psico-sociologia non consentono più di chiamare col loro nome, né di destinare alle appropriate istituzioni correttive.
L’ipocrisia appesta di politically correct il nostro linguaggio, infetta le nostre relazioni, ci costringe a capovolgere ciò che è ovvio ed è giusto nel suo contrario. Ci aliena dall’istinto e dal pensiero morale, come uno specchio deformante che ci costringa a convivere, con repulsione, a contatto con l’opposto di noi stessi.
L’ipocrisia è l’arma con cui l’Europa viene tenuta in pugno, da ormai quasi settant’anni, dai suoi conquistatori, ribattezzati “liberatori” senza che la memoria dei loro massacri riesca a scalfire quest’indegno intonaco di demagogia, per rivelare le migliaia di scheletri murati alla rinfusa nelle intercapedini della parete.
L’ipocrisia è l’arma di distruzione di massa che ci uccide ogni giorno e che Norman Finkelstein, irridendo le lacrime di coccodrillo degli assassini, ha cercato negli anni di additare al mondo. Per provarci, ha sacrificato vita e carriera; e lo ha fatto a ciglio asciutto, senza piagnistei, senza invocare attenuanti né maledire il mondo ingrato. Quando ero ragazzo e credevo ancora negli eroi, avevo imparato a riconoscerli: erano quelli che sapevano piangere senza abbassare di mezzo tono l’imperio nella voce.
Fonte: http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=826:gianluca-freda&catid=31:scio-scio-scioa&Itemid=46#comments
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19:33 Scritto da: prussian-blue in $hoah must go on, Ansia, paranoia, delirio, Prozac, Articoli di G.L. Freda, Au$chwitz: Olocau$to idolatria, Bla$femia Olocau$tiane$imo, Critica ebraica al sionismo, Deliri $terminazioni$ti, Disordine da stress pre traumatico (DPTS), holoca$h,holocash,truffa, Indu$tria dell'Olocau$to, Neurodeliri sterminazionisti, Verità politicamente scorrette | Link permanente | Commenti (4) | Trackback (0) | Tag: $hoah must go on, ansia, paranoia, delirio, prozac, articoli di g.l. freda, au$chwitz olocau$to idolatria, bla$femia olocau$tiane$imo, critica ebraica al sionismo, deliri $terminazioni$ti, disordine da stress pre traumatico (dpts), holoca$h, holocash, truffa, indu$tria dell'olocau$to, neurodeliri sterminazionisti, verità politicamente scorrette |
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Commenti
Grandioso esempio. In realtà la manifestazione di un uomo, con la U maiuscola. termine ormai desueto nel mondezzaio ecologicamente incompatibile della demo-krazia d'importazione.
Ciò che magistralmente il Finkelstein ci illustra, rimanga nelle coscienze di ognuno, affinchè un giorno molto prossimo fin i piccoli scolari vengano educati e scremati da questo verbo di dignità, di onore, di intergrità. Che possa servire a mandare negli inferi della memoria galattica "l'umettosa ipocrisia" democratica, sionista mondialista e a MALEDIRLA PER SEMPRE assieme ai suoi accoliti!
Scritto da: rudolf262 | 08 giugno 2011
Rispondi a questo commentoVolevo segnalare questa lettura che da un altro senso al dibattito di Finkelstein
http://likarcontrostorie.myblog.it/archive/2011/02/19/mauro-likar-i-profitti-del-cordoglio.html
Buona lettura.
Scritto da: Gius&pp& | 12 giugno 2011
Rispondi a questo commentoscusate, vi dispiace se vomito un po? :)..ha davvero ragione Einstein..2 cose sono infinite, l'Universo e la stupidità umana..grande Norman!!!
Scritto da: Rjurik | 12 giugno 2011
Rispondi a questo commentoSEGNALO DI NUOVO QUESTA INTERESSANTE LETTURA
che come giustamente ci segnala il lettore "Rjurik" alla fine vi fara' vomitare per la verita' rivelata sugli interessi vergognosi che lo sterminio produce ancora a distanza di mezzo secolo.
Volevo segnalare questa lettura che da un altro senso al dibattito di Finkelstein
http://likarcontrostorie.myblog.it/archive/2011/02/19/mauro-likar-i-profitti-del-cordoglio.html
Scritto da: Gius&pp& | 14 giugno 2011
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