14 settembre 2011
330- 5- L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS OVVERO DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ RISPOSTA A VALENTINA PISANTY
Carlo MATTOGNO
L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS
OVVERO
DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ
RISPOSTA A VALENTINA PISANTY
Edizione riveduta, corretta e aggiornata
2007
parte 5
MATTOGNO : Capucetto rosso
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A Belzec, Gerstein vede entrare nel campo un treno merci di 45 vagoni, cosa alquanto improbabile, dato che il binario di raccordo all'interno del campo di Belzec era lungo 260 metri185 mentre 45 carri bestiame sono lunghi circa 498 metri186.
La gasazione omicida alla quale Gerstein pretende di avere assistito avviene nello stesso tempo a Belzec e a Majdanek187.
Essa si svolge in una installazione che conteneva 5 188 camere a gas e nello stesso tempo 6 189, le quali misuravano in pari tempo m 4 x 5190 e m 5 x 5 191. Sorprendentemente, queste camere a gas, pur misurando m 4 x 5 x 1,90 192, avevano una superficie di 25 m2 e un volume di 45 m3!193
Le camere a gas si riempiono. «Gli uomini stanno gli uni sui piedi degli altri, 700-800 in 25 metri quadrati, in 45 metri cubi!»194, ossia 28-32 persone per metro quadrato!
Ma queste 700-800 persone si trovavano nello stesso tempo nell'intero edificio 195. L'uccisione degli Ebrei avviene il giorno stesso dell'arrivo del treno e in pari tempo «il giorno seguente o alcuni giorni dopo»196. Il gas tossico viene prodotto da un vecchio motore Diesel smontato dal veicolo197 e nello stesso tempo da «un grosso trattore»198. Dopo la gasazione i cadaveri vengono portati via su «carri di legno» («auf Holzwagen»)199 e nello stesso tempo su «barelle di legno» («auf Holztragen»)200 alle fosse comuni, dove Gerstein vede dei lavoratori ebrei impegnati a spogliare dei cadaveri che vi erano stati gettati vestiti: ciò avviene a Belzec201 e in pari tempo a Treblinka202. Il numero totale dei gasati dei due soli campi di Belzec e di Treblinka è di 25 milioni di persone!203.
È importante sottolineare che tutte le affermazioni di Gerstein devono essere prese alla lettera, come egli dichiara sotto giuramento:
«Tutte (alle) le mie affermazioni sono vere alla lettera (wörtlich wahr) Sono pienamente consapevole davanti a Dio e all'umanità della straordinaria portata di queste mie annotazioni e giuro che nulla di tutto ciò che ho registrato è
185 Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland. Varsavia,1947, vol. II, Belzec extermination camp, pp. 89-96 (tavola fuori testo).
186 Un carro merci chiuso UIC standard è lungo m 11,08 compresi i respingenti: Meyers Handbuch über die Technik. Bibliographisches Institut, Mannheim, 1964, p.443.
187 B, p. 3.
188 GK, p. 1.
189 PS-1553, p. 5; PS-2170, p. 4.
190 M26, p. 5; PS-1553, p. 5.
191 T-1310, p. 11; D6, p. 5; PS-2170, p. 4.
192 PS-1553, p. 5.
193 PS-1553, p. 6.
194 T-1310, p. 14; M26, p. 6; PS-1553, p. 6; D6, p. 7; PS-2170, p. 5.
195 TP, p. 2.
196 TP, p. 2.
197 PS-1553, p. 6.
198 TP, p. 3.
199 PS-2170, p. 6.
200 T-1310, p. 16.
201 T-1310, pp. 16-17.
202 PS-2170, p. 7.
203 PS-1553, p. 7.
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immaginario o inventato (erdichtet oder erfunfen), ma che tutto è esattamente così (genau so)»204 [corsivo mio].
3) La critica di Valentina Pisanty: i metodi
Prima di esporre gli argomenti della Pisanty, è necessario esaminare i suoi metodi di lavoro. Anzitutto, ella preseleziona come al solito il campo di indagine. Dopo aver preselezionato il libro, escludendo dal suo campo di indagine le mie pubblicazioni più recenti, preseleziona in questo libro alcuni capitoli nei quali preseleziona alcune obiezioni,quasi sempre marginali ed isolate dal contesto. Con questa tecnica ella frantuma la struttura argomentativa che ho esposto sommariamente sopra in una congerie di episodi marginali;indi critica in modo capzioso questi episodi marginali e conclude che in ogni caso essi non toccano la «qualità» della «testimonianza oculare» di Gerstein.
La preselezione della Pisanty elimina alcuni capitoli non certo irrilevanti nell’economia generale dell’opera - il capitolo dedicato al mistero di Kurt Gerstein205, quello che mostra la genesi storica della storia dello sterminio a Belzec206 e a Treblinka (le famose “camere a vapore”!)207, infine quello sulle conoscenze del presunto sterminio da parte del Vaticano208.
La critica della nostra dottoressa alle mie argomentazioni si basa su due presupposti metodologici fondamentali:
1) a Belzec (Treblinka e Sobibór) sono esistite camere a gas omicide, dunque
2) Il rapporto Gerstein è necessariamente veridico.
In altri termini, poiché, per la storiografia ufficiale, il rapporto Gerstein è la prova essenziale dell’esistenza di camere a gas omicide a Belzec, ne consegue che esso è veridico perché è veridico. Sulla base di questi presupposti la Pisanty pretende di spiegare le innumerevoli contraddizioni e assurdità del rapporto Gerstein, ma non sul piano storico e tecnico, bensì su quello meramente semiotico.
4) La critica di Valentina Pisanty: gli argomenti
Non resta dunque che esaminare ad uno ad uno gli argomenti della Pisanty. Ella distingue le mie obiezioni in tre gruppi: i «cavilli irrilevanti», gli «errori di comprensione/traduzione» e le «obiezioni inesistenti» (p. 117). Cominciamo dal primo gruppo.
a) Il primo gruppo («cavilli irrilevanti»)
Sebbene l’intento di Gerstein sia quello di descrivere un evento tragico, il suo racconto abbonda di elementi comici, che ho spesso sottolineato con una sottile ironia. La Pisanty finge di non capire il tono ironico di certe obiezioni e mi attribuisce ferree deduzioni
204 T-1310, p. 24.
205 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., cap. X, pp. 149-156.
206 Idem, cap. XI, pp. 157-165.
207 Idem, cap. XI, pp. 167-173.
208 Idem, cap.VI, pp. 109-122.
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logiche che sono ancora più comiche. Se ironizzo su certi «errori di battitura», come li chiama l'Autrice, è perché, se un indiziato redige un memorandum a propria discolpa per il giudice istruttore, mi attendo che mediti bene il testo, soppesi ogni parola, legga e rilegga accuratamente il documento valutando l’effetto di ogni elemento; da Gerstein mi sarei atteso una attenzione ancora maggiore - dato che era consapevole che poteva rischiare la condanna a morte come criminale di guerra -, sicché la presenza non solo di questi «errori di battitura», ma soprattutto delle assurdità e delle contraddizioni pullulanti nel suo rapporto appare inspiegabile, a meno che non si faccia l’ipotesi - che per me è certezza -che Gerstein, nella redazione dei vari testi, non fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Per questa ragione, riallacciandomi ad una osservazione di Saul Friedländer, ho scritto che, se Gerstein è davvero l’autore di questi testi - cosa di cui non dubito - «non si può non ricercarne l’origine nell’ “aspetto schizoide della personalità di Gerstein”»209.
Per questa ragione, nella trama strutturalmente insensata del rapporto Gerstein, ho esposto anche delle minuzie - che la Pisanty liquida sbrigativamente come «cavilli irrilevanti» (e tali ella stessa li fa diventare estrapolandoli dal contesto) - per mostrare, per così dire, l’atmosfera mentale del rapporto. Su tali questioni la dottoressa in semiotica scrive:
«Non ritengo che valga la pena controllare a uno a uno questi presunti errori in quanto non è chiaro quale interesse essi possano avere una volta che si sia abbandonata l’ipotesi della contraffazione del documento in esame».
La cosa appare dunque alla Pisanty inspiegabile
«a meno di non condividere il parere di Mattogno secondo il quale “non è da escludere che egli [Gerstein] abbia ‘visto’ la ‘gasazione’ di Belzec in uno [degli] ‘stati precomatosi’ ” - dovuti al diabete - cui era soggetto» (p. 118).
La Pisanty ha amabilmente manipolato la mia citazione facendola apparire come una mia malignità; in realtà, citando a mia volta S. Friedländer, ho scritto:
«Al riguardo, non è senza importanza il fatto che già nel 1941 egli [Gerstein] fosse stato costretto ad interrompere frequentemente il corso di addestramento militare a causa di una malattia che provocava in lui “degli stati precomatosi che spiegherebbero i suoi mancamenti psichici e alcune delle sue strane reazioni”,come il dott. Nissen scrisse alla vedova di Gerstein.
Non è da escludere che egli abbia “visto” la “gasazione” di Belzec in uno di questi “stati precomatosi”»210.
Dunque la Pisanty ha capito benissimo, ma ha fatto finta di non capire. E che abbia fatto finta di non capire risulta anche da come presenta questi «cavilli irrilevanti». Ecco due esempi significativi:
«l’età del bambino ebreo che distribuisce pezzi di spago : 3 o 4 anni» (p. 118).
Naturalmente la Pisanty si guarda bene dal riferire che, secondo Gerstein, questo bambino di 3 o 4 anni doveva distribuire pezzi di spago a 5.000 persone per legare insieme le scarpe, «poiché nessuno poi avrebbe potuto ritrovare le scarpe giuste nel mucchio di 35 o 40 metri di altezza»211. Ora, far distribuire 5.000 pezzi di spago da un bambino di 3 o 4 anni a 5.000 persone non mi sembra propriamente l’apice della razionalità, ma - si sa - le SS erano
209 Idem, p. 231. La frase in corsivo è di Friedländer.
210 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 106.
211 Idem, p. 61.
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irrazionali! Riguardo alle fantomatiche montagne di scarpe, invece, la Pisanty inveisce contro Felderer, che ne ha mostrato l’assurdità con un calcolo trigonometrico, e contro di me perché ho «elogiato» lo scrittore svedese, scrivendo che «le argomentazioni di un Felderer, del tutto incapace di accettare l’iperbole come una caratteristica di molte testimonianze (è peraltro molto difficile stimare ad occhio nudo l’altezza di una forma conica), rasentano la follia» (pp. 106-107).
Qui la Pisanty finge di ignorare che Gerstein ha garantito con un giuramento la veridicità alla lettera di tutte le sue affermazioni: dunque o esse non contengono «iperboli», oppure Gerstein è un mentitore spergiuro! Quanto alla stima dell’altezza di una forma conica, un ingegnere (come Gerstein), prendendo come punto di riferimento gli alberi circostanti, poteva farla con un margine di errore accettabile. Del resto l’affermazione di Gerstein resterebbe assurda anche con un margine di errore di 5 o 10 metri.
Un altro «cavillo irrilevante» riguarda quelle assurdità che la Pisanty liquida in modo sbrigativo come semplici «errori di calcolo», di cui fornisce due esempi:
«4 x 5 = 25 m2; 750 x 30 = 25.250 ecc.» (p. 118).
In realtà in entrambi i casi l’«errore di calcolo» supera di gran lunga la portata meramente matematica, essendo connesso con la questione essenziale della gasazione omicida.
Riguardo al primo caso, l’affermazione che dei locali che misuravano metri 5 x 4 x 1,90 avessero una superficie di 25 m2 e un volume di 45m3, soprattutto se fatta da un ingegnere, è quantomeno sorprendente, tanto più se su questa superficie e in questo volume l’ingegnere suddetto pretende di aver visto accalcate - alla lettera - 700-800 persone. E se poi lo stesso ingegnere tenta di giustificare matematicamente questa assurdità, con un calcolo del tutto strampalato che, pur partendo da dati contraddittori212, giunge sempre al medesimo risultato213, bisogna ammettere che la cosa è ancor più sorprendente!214
Come si vede, non si tratta propriamente di «cavilli irrilevanti». Naturalmente ella relega in questo gruppo - senza menzionarli minimamente - anche tutti gli argomenti essenziali di fronte ai quali la sua scienza semiotica non può nulla.
Chiudo con un ultimo «cavillo irrilevante» piuttosto comico che dà il senso dell’acume mentale di Gerstein. In un campo di sterminio, quando gli viene detto che le future vittime delle camere a gas devono attendere il loro turno di gasazione nude anche d’inverno, egli commenta intelligentemente: «Sì, ma possono morire!» (PS-2170, p. 5: «Ja, aber sie können sich ja den Tod holen! - sage ich...»)!
b) Il secondo gruppo («errori di comprensione/traduzione»)
Riguardo a questo gruppo di obiezioni, la Pisanty rileva:
«L’inefficacia del secondo gruppo di obiezioni è dovuta a errori interpretativi commessi da Mattogno nella sua lettura delle versioni tedesche del rapporto Gerstein.
212 Il peso medio delle vittime, che è nello stesso tempo di 30, 35 e 65 kg.
213 750 x 30 = 25.250, in realtà 22.500; 750 x 35 = 25.250, in realtà 26.250; 750 x 65 = 25.250, in realtà 48.750.
214 Brayard ha tentato di liquidare queste assurdità delle 700-800 persone in 20 o 25 metri quadrati con un volgare trucco. Vedi al riguardo Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 282-287, e Rassinier, il revisionismo olocaustico e il loro critico Florent Brayard, op. cit., pp. 38-44.
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A proposito della proposta di seppellire tavole di bronzo nelle fosse dove venivano interrati i cadaveri, a beneficio delle generazioni future, Mattogno dice che non è chiaro chi sia il soggetto di questa enunciazione (se Globocnik o Gerstein stesso).
Secondo Mattogno, infatti, nella versione tedesca del 6.5.1945 (T VI) è Gerstein che lancia la proposta a Globocnik durante la sua visita a Lublino. L’equivoco nasce dalla traduzione del brano di T VI: “Darauf habe ich Globocnec gesagt: Meine Herren...” ecc. (corsivo mio), dove Mattogno scambia il nominativo “Allora io Globocnec ho detto” con il dativo “Allora io ho detto a Globocnec” e aggiunge “questo passo è assurdo. Gerstein si inserisce in una conversazione (pretesamente) avvenuta due giorni prima e Hitler risponde a Globocnik!”. L’errore in cui si imbatte Mattogno è indicativo dell’eccesso di meraviglia che egli dimostra nella sua lettura dei documenti - eccesso che, combinato con un’insufficiente dimestichezza della lingua tedesca, crea l’ humus ideale per lo sviamento interpretativo tipicamente negazionista» (pp. 118-119).
Questa interpretazione è un altro tipico esempio della metodologia capziosa adottata dalla Pisanty. Anzitutto, poiché il “rapporto” è stato redatto da Gerstein e non da Globocnik, tale interpretazione avrebbe senso soltanto se la frase in questione si trovasse in un discorso diretto dipendente da una reggente di Gerstein, ad esempio:
«Globocnik affermò: “Allora io Globocnik ho detto: “Signori...”». Tale frase costituisce invece la reggente di Gerstein, come risulta chiaro dall’intero passo, che riporto con tutti gli errori:
«Darauf fragte Pfannenstiel: “Was hat denn der Führer zu dem ganzen gesagt?” Darauf Globocnec:“Die ganze Aktion soll raschestens durchgeführt werden!” Inseiner215 Begleitung befand sich noch der Ministerialrat Dr. Herbert Linden vom Reichsministerium. Der meinte, ob es nicht besser sei, die Leichen zu verbrennen,anstatt sie einzuscharren. Es könnte doch mals nach uns eine Generation kommen,die das ganze nicht verstände. Darauf habe ich Globocnec gesagt:“Meine Herren,wenn je eine Generation nach uns kommen sollte, die unsere große und so dankbare und nötige Aufgabe nicht verstehen sollte, dann allerdings, ist unser ganzer Nationalsozialismus vergeblich gewesen. Ich bin im Gegenteil der Anscith216, daß man Broncetafeln217 versenken sollte, auf denen geschrieben ist, daß wir, daß wir es waren, die den Mut gehabt haben, dieses so notwendige und wichtige Werk durchzuführen. -- Darauf Hitler: Gut Globocnec, das ist allerdings auch meine Ansicht.-»218, cioè:
«Al che Pfannenstiel chiese:“Che cos'ha detto il Führer sull'intera questione?”. Al che Globocnec:“L'intera azione dev'essere eseguita rapidissimamente!”. In sua compagnia si trovava anche il consigliere ministeriale Herbert Linden, del ministero del Reich [sic], il quale pensava se non fosse stato meglio bruciare i cadaveri invece di seppellirli. Dopo di noi potrebbe venire una generazione che non capirà l'intera questione. Al che io ho detto a Globocnec: “Miei signori, se mai dopo
215 In seiner.
216 Ansicht.
217 Bronzetafeln.
218 PS-2170, pp. 3-4.
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di noi dovesse venire una generazione che non dovesse capire il nostro grande compito così grato e necessario, allora certamente tutto il nostro nazionalsocialismo sarebbe stato vano. Io sono al contrario del parere che bisognerebbe sotterrare tabole di bronzo con sopra scritto che fummo noi, noi, ad avere il coraggio di eseguire quest'opera così necessaria e importante. - Al che Hitler: Bene, Globocnec,questo è certamente anche il mio parere.-».
Dunque l’interpretazione della Pisanty è carente già sul piano logico e contestuale.
In secondo luogo, la mia interpretazione è avvalorata dalla traduzione ufficiale in inglese del documento PS-2170 fatta eseguire dall’ Office of U.S. Chief of Counsel for the prosecution of the Axis criminality il 26 ottobre 1945; in questo documento il traduttore giurato Charles E. Bidwell rende la frase in oggetto in questo modo: «Whereupon I told Globocnec: Gentlemen...»219.
Come si vede, anche questo traduttore giurato aveva una «insufficiente dimestichezza della lingua tedesca»!220
Naturalmente la Pisanty sorvola prudentemente sul fatto che in un altro documento del rapporto Gerstein la proposta di seppelire le tavole di bronzo viene fatta da Hitler stesso:
«Hitler stesso, visitando Belcic, aveva detto: “Noi sotterreremo qui delle lapidi di bronzo affinché i nostri discendenti conoscano la nostra opera di disinfestazione biologica del pianeta» [«Hitler lui-même, visitant Belcic, avait dit:“ Nous enterrerons ici des plaques de bronze afin que nos descendants connaissent notre oeuvre d’assainissement biologique de la planète”»]221.
Sottopongo umilmente la traduzione alla nostra esperta di semiotica, la quale forse scoprirà che, a causa della mia insufficiente dimestichezza della lingua francese, ho scambiato il nominativo “Globocnik” con il nominativo “Hitler”!
Resta dunque confermato che, nel rapporto Gerstein, la proposta in questione viene fatta nello stesso tempo da Gerstein e da Hitler.
La Pisanty passa poi ad esporre il mio secondo ed ultimo «errore interpretativo», su 103 obiezioni che oppongo al rapporto Gerstein:
«Un analogo errore interpretativo riguarda il passo in cui Gerstein racconta come, a gassazione terminata, i cadaveri venissero intimamente ispezionati alla ricerca di oro, brillanti e oggetti di valore. Nel brano in questione in T VI (p.6), tuttavia,troviamo un errore di battitura: la parola “Brillanten” (brillanti), peraltro ripetuta correttamente meno di tre righe dopo, viene scritta “Brillen” (occhiali). Piuttosto che ammettere la possibilità di una svista tipografica, Mattogno scrive:
219 Office of U.S. Chief of Counsel for the prosecution of Axis criminality. Doc. No. 2170 PS. Staff Evidence analysis. Partial translation of the document 2170 PS, p. 3. Il «certificato di traduzione» è firmato da Charles E.Bidwell S/SGT 13146054.
220 La Pisanty applica nei miei confronti l’insano principio (che naturalmente attribuisce ai revisionisti) di screditare il tutto sulla base di una parte irrilivante; così il mio presunto errore di traduzione - un solo presunto errore nell’intero libro - è per lei motivo sufficiente per concludere che avrei avuto «una insufficiente dimestichezza della lingua tedesca»! Da tutto il suo libro risulta invece indubitabilmente che la nostra dottoressa in semiotica non ha nessuna dimestichezza con questa lingua e che l’argomento in questione le è stato suggerito da qualcuno dei suoi sprovveduti consulenti.
221 Documento ufficiale del 2° Ufficio della 1a Armata francese. Vedi Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 56.
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“Gli uomini dell’ Arbeitskommando cercano 'occhiali' (Brillen) nei genitali delle vittime”» (p.119).
Si tratta di uno degli «errori di battitura» di cui sono infarciti i testi del rapporto Gerstein e che fanno comprendere - come dicevo sopra - il clima mentale di Gerstein222. È certo possibile e anche probabile che il termine «Brillen» sia una «svista tipografica», però sta di fatto che il testo dice appunto «Brillen», e tra «Brillen» e «Brillanten» non c’è solo una differenza formale, ma, soprattutto, di significato223. Il fatto che Gerstein non abbia corretto l’errore è ancora più grave dell’errore stesso.
c) Il terzo gruppo («obiezioni inesistenti»)
Passiamo al terzo gruppo delle mie critiche, che la Pisanty definisce così:
«Per obiezioni inesistenti intendo tutti punti in cui Mattogno tenta di fare apparire come inverosimili dettagli che non lo sono affatto, sperando che il lettore non siasufficientemente analitico da rendersi conto della parzialità della sua interpretazione» (p. 119).
Questa volta il rimprovero della Pisanty è dimostrato in modo sovrabbondante, con ben tre esempi.
Primo esempio:
«Ad esempio, egli ironizza sul fatto che gli ebrei che entravano nella camera a gas implorassero Gerstein di intercedere per loro: “Alcuni si rivolgono a Gerstein implorandolo:'O signore, ci aiuti, ci aiuti', avendo evidentemente notato la sua faccia da “buono”, perché egli era in divisa da ufficiale SS! (Mattogno, 1985: 63).
Lungi dall’apparire inverosimile, questo dettaglio semmai aggiunge credibilità al resoconto di Gerstein: solo un negazionista può pretendere la razionalità assoluta nel contegno di coloro che sanno di stare per essere gassati» (p. 119).
Immaginiamo la scena: le future vittime delle camere a gas sfilano davanti al loro carnefice - il capitano Wirth - e a Gerstein, in divisa da SS, che esse, non sapendo che era un “buono”, non possono non ritenere un altro carnefice: che cosa fanno dunque le future vittime? Inveiscono contro questo “sporco SS”? Gli sputano addosso? Tentano di aggredirlo? No: gli chiedono aiuto! Solo un’ “antinegazionista” può pretendere l’irrazionalità assoluta nel contegno di coloro che sanno di stare per essere gasati! È come se un detenuto condannato a morte negli Stati Uniti, prima di entrare nella camera a gas chiedesse al boia: «O signore, mi aiuti, mi aiuti!».
Secondo esempio:
«Altrove, traendo spunto dalla richiesta di Wirth a Gerstein di non proporre alle autorità di Berlino un nuovo metodo di gassazione per rimpiazzare quello vigente a Belzec, Mattogno vede in ciò il segno che Wirth fosse un personaggio poco influente in quanto temeva Gerstein come se fosse un suo superiore, e questo sarebbe in contrasto con l’affermazione di Gerstein secondo cui Wirth era ammanicato con Himmler. In verità, la richiesta di Wirth a Gerstein non presuppone
222 Prevengo la facile ironia di chi rilevasse che anche Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso pullula di errori tipografici: ciò è dipeso dalle circostanze particolari in cui il libro è stato stampato, senza che io abbia potuto visionare le bozze.
223 Sarebbe come scrivere, per un «errore di battitura», “brillo” invece di “brillante”!
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affatto che il primo avesse paura del secondo, ma semmai indica che egli non voleva fastidi dalle autorità berlinesi alle quali Gerstein avrebbe dovuto fare rapporto (informandole dello spiacevole incidente col motore Diesel a cui aveva assistito a Belzec). Dunque, si tratta di un falso problema» (pp. 119-120).
Più che di un falso problema, qui si tratta di una falsa spiegazione. Che cosa mai può significare che Wirth «non voleva fastidi dalle autorità berlinesi» dato che proprio queste «autorità» - il RSHA, cioè Himmler - avevano ordinato a Globocnik di cambiare il sistema di funzionamento delle camere a gas omicide? E in che modo Gerstein avrebbe mai potuto«non proporre alle autorità di Berlino» proprio quel metodo che queste autorità gli avevano ordinato di introdurre a Belzec?
Terzo esempio:
«Inoltre, osserva Mattogno, “da Treblinka Gerstein va a Varsavia senza neppur aver salutato Globocnik, che scompare dalla scena dopo averlo presentato a Obermayer”.
Secondo questo ragionamento, dovremmo concludere che durante l’intero soggiorno in Polonia Gerstein non si sia fatto la barba nemmeno una volta, visto che il testo non ne parla mai» (p. 120).
Questa penosa ironia è del tutto fuori luogo. Naturalmente la Pisanty si guarda bene dal citare il presupposto che rende comprensibile questa osservazione, cioè che lo sterminio ebraico era un affare segreto del Reich (geheime Reichssache)224, per cui «Globocnik per ragioni di sicurezza aveva ricevuto l’ordine di accompagnare personalmente coloro che dovevano visitare le installazioni» di sterminio225; di conseguenza, senza Globocnik, Gerstein non poteva entrare né a Treblinka né a Sobibór. Dunque non si può negare che la scomparsa di Globocnik nel seguito del racconto sia quantomeno singolare.
d) Le obiezioni di carattere tecnico
Indi la Pisanty passa ad esaminare le mie obiezioni di carattere tecnico. Vediamo quali sceglie e come risponde.
Prima obiezione:
«Gerstein sostiene di avere visto le vittime stipate dentro la camera a gas da una finestrella:“dato l’estremo ammassamento umano nelle 'camere a gas', dalla finestrella non si sarebbe potuto vedere nulla, essendo la visuale impedita dal corpo di colui che era schiacciato contro di essa, senza considerare l’appannamento del vetro” (Mattogno, 1985: p. 67).
Gli spioncini nella porta, attraverso i quali i responsabili del lager potevano verificare l’andamento della gassazione, erano ovviamente situati all’altezza degli occhi di chi stava fuori dalla camera a gas. Di conseguenza, sarebbe stato possibile scorgere l’interno della camera a gas attraverso gli interstizi tra le teste delle vittime: oltretutto, è presumibile che l’ammassamento umano si concentrasse verso l’alto (e non contro la porta), man mano che l’ossigeno cominciava a scarseggiare e le vittime cercavano di guadagnare centimetri di altezza, arrampicandosi sui corpi degli altri» (pp. 122-123).
224 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 46.
225 Idem, p. 47.
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La Pisanty non tiene conto del particolare non certo irrilevante che in ogni camera a gas,su 20 o 25 m2, in 45 m3, c’erano 700-800 persone, sicché sul solo metro quadrato dietro allo spioncino c’erano 28-32 teste, e forse non era troppo agevole osservare «attraverso gli interstizi» di queste teste le 28-32 teste del secondo metro quadrato dietro alla porta della camera a gas! Devo inoltre confessare che mi riesce difficile immaginare come queste 700-800 persone potessero, non dico arrampicarsi le une sulle altre, ma soltanto muoversi.
Senza contare che le camere a gas erano alte m 1,90: la Pisanty dovrebbe inoltre spiegare in che modo le future vittime potessero «concentrarsi verso l’alto». Quale «alto»?
A questo riguardo devo segnalare un altro sproposito della nostra dottoressa. Ella ha copiato la storiella della ricerca di ossigeno «verso l’alto» da parte delle vittime da un racconto fittizio di Miklos Nyiszli (poi plagiato da Filip Müller)226, trasferendone per di più l’ambientazione da una gasazione con Zyklon B ad una gasazione con ossido di carbonio227.
La nostra esperta in semiotica sorvola ancora su un’altra contraddizione del rapporto Gerstein:
«“I primi morti caddero” - nota Gerstein, precisando nel contempo che nelle “camere a gas” i morti stavano in piedi come colonne di basalto, non avendo spazio neppure per piegarsi!»228.
Riguardo all'osservazione conclusiva del mio brano citato sopra («senza considerare l’appannamento del vetro»), la Pisanty scrive:
«è sufficiente ricordare che la gassazione a cui assistette Gerstein ebbe luogo in agosto, quando la temperatura esterna era sufficientemente elevata da non provocare fenomeni di condensazione all'interno della camera a gas» (p. 123).
La Pisanty è proprio sfortunata. L'unica volta che argomenta con una parvenza di fondatezza, viene smentita categoricamente da un altro testimone oculare. In effetti Wilhelm Pfannenstiel (vedi sotto, paragrafo 9.5) dichiarò:
«La spia che si trovava in ogni porta si era appannata dall'interno in modo relativamente rapido, sicché dal di fuori non si poteva vedere più nulla»229
Seconda obiezione:
«Come potevano 700-800 persone rimanere in vita per 2 ore e 49 minuti in camere a gas di 25 m2 ermeticamente chiuse? Molte di esse, infatti, morirono ancora prima che la gassazione cominciasse (secondo la testimonianza di Rudolf Reder, superstite di Belzec che raccontò lo stesso episodio narrato da Gerstein, ovviamente da una diversa angolazione). È vero che Gerstein dice che “fino a quel momento le vittime,nelle quattro camere già stipate, ancora vivono, vivono...”, ma è piuttosto evidente che l’orrore della situazione lo induca a generalizzare la constatazione che all’interno della camera a gas vi fosse ancora del movimento dopo tutto quel tempo» (p. 123).
226 Vedi capitolo seguente.
227 La nostra sprovveduta dottoressa ignora che il CO ha una densità inferiore a quella dell’aria (0,9672),sicché in una camere a gas, se proprio non dovesse diffondersi più o meno uniformemente in tutte le direzioni, esso dovrebbe tendere a salire proprio verso l’alto!
228 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 67.
229 Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. Eine Dokumentation. Herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rücklerl u.a. Fischer-Verlag, Francoforte sul Meno, 1983, p. 174.
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Questa sottile interpretazione “semiotica” si basa su una spudorata falsificazione: passi la falsificazione dei testi altrui (è più difficile scoprirla), ma falsificare i miei stessi testi è veramente troppo!
Sì, perché tutto ciò che la Pisanty sa di Rudolf Reder è ciò che ha letto nel mio libro. Al riguardo io ho scritto che, secondo questo testimone, «una volta la “macchina dell’uccisione” si guastò. Informato di ciò, il comandante del campo, un Obersturmführer di cui Reder non ricordava il nome, giunse immediatamente a cavallo e ordinò di riparare la macchina, lasciando nel frattempo nelle “camere a gas” le vittime, le quali dovettero attendere “pare godzin” (un paio d’ore) prima di essere uccise»230, ma ho anche precisato che «egli non menziona affatto la visita di Gerstein, la quale avrebbe dovuto restargli particolarmente impressa nella memoria sia perché sarebbe avvenuta il giorno successivo a quello del suo arrivo al campo, sia per la presenza - non certo consueta - di Globocnik e di Wirth»231.
In particolare, è falso che Reder abbia raccontato «lo stesso episodio narrato da Gerstein» ed è ancora più falso che egli abbia dichiarato che in questa occasione molte persone «morirono ancora prima che la gassazione cominciasse».
Che cosa sarebbe accaduto se la scena descritta da Gerstein fosse reale? Facciamo un piccolo conto. Il tempo di occupazione dei rifugi antiaerei a tenuta di gas si poteva calcolare con questa formula:
t = v / (20 n)(10 - 0,4) = 0,48 (v / n), dove
v rappresenta la capacità del ricovero in m3,
n il numero degli occupanti il ricovero e
t il tempo di occupazione del ricovero.
«Per l’interpretazione di detta formula, si rammenta che:
il numero 20 rappresenta i litri orari d’anidride carbonica eliminati da ogni uomo;
il numero 4 rappresenta l’anidride carbonica presente nel locale (l./m.3);
il numero 10 rappresenta la massima concentrazione ammissibile (l/m.3) nel locale
di carbonica»232.
Assumendo una media delle vittime di [(700 + 800) : 2 =] 750 e un peso medio delle vittime di 35 kg (menzionato da Gerstein insieme a 30 e 65), che è sicuramente molto basso nonostante la presenza dei bambini; dimezzando infine per questo motivo l’eliminazione di anidride carbonica, risulta che:
a) il volume effettivo di una camera a gas è di {45 - [(35 x 750): 1000] =} 18,75 m3;
b) l’emissione oraria di anidride carbonica è di (5 x 750 =) 3.750 litri,
c) in 2 ore e 49 minuti o 169 minuti l’emissione è di [(3.750 : 60) x 169 =] 10.562,5 litri.
Quest’ultimo valore rappresenta una concentrazione del [(10.562,5 : 18.750) X 100 =]
56,33%, ma una concentrazione del 20% è sufficiente per provocare la morte «nel giro di
230 Idem, p. 133.
231 Idem, pp. 132-133.
232 Attilio Izzo, Guerra chimica e difesa antigas. Hoepli, Milano, 1935, pp. 246-247.
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pochi secondi»233. In pratica tutte le vittime delle camere a gas sarebbero morte in un’ora:
[(3.750 : 18.750) x 100 =] 20% di anidride carbonica.
Ciò premesso, si può valutare bene quanto valga la spiegazione “semiotica” della Pisanti relativa alla «constatazione che all’interno della camera a gas vi fosse ancora del movimento dopo tutto quel tempo».
Quale sia l’onestà polemica dell’allieva di Eco risulta chiaramente dal fatto che ella schiva elegantemente una questione ancora più importante:
come era possibile stipare 700-800 persone in 25 m2?
Per i difensori d’ufficio di Gerstein questa è proprio un’ «irritante questione», forse la più irritante. Come ho già accennato, Brayard, uno dei maestri della nostra studentessa, si è spaccato la testa per cercare di dare una risposta sensata a questo quesito, ma è riuscito ad architettare solo un banale trucco aritmetico234.
Terza obiezione:
«Mattogno si sorprende del fatto che l’RSHA affidi il compito di installare camere a gas a Gerstein anziché ad un esperto di Auschwitz, dove era già stato adottato lo Zyklon B. Il suo stupore è immotivato se si considera che l’uso dell’inviato speciale dalla sede di Berlino faceva parte della prassi abitualmente seguita dal regime nazista, anche in quei casi in cui sarebbe stato più economico adottare i tecnici già disponibili in loco» (p. 123).
Ma, di grazia, da dove risulta che «l’uso dell’inviato speciale dalla sede di Berlino faceva parte della prassi abitualmente seguita dal regime nazista»? Forse la Pisanty confonde con gli «inviati speciali» dei telegiornali?
Ecco un’altra dimostrazione della metodologia capziosa della nostra dottoressa. Prima inventa nel rapporto Gerstein la storia dell’ «inviato speciale»,
indi la erige arbitrariamente a prassi ordinaria del regime nazista,
infine deduce che la missione di Gerstein, rientrando in questa prassi ordinaria,
non aveva nulla di stupefacente!
5) I punti meritevoli di considerazione
Dopo aver liquidato sbrigativamente con questi metodi truffaldini le «obiezioni facilmente confutabili», la Pisanty si accinge ad esaminare «qualche punto meritevole di essere presso in considerazione». A questo riguardo ella rileva:
«Si tratta per lo più di osservazioni su quei brani del rapporto, già segnalati in precedenza, in cui la figura di Gerstein appare un po’ ambigua, tanto che il lettore ha l’impressione che l’autore tralasci qualche anello importante del suo racconto.
Ad esempio, non è chiaro come sia conciliabile l’affermazione secondo cui la destinazione del viaggio in Polonia fosse nota solo all’autista con il fatto che Gerstein, pur ignorando la sua destinazione, abbia imbarcato il dottor Pfannenstiel (che evidentemente doveva sapere dove stava andando). Inoltre, il racconto del
233 Ferdinand Flury, Franz Zernik, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlino, 1931, p. 219.
234 Vedi Rassinier, il revisionismo storico e il loro critico Florent Brayard, op. cit., pp. 36-43, e Olocausto:dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 282-287.
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seppellimento del veleno fuori del lager di Belzec sembra contraddittorio: non si capisce se Gerstein abbia nascosto l’acido cianidrico prima (di sua iniziativa) o dopo avere incontrato Wirth a Belzec. Osservo incidentalmente che tali ambiguità furono notate dal giudice istruttore Mathieu Mattei durante il suo interrogatorio a Gerstein del 19.7.1945 235, e che in quell’occasione Gerstein rispose che l’acido non fu mai portato dentro il campo di Belzec, ma che fu nascosto a duecento metri da esso dall’autista e da Gerstein stesso, col pretesto che esso si fosse danneggiato e fosse divenuto pericoloso. Giunto al campo (sempre secondo la deposizione), Gerstein informò il comandante Wirth dell’accaduto e quest’ultimo gli diede il permesso di sotterrare l’intera partita di acido a duecento metri dal lager. La spiegazione fornita da Gerstein non è del tutto soddisfacente (altrove si ha l’impressione che la distruzione dell’acido cianidrico sia stata un’iniziativa esclusivamente sua), così come può apparire insufficiente la giustificazione che egli fornisce al giudice sul perché a Berlino nessuno gli abbia chiesto un resoconto della sua missione (Wirth, che aveva una grossa influenza a Berlino, avrebbe sollevato Gerstein dal suo incarico di rendere conto alle autorità centrali dell’esito della missione). Premesso che può sempre darsi che le cose siano andate proprio come Gerstein le racconta, è legittimo sospettare che al resoconto di Gerstein manchi qualche elemento e ci si potrebbe domandare se Gerstein avesse un qualche interesse a fornire un rendiconto incompleto. Ciò nonostante, simili obiezioni non hanno nulla a che vedere con la qualità della sua testimonianza oculare e riguardano piuttosto le circostanze periferiche del viaggio di Gerstein a Belzec e a Treblinka» (pp. 120-121, corsivo mio).
Bisogna apprezzare l’arduo sforzo semiotico con cui la Pisanti tenta di minimizzare le contraddizioni insuperabili del rapporto Gerstein o addirittura di eliminarle insinuando che «può sempre darsi» che il racconto di Gerstein sia veritiero. Ma quale racconto, dato che Gerstein di tale episodio ha fornito due racconti che non sembrano, ma sono contraddittori?
Di fronte a tali contraddizioni, il giudice Mattei ha incalzato :
«Stamattina ci avete dichiarato che quarantaquattro bottiglie di cianuro - il vostro intero carico, una delle bottiglia essendo stata vuotata - non erano arrivate al campo di Belzec perché erano state nascoste dall’autista e da voi stesso a circa 1.200 metri dal campo,
poco fa ci avete detto di essere arrivato al campo con il vostro carico.
Quando dite la verità?»236
Quanto alla pretesa che queste obiezioni non abbiano «nulla a che vedere con la qualità» della «testimonianza oculare» di Gerstein, ho mostrato sopra quanto sia fondata.
Per quanto riguarda la conclusione della missione di Gerstein, solo chi non ha la più pallida idea delle procedure e delle gerarchie delle SS può credere seriamente che forse le cose sono andate proprio come le ha descritte Gerstein. Ampliamo dunque il ristretto orizzonte della Pisanty. Globocnik era all’epoca SS- und Polizeiführer (Capo delle SS e della Polizia) del distretto di Lublino e, in quanto tale, dipendeva dallo Höhere SS- und Polizeiführer (Alto Capo delle SS e della Polizia) del Governatorato generale, SS-Obergruppenführer
235 Come la Pisanty ha letto nel mio libro; vedi Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., p. 71.
236 Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso, op. cit., pp. 71-72.
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10:05 Scritto da: prussian-blue in $ei milioni...6.000.000 ?, 28-32 persone x mq, Adolf Hitler Führer Reichskanzler, Aktion Reinhardt, Articoli di Carlo Mattogno, Kurt Gerstein, Lager Treblinka, Lager Belzec, Lager Lublino-Majdanek, Neurodeliri sterminazionisti, nyiszli miklos, Olo$alariati, Ossido di carbonio e Acido cianidrico, Philip [Filip] Müller, pisanty valentina, Rudolf Reder, sayanim, spie sioniste, hasbara, sion zion sionisti "Italia", SS-Brigadeführer Globocnik, SS-Standartenführer W.H.Pfannenstiel, Testimoni falsi e falsari, Zyklon-B | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Tag: $ei milioni...6.000.000 ?, 28-32 persone x mq, adolf hitler, aktion reinhardt, articoli di carlo mattogno, kurt gerstein, lager belzec, lager di treblinka, lager lublino-majdanek, neurodeliri sterminazionisti, nyiszli miklos, olo$alariati, ossido di carbonio e acido cianidrico, philip [filip] müller, pisanty valentina, rudolf reder, sayanim, spie sioniste, hasbara, sion zion sionisti "italia", ss-brigadeführer globocnik, ss-standartenführer w.h.pfannenstiel, testimoni falsi e falsari, zyklon-b |
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