14 settembre 2011

333- 8- L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS OVVERO DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ RISPOSTA A VALENTINA PISANTY

 Carlo MATTOGNO

L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS

OVVERO

DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ

RISPOSTA A VALENTINA PISANTY

Edizione riveduta, corretta e aggiornata

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2007

Parte 8

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

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D’altra parte, se ci si attiene al giugno 1941, oltre alle contraddizioni riportate dalla Pisanty, ne scaturiscono altre ancora, in particolare, la prima gasazione, che il Museo di Auschwitz, sulla base di alcune testimonianze, incurante della posticipazione di Pressac,colloca tuttora al 3-5 settembre 1941 311, diventerebbe posteriore al novembre dello stesso anno. Sulla questione ritornerò successivamente.

Se dunque la cronologia basata sul 1941 comporta inevitabilmente contraddizioni inestricabili (e quella basata sul 1942 le aggrava ancora di più) è chiaro che qui abbiamo a che fare con una cronologia fittizia che non descrive eventi reali.

Inquadrato il problema, passiamo alle soluzioni della Pisanty.

Dopo aver spostato la presunta convocazione di Höss a Berlino al 1942, la Pisanty tenta di eliminare così le contraddizioni che ne risultano:

«Quanto al punto c), è probabile che il Bunker 1, inaugurato nel maggio 1942, venisse inizialmente impiegato per liquidare i malati del campo, mentre le gassazioni degli ebrei ebbero luogo successivamente. Non c’è dunque alcun motivo per ritenere che la costruzione del Bunker 1 debba essere avvenuta dopo l’ordine di Himmler”»(p. 159).

La Pisanty tenta vanamente di gettare fumo semiotico negli occhi del lettore. In effetti,• poiché il Bunker 1 fu scelto da Höss e Eichmann per eseguire l’ordine di Himmler di sterminare tutti gli Ebrei;•

poiché lo sterminio ebraico cominciò, secondo Höss, al più tardi nella primavera del 1942,•

poiché i primi trasporti ebraici destinati allo sterminio, secondo il Kalendarium di Auschwitz, giunsero al campo il 20 marzo 1942, data di inaugurazione del Bunker 1 312,

la costruzione del Bunker 1 deve essere avvenuta necessariamente dopo il presunto ordine di sterminio ebraico di Himmler e in sua esecuzione.

Riguardo alla presunta visita di Höss a Treblinka (non attestata da alcun documento), la Pisanty rileva:

«Ci troviamo qui di fronte a un reale problema di datazione, non risolvibile in base a un riferimento esclusivo alla testimonianza di Höss, che su questo punto è contraddittoria. L’unica certezza è che la visita di Höss a Treblinka non può essere avvenuta nell’estate [nella primavera] 1942 (inaugurazione del lager, liquidazione del ghetto di Varsavia); d’altra parte, se veramente Höss assistette a una cremazione a Treblinka313, allora la data è ulteriormente spostata in avanti, in quanto lo svuotamento delle fosse comuni e le cremazioni a Treblinka iniziarono nel marzo 1943. Certo, la descrizione delle cremazioni potrebbe riferirsi a un resoconto che gli venne fornito successivamente, anziché a una sua esperienza diretta314. Ciò nonostante, rimane il fatto che la prima gassazione per mezzo dello Zyklon B ad

311 Franciszek Piper, «Gas Chamber and Crematoria», in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994, p.157. Quest’opera contiene anche un riassunto del libro di Pressac Les crématoires d’Auschwitz intitolato The Machinery of Mass Murder at Auschwitz, pp. 183-245, da lui redatto in collaborazione con van Pelt.

312 Danuta Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op.cit., p. 186, con indicazione delle fonti (soltanto testimonianze).

313 Cfr. Auschwitz: le “confessioni” di Höss, op. cit., pp. 14-15.

314 Ma Höss dichiara di aver assistito alla cremazione. Idem.

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Auschwitz avvenne comunque prima dell’estate 1942 e, sebbene questo primo esperimento non fosse stato pienamente soddisfacente (non era ancora stata calcolata la dose ideale per sterminare gli esseri umani con questo veleno), la tecnica di gassazione per mezzo del gas di combustione impiegata a Treblinka era comunque meno promettente di quanto non fosse quella usata all’epoca ad Auschwitz: dunque, Höss non aveva molto da apprendere dagli altri campi di sterminio per quanto riguardava questo aspetto del processo di sterminio. Forse lo scopo della visita a Treblinka era, più in generale, di tenersi al corrente delle modalità pratiche della Soluzione finale così come venivano attuate negli altri lager,in particolare per quanto riguarda le tecniche di cremazione.

Come si vede, in mancanza di ulteriori indizi è molto difficile giungere a un’ipotesi soddisfacente per risolvere l’anacronismo presente nel documento in questione. Ma simili punti di arresto momentaneo del progresso conoscitivo sono proprio ciò che fa della “scienza normale” un complesso lavoro di soluzione di rompicapo, e non una semplice opera di compilazione di dati preconfezionati» (pp. 160-161, corsivo mio).

Qui la Pisanty, con un piccolo trucco di sostituzione, sposta l’attenzione del lettore dal problema della data a quello dello scopo della presunta visita di Höss a Treblinka, travisando inoltre ciò che a questo riguardo ha scritto il comandante di Auschwitz.

Il problema essenziale, come ho rilevato sopra, è il fatto che la visita di Höss a Treblinka è inestricabilmente contraddittoria, perché nella sua cronologia è anteriore all’installazione del Bunker 1, ma nella realtà sarebbe necessariamente posteriore ad essa, essendo stato il campo di Treblinka inaugurato il 23 luglio 1942.

Per quanto concerne lo scopo della visita, essa è spiegata da Höss in modo inequivocabile:

«Visitai Treblinka per vedere come vi venissero eseguiti gli stermini».

La contraddizione è e resta irremovibile - e non certo per la «mancanza di ulteriori indizi» - e segna un arresto definitivo del «progresso conoscitivo».

Passiamo ora all’esame delle singole questioni.

a) La visita ad Auschwitz di Eichmann

Riguardo ai problemi relativi alla visita di Eichmann ad Auschwitz, la Pisanty scrive:

«Problema: se l’incontro con Himmler avvenne nell’estate 1941, allora i Gaswagen ai quali si riferiva Eichmann non erano ancora stati adottati. Infatti, questo mezzo primitivo di sterminio per mezzo di gas di scappamento fu introdotto solo verso la fine del 1941.

Ma se la data dell’incontro a Berlino va spostata di un anno, in quella data (giugno 1942) erano già cominciate ad Auschwitz e a Birkenau (Bunker 1 e 2) le prime gassazioni con lo Zyklon B, mentre dal resoconto che Höss fornisce dell’incontro con Eichmann risulta che la scelta del gas non fosse ancora stata fatta.

Forse Höss condensa in un’unico ricordo due diversi incontri con Eichmann (o con altri membri delle alte gerarchie naziste): il primo per ispezionare il terreno e parlare dei diversi gas letali (facendo riferimento non ai Gaswagen bensì all’operazione Eutanasia - sospesa nell’agosto 1941 - fino ad allora praticata sui malati di mente), e il secondo per discutere delle esatte modalità della Soluzione finale. Si può ipotizzare che, avendo collocato erroneamente l’incontro a Berlino

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con Himmler nel giugno 1941, Höss cerchi di ricostruire con il ragionamento gli avvenimenti che non ricorda bene nella loro successione cronologica.

In SF 315 (tr. It.: 174), ci viene detto che “alla successiva visita di Eichmann [dopo le prime gassazioni sperimentali], gli riferii sull’impiego del Cyklon B, e decidemmo che quello sarebbe stato il gas da adoperare per le imminenti stragi in massa”. È possibile che fosse in questa occasione, e non durante l’incontro precedente (avvenuto nell’estate 1941), che i due discussero per la prima volta gli ordini impartiti da Himmler circa lo sterminio degli ebrei.

Anche in questo caso, ogni ipotesi storiografica che possiamo avanzare è fallibile e va accertata in base a ulteriori elementi documentari” (p. 162, corsivo mio).

Di grazia, quali «ulteriori elementi documentari»? Sull’intera questione non esiste un solo documento316 e, per di più, l’unica persona che avrebbe potuto confermare il racconto di Höss - Eichmann - l’ha smentito categoricamente317.

Anche in questo caso la Pisanty tenta di spostare l’attenzione dal problema principale: se la presunta convocazione di Höss a Berlino viene attribuita al giugno 1942, tutto il racconto delle visite di Eichmann ad Auschwitz diventa assurdo e l’installazione del Bunker 1, che è una diretta conseguenza dell’ordine di Himmler, avviene prima dell’ordine stesso. Con le sue ipotesi, la Pisanty tortura le dichiarazioni di Höss più di quanto gli Inglesi abbiano torturato il comandante di Auschwitz: con tali cavilli sofistici si può certo spiegare tutto, ma la spiegazione si basa pur sempre su cavilli sofistici. La Pisanty se ne rende ben conto, perché ammette che la sua «ipotesi» è «fallibile», perciò non le resta che rifugiarsi nel solito trucco della mancanza di «ulteriori elementi documentari».

b) La prima gasazione omicida.

Allo studio della prima gasazione omicida ad Auschwitz nello scantinato del Block 11 ho dedicato un libro di 190 pagine che dimostra, con abbondanza di prove, l’infondatezza storica di questo presunto evento318. L’opera ha scatenato le ire dilettantesche di Liliana Picciotto-Fargion, alle cui basse insinuazioni metodologiche (non sapendo che cosa opporre agli argomenti, questi dilettanti si appigliano disperatamente ai metodi) ho risposto a tono altrove 319 ( http://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/06/04/destinazio... ---  http://revisionismo.splinder.com/post/20681714/olocausto-dilettanti-allo-sbaraglio-nona-parte , i links sono di Olodogma-truffa). Ho citato questa dilettante perché il suo nome appare - nella pagina che la Pisanty dedica ai rituali ringraziamenti - tra le persone che hanno fornito all’Autrice «preziosi spunti teorici e utili indicazioni bibliografiche» (p. 4), sicché è difficile credere che le nostre due “esperte” in camere a gas non abbiano dibattuto sul mio libro. 

315 Lo scritto La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz.

316 Robert M.W.Kemper nell’opera più documentata sulle attività di A.Eichmann, riferisce la storia della visita di questi ad Auschwitz sulla base delle dichiarazioni di R. Höss! R.M.W.Kemper, Eichmann und Komplizen. Europa Verlag, Zurigo, 1961, pp. 101-102.

317 Eichmann dichiarò di aver conosciuto Höss quando questi prestava servizio presso l’ SS-Wirtschafts-Verwaltungshauptamt (Léon Poliakov, Auschwitz. Julliard, Parigi, 1964, p. 185), cioè dopo l’11 novembre 1943, data del trasferimento di Höss da Auschwitz a questo istituto e di essere stato ad Auschwitz tre volte,nel periodo della deportazione degli Ebrei ungheresi, cioè nel 1944. State of Israel. Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann. Record of Proceedings in the District Court of Jerusalem. Gerusalemme 1993, vol.VII, p. 220

318 Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, 1992. Seconda edizione, in inglese, riveduta, corretta e ampliata: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

319 Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 223-230.

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Fatto sta, comunque, che la Pisanty non lo cita neppure di sfuggita. E la ragione di ciò si capisce benissimo.

Sulla prima gasazione omicida ad Auschwitz la Pisanty scrive:

«Secondo la ricostruzione proposta da Pressac (1993: 34,43), la prima gassazione omicida, effettuata su un gruppo di prigionieri russi e malati giudicati irrecuperabili,avvenne sì nel Block 11 di Auschwitz, ma non nel settembre 1941 come ricorda Höss, bensì nel dicembre dello stesso anno» (p. 271, corsivo mio).

Come ho rilevato altrove320, Pressac qui non ha «ricostruito» un bel niente: egli si è soltanto appropriato di una mia osservazione polemica (compresi i documenti da me citati) la quale sposta semplicemente la contraddizione dal piano cronologico a quello testimoniale; infatti, premesso che questa presunta gasazione non è attestata da alcun documento d’archivio, ma soltanto da testimonianze, lo spostamento di data in questione equivale alla distruzione dell’attendibilità proprio di quelle testimonianze che, secondo il Museo di Auschwitz, dimostrano la realtà del fatto, poiché alcune di esse indicano con precisione la data del 3-5 settembre e lo spostamento della data a dicembre comporterebbe contraddizioni insuperabili. Appunto per questo, come ho anticipato sopra, il Museo di Auschwitz ha respinto l’interpretazione di Pressac e mantiene tuttora la data del 3-5 settembre 1941.

Segnalo un altro piccolo trucco della Pisanty: Höss non «ricorda» affatto il mese di settembre, come l’Autrice sa bene, perché introduce il racconto del comandante di Auschwitz sulla prima gasazione con le seguenti parole:

«In una data imprecisata dell’autunno 1941, arrivano al campo dei contingenti di prigionieri di guerra russi per essere liquidati» (p. 137).

Lo scopo di questo trucco è chiaro: poiché Höss, come dice Pressac, «non può essere attualmente considerato un testimone affidabile sulle date e sulle cifre» (p. 143, corsivo mio), se si fa credere che la data della prima gasazione riposi esclusivamente sulla testimonianza di Höss, è facile concludere che egli si è sbaglato sulla data e che, fortunatamente, Pressac ha «ricostruito» la data esatta!

Da Pressac la Pisanty ha tratto anche lo sproposito secondo il quale, nella prima gasazione, «non era ancora stata calcolata la dose ideale per sterminare gli esseri umani con questo veleno [lo Zyklon B]» (p. 160).

Ho confutato questa sciocchezza altrove321 e non vale la pena di ritornarci sopra. Mi limiterò a segnalarne successivamente una delle implicazioni più importanti.

c) «La prima gasazione a cui Höss assistette»

Nel mio studio su Höss322 ho rilevato, tra le altre, questa contraddizione nelle dichiarazioni del comandante di Auschwitz:

«La gasazione venne effettuata nelle celle di detenzione del block II [Block 11]. Io stesso (ich selbst), proteggendomi il viso con una maschera antigas, assistetti (habe ...angesehen) all’uccisione. La morte sopravveniva nelle celle stipate, subito dopo l’immissione del gas. Un breve grido, subito soffocato, e tutto era finito. Durante la

320 Auschwitz: fine di una leggenda, Edizioni di Ar, 1994, pp. 39-40.

321 Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., pp. 28-29.

322 Auschwitz: le “confessioni “ di Höss, op. cit., pp. 25-26.

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prima esperienza di gasazione cui assistetti, non riuscii a realizzare appieno ciò che accadeva, forse perché troppo impressionato dall’insieme delle operazioni».

Qualche riga dopo, riguardo alla gasazione immediatamente successiva di 900 Russi nel crematorio I, Höss si dimentica di ciò e dichiara:

«Allora per la prima volta vidi (da sah ich nun zum ersten Mal) in grande quantità i cadaveri di individui gasati, e ciò provocò in me un malessere, un brivido, benché mi fossi figurata peggiore la morte col gas»323.

La Pisanty argomenta:

«Secondo Mattogno, quest’ultimo brano è contraddittorio rispetto al primo poiché ci costringe ad accettare che Höss abbia assistito a una gasazione “per la prima volta nel Block 11 e al tempo stesso nel vecchio crematorio”. In realtà, la contraddizione non sussiste in quanto è l’autore stesso a fornirci l’elemento per risolverla, ossia il suo stato di turbamento durante l’operazione del Block 11 che gli impedì di registrare accuratamente gli stimoli visivi in entrata.

C’è anche da dire che le prime gassazioni, avvenute nel Block 11, furono molto meno asettiche di quanto non traspaia dalla testimonianza di Höss: durante la prima gasazione sperimentale, infatti, le vittime impiegarono due giorni a morire perché era stata calcolata male la dose letale del gas. Non sorprende allora che Höss sia riluttante ad ammettere il proprio coinvolgimento diretto con le operazioni di sterminio eseguite nel Bunker 11» (p. 163, corsivo mio).

Che cosa significa che il turbamento impedì a Höss «di registrare accuratamente gli stimoli visivi in entrata»? Semplicemente che egli «era presente, senza vedere»! (p. 166).

La Pisanty ha proprio ragione quando scrive: «Qualsiasi interpretazione è buona, purché neghi» (p. 84), e in effetti adotta ella stessa questo principio aberrante che attribuisce alla metodologia revisionistica. Ma questa non è l’unica aberrazione ermeneutica che l’Autrice ci propina in ossequio a tale principio. Eccone un’altra: per risolvere la contraddizione di Höss secondo la quale i trasporti ebraici dall’Alta Slesia di 1.000 persone ciascuno destinati allo sterminio si risolsero nell’uccisione di «centinaia» di persone, la Pisanty ricorre alla...«vena poetica» di Höss. Dunque pur di trarsi d’impaccio ella non rifugge dall’attribuire una «vena poetica» a colui che considera uno spietato massacratore!

Torniamo alla questione della gasazione. Perfino il Museo di Auschwitz, commentando i passi sopra riportati, conferma alla lettera la realtà della contraddizione che ho segnalato:

«Secondo le ricerche attuali, il primo tentativo di uccisione mediante gas ebbe luogo nei sotterranei [scantinati] del Block 11. Non è risultato un secondo caso di gasazione di persone nei sotterranei di questo Block. Sebbene Höss neghi in questa frase di aver assistito al primo esperimento di sterminio con gas, qualche frase dopo conferma la sua presenza a questo esperimento scrivendo quanto segue...[il passo citato sopra]»324.

Come si vede, ciò complica ulteriormente la questione, perché a tutt’oggi il Museo di Auschwitz afferma che nel Block 11 avvenne una sola gasazione, quella fatta da Fritzsch,

323 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p.129; Kommandant in Auschwitz, op. cit., p. 126.

324 Auschwitz vu par les SS. Edition du Musée d’Etat à Oswiecim, 1974, p. 96 nota 113.

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durante un viaggio di servizio di Höss, il quale dunque assistette miracolosamente a questo evento in propria assenza!

Per quanto riguarda l’interpretazione della Pisanty, ella scrive sì che (secondo alcune testimonianze), «le vittime impiegarono due giorni a morire», ma dimentica di riferire la testimonianza di Höss:

«La morte subentrò nelle celle stipate [di persone] immediatamente dopo il versamento [dello Zyklon B]»325.

Riassumendo, nella prima gasazione omicida, alla quale Höss assistette in propria assenza, le vittime morirono in due giorni e nello stesso tempo immediatamente dopo l’introduzione dello Zyklon B. Lascio anche questa piccola «grinza» all’interpretazione semiotica di della Pisanty.

Segnalo infine un altro strafalcione della nostra dottoressa, la quale menziona «le prime gassazioni, avvenute nel Block 11», ignorando perfino che - secondo la sua storiografia - in tale Block avvenne una sola gasazione omicida.

d) «La prima operazione di sterminio ebraico»

Su questo punto, la Pisanty riporta come segue le mie osservazioni sulle dichiarazioni di Höss:

«- in PS-3868 Höss dice che “le esecuzioni in massa mediante gasazione cominciarono nel corso dell’ estate 1941”;

- in NO-1210 leggiamo:“Nel 1941 arrivarono i primi afflussi di Ebrei dalla Slovacchia e dall’alta Slesia. Le persone inabili al lavoro furono gasate in un locale del crematorio conformemente ad un ordine che Himmler mi diede personalmente”;

- in SF (tr. It.: 174): “Non saprei stabilire in quale epoca cominciò lo sterminio degli Ebrei; probabilmente già nel settembre 1941, ma forse anche solo nel gennaio 1942.

La prima operazione riguardò gli Ebrei dell’Alta Slesia orientale”;

- Kia (tr. It.: 130): “nella primavera del 1942 giunsero i primi trasporti di ebrei dall’Alta Slesia, tutti individui da sterminare”» (pp. 163-164, corsivo di V. Pisanty).

Indi l’Autrice commenta:

«La prima citazione è chiaramente dissonante rispetto ad altri frammenti della testimonianza di Höss, e in particolare al fatto che la prima gassazione sperimentale avvenne ad Auschwitz nel settembre (o dicembre?) 1941. D’altronde, ho già aderito alle accuse di scarsa attendibilità rivolte ai documenti PS-3868 e NO-1210. Al momento della stesura del suo memoriale sulla Soluzione finale, invece, Höss sembra meno sicuro della data di inizio dello sterminio ebraico, mentre in KiA essa è decisamente spostata in avanti di qualche mese.

Ancora una volta, non si può fare affidamento sul ricordo di Höss circa la successione cronologica degli eventi: per raggiungere un grado soddisfacente di certezza, occorre riferirsi ad altri documenti meno soggetti all’azione erosiva del tempo. Certo, il margine di incertezza riguardante questo punto storiografico non è poi così drammatico: in fondo, Höss oscilla tra diverse date che ricoprono un lasso

325 Kommandant in Auschwitz, op. cit., p. 126. Nella traduzione italiana (p. 129) il passo è tradotto erroneamente.

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di pochi mesi, tale scarto temporale essendo del tutto in linea con i limiti della memoria media di un essere umano (p. 164, corsivo mio)».

In realtà la questione non è solo quantitativa, come finge di credere la Pisanty, ma qualitativa: in mezzo a questo «lasso di pochi mesi» Höss colloca infatti la seguente dichiarazione che ho già riportato sopra:

«A fine novembre [1941] si tenne a Berlino, presso l’ufficio di Eichmann, una conferenza dell’intera sezione per gli Ebrei, alla quale venni invitato a partecipare [...]. Non ci fu comunicato il momento dell’inizio delle azioni né Eichmann era ancora riuscito a trovare il gas appropriato» (corsivo mio).

Ciò è in contrasto con quanto dichiarato da Höss durante la prigionia inglese:

«Le esecuzioni in massa cominciarono nel corso dell’estate del 1941 e durarono fino all’autunno del 1944»326.

«Io ho organizzato personalmente su ordini ricevuti da Himmler nel maggio [sic] 1941 la gasazione di due milioni di persone tra il giugno-luglio 1941 e la fine del 1943, tempo durante il quale fui comandante di Auschwitz»327.

La Pisanty concede generosamente che questi documenti hanno una «scarsa attendibilità»:

ma per quale ragione se non perché ella stessa ritiene che le dichiarazioni che contengono siano state estorte a Höss con la tortura?328. Ecco dunque un trucco molto elegante per tentare di eliminare alcune contraddizioni: basta liquidare i documenti che le fanno sorgere come scarsamente attendibili!

La Pisanty inoltre si appella sempre a mo’ di scappatoia ad «altri documenti» che dovrebbero risolvere le contraddizioni di Höss, ma non li cerca mai, e non li menziona neppure quando li ha sotto il naso. In una nota alla sua edizione delle annotazioni del comandante di Auschwitz, Martin Broszat rileva:

«La deportazione ad Auschwitz degli Ebrei dell’Alta Slesia avvenne all’inizio del 1942. Così, ad esempio, secondo una comunicazione del Servizio Internazionale di Ricerca [di Arolsen] all’Istituto di Storia contemporanea [di Monaco] del 27.3.1958 gli Ebrei di Beuthen furono deportati il 15.2.1942»329.

Ma a questo punto sorge un altro problema:

se lo sterminio ebraico, in esecuzione di un ordine di Himmler, è cominciato all’inizio del 1942,

come è possibile che Himmler abbia impartito quest’ordine nel giugno 1942?

La Pisanty risponde così:

«Inoltre, non c’è discrepanza nel fatto che qualche convoglio di ebrei slovacchi o provenienti dall’Alta Slesia possa essere stato selezionato per la gassazione prima

326 PS-3868.

327 Dichiarazione manoscritta del 16 marzo 1946.

328 O fabbricati direttamente dagli inquirenti inglesi montando spezzoni delle dichiarazioni verbali di Höss.

Riguardo alla sua prima dichiarazione scritta, Höss dice: «Non so che cosa contenga la deposizione, sebbene l’abbia firmata. Ma l’alcool e la frusta furono troppo, anche per me» (Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., pp. 158-159). Costoro non si sono neppure preoccupati di salvare le apparenze: hanno redatto l’Affidavit del 5 aprile 1946 direttamente in inglese! (Fotocopia in: C. W. Porter,Made in Russia: the Holocaust. Historical Review Press, 1988, pp. 404-406). Il documento si chiude con la seguente formula: «I understand English as it is written above».

329 Kommandant in Auschwitz, op. cit., p. 127, nota 3. Nella traduzione italiana questa nota viene riportata in forma abbreviata (Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 130,nota 3).

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dell’estate del 1942, ovvero della data in cui potrebbe essere partito l’ordine di Himmler di procedere con la Soluzione finale della questione ebraica. Già prima di questa data, infatti, la politica nazista nei confronti degli ebrei (e in particolare degli ebrei orientali) era mirata alla loro eliminazione fisica, come dimostrano i massacri di Riga, la formazione delle Einsatzgruppen in Lituania, le uccisioni a Vilna e l’impiego di camere a gas mobili a Chelmno. La decisione di eliminare tutti gli ebrei d’Europa non arrivò come un fulmine a ciel sereno ma venne maturata per gradi» (p. 164).

La Pisanty cambia le carte in tavola con il solito trucchetto semiotico. Al riguardo la mia obiezione era un’altra. Esaminiamo la sequela dei presunti avvenimenti.

Nel giugno 1941 Himmler trasmette a Höss il seguente ordine:

«Tutti [alle] gli Ebrei su cui possiamo mettere le mani in questo tempo di guerra,devono essere ammazzati, senza eccezione [ohne Ausnahme]»330

In ottemperanza a quest’ordine, tutti gli Ebrei provenienti dall’Alta Slesia vengono uccisi:

«Nella primavera del 1942 giunsero i primi trasporti di ebrei dall’Alta Slesia, tutti individui da sterminare [die alle zu vernichten waren]»331.

«In origine, secondo le disposizioni di Himmler, tutti i trasporti di Ebrei condotti ad Auschwitz per incarico dell’ufficio di Eichmann, avrebbero dovuto essere sterminati senza eccezione. Così avvenne infatti per gli Ebrei dell’Alta Slesia: ma già coi primi trasporti di Ebrei tedeschi, venne l’ordine di scegliere tutti gli Ebrei,uomini e donne, abili al lavoro e di impiegarli nelle fabbriche di armi. Questo accadeva ancora prima della creazione del campo femminile, poiché la necessità di creare ad Auschwitz un campo femminile sorse appunto da quest’ordine»332.

In contraddizione con ciò, Höss ha dichiarato.

«Nel 1941 arrivarono i primi afflussi di Ebrei dalla Slovacchia e dall’Alta Slesia. Le persone inabili al lavoro furono gasate in un locale del crematorio conformemente ad un ordine che Himmler mi diede personalmente» (corsivo mio)333.

Dunque gli Ebrei dell’Alta Slesia furono sterminati tutti e nello stesso tempo sterminati in parte.

Con ciò passiamo alla risposta della Pisanty. La questione essenziale, qui, è che, per Höss - e noi ci stiamo occupando delle dichiarazioni di Höss - queste gasazioni non erano il frutto di una sua iniziativa personale (come se avesse pensato: «Dato che gli Ebrei all’Est vengono massacrati, quasi quasi li massacro anch’io!»), ma costituiscono la precisa applicazione di due ordini specifici: uno di sterminio totale, l’altro di sterminio limitato (agli inabili al lavoro). Dunque senza ordine di sterminio, niente sterminio. Ma allora, di nuovo, se lo sterminio ebraico è cominciato all’inizio del 1942, come è possibile che Himmler abbia impartito quest’ordine nel giugno 1942?

Riguardo agli Ebrei slovacchi, che avrebbero dovuto essere sterminati senza eccezione, Höss dichiara:

330 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171; Kommandant in Auschwitz, op. cit., p. 157.

331 Idem, p. 130; Kommandant in Auschwitz, op. cit., p. 127.

332 Idem, p. 177.

333 NO-1210.

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«Fin da quando cominciarono a giungere i contingenti di Ebrei dalla Slovacchia, in pochi giorni l’affollamento divenne tale che le baracche si riempirono fino al soffitto, mentre i servizi igienici e sanitari avrebbero potuto bastare al massimo per un terzo del numero dei detenuti»334,dunque all’inizio gli Ebrei slovacchi non furono “selezionati” per le “camere a gas”, come del resto ammette anche il Kalendarium di Auschwitz335.

e) Le «inesattezze»

Poiché gli inquirenti inglesi non avevano eccessiva dimestichezza con la storia del campo di Auschwitz, le dichiarazioni di Höss redatte sotto la loro - diciamo - “supervisione” contengono degli spropositi enormi che i Polacchi, più smaliziati, hanno in parte corretto.

Così egli «si è sbagliato» (come direbbe V. Pisanty: p. 166), tra l’altro,

sul numero totale delle vittime,

sull’inizio della cremazione all’aperto dei cadaveri dei gasati,

sulla data in cui entrarono in funzione i crematori di Birkenau,

sul numero dei forni crematori e delle muffole,

sulla capacità massima di cremazione di questi impianti,

sul numero e la capienza delle camere a gas,

sulla tecnica di sterminio nelle camere a gas

- come si vede, problemi assolutamente marginali336.

Qualche esempio significativo.

Gli Inglesi, alquanto sprovveduti, fanno “confessare” a Höss che eseguiva le gasazioni omicide con le docce, aprendo il gas tossico invece dell’acqua!337

Dal canto loro i Polacchi, privi del senso della misura, hanno fatto “confessare” a Höss che i crematori di Birkenau potevano cremare complessivamente 7.000 cadaveri al giorno!338

La Pisanty riporta alcune di queste «inesattezze» e commenta:

«La presenza di simili inesattezze viene giustificata come segue da Pressac:

“Höss partecipava alle “azioni speciali” attenendosi strettamente alle sue mansioni e si occupava solo dei compiti pressoché insormontabili derivanti dalla crescita esponenziale del suo campo, evitando di soffermarsi su considerazioni di ordine morale [e, aggiungerei, nemmeno su quelle di ordine tecnico]. Era presente, senza vedere. Secondo l’autore, tale atteggiamento spiega gli errori involontari riscontrabili in tutta la sua autobiografia” (Pressac,1989: 128)»(p. 166, corsivo mio).

Ecco dunque che, con un altro piccolo trucco, la Pisanty si appoggia all’autorità di Pressac per fargli dire ciò che egli non ha mai detto. Sarebbe perfino offensivo attribuire una tale idea a Pressac, il quale sapeva bene che uno dei compiti del comandante del campo era il controllo delle attività della Zentralbauleitung - e, se Auschwitz era un campo di sterminio, il suo compito maggiore, di cui doveva rispondere personalmente a Himmler, era appunto il controllo accurato di tutto l’apparato dello sterminio, dalle camere a gas ai forni crematori.

334 Idem, p. 119.

335 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit.,pp. 190-232: dal 26 marzo al 20 giugno 1942 giunsero ad Auschwitz 11 trasporti di Ebrei slovacchi che furono immatricolati tutti.

336 Auschwitz: le “confessioni” di Höss, op. cit., pp. 18-22.

337 Idem, p. 22: le vittime entravano nella camera a gas «aspettandosi di fare la doccia e, invece dell’acqua,noi aprivamo gas venefico».

338 Vedi al riguardo quanto rilevo nel paragrafo seguente.

MATTOGNO : Capucetto rosso

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f) L’ordine di Himmler di sospendere le gasazioni

A questo riguardo ho rilevato la seguente contraddizione nelle dichiarazioni di Höss:

«... nell’autunno 1944 Himmler ordinò di sospendere immediatamente lo sterminio degli Ebrei»339.

«Il mio ultimo e importante viaggio di ispezione fu nel marzo 1945 coll’Obergruppenführer Pohl e col dottor Lolling. Visitammo i seguenti campi:

Neuengamme, Bergen Belsen, Buchenwald, Dachau e Flossenburg. Io andai insieme coll’Obergruppenführer Pohl e col dottor Lolling e visitai Leitneritz presso Aussig, e un altro grande campo sull’ Elba. L’ordine per questo viaggio era per l’Obergruppenführer Pohl. Egli doveva portare personalmente ai vari comandanti dei campi l’ordine che non si doveva uccidere più nessun Ebreo e bisognava fare il possibile per arrestare il tasso di morte dei prigionieri»340.

La Pisanty commenta:

«Secondo Mattogno, vi è un’insormontabile discordanza tra questi due frammenti.Ma se si tiene conto che i campi citati non erano campi di sterminio veri e propri (bensì campi di concentramento) e soprattutto che nello stato di confusione totale in cui si trovava la Germania alla fine della guerra dovette per forza passare del tempo tra l’emissione dell’ordine di Himmler e la sua diffusione capillare, allora la contraddizione non sussiste» (p. 165).

Un brillante esempio di sofismi semiotici! In effetti, se a questi campi di concentramento Pohl portò l’ordine di Himmler di non «uccidere più nessun Ebreo», ciò significa “semioticamente”

a) che prima vi venivano uccisi degli Ebrei (anche se non in modo sistematico), e

b) che vi venivano uccisi per ordine di Himmler.

Il secondo punto dell’argomentazione della Pisanty è decisamente comico: poiché il presunto ordine di Himmler che poneva fine allo sterminio risalirebbe 2 novembre 1944 341

- epoca in cui la Germania non si trovava minimamente in uno «stato di confusione totale»

- la «diffusione capillare» dell’ordine avrebbe richiesto cinque mesi!

g) Statistiche e cifre

Su questo punto la Pisanty è piuttosto sbrigativa:

«Nelle sue prime testimonianze, Höss si dimostra impreciso circa il numero degli ebrei immatricolati e gassati ad Auschwitz e le statistiche ebraiche riferitegli da Eichmann. D’altra parte, in SF egli dichiara apertamente la sua ignoranza in merito alle statistiche dei decessi nel lager, e ciò per via della sistematica distruzione da parte delle autorità del campo di tutti i documenti che avrebbero potuto consentire un calcolo di questo tipo» (p. 166).

Esaminiamo anzitutto le affermazioni di Höss al riguardo342:

339 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p.180.

340 NO-1210.

341 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit.,p. 921.

342 Auschwitz: le “confessioni” di Höss, op. cit., pp. 22-25.

MATTOGNO : Capucetto rosso

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«Comandai Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e stimo che vi furono sterminate e giustiziate mediante gasazione e cremazione almeno 2.500.000 vittime; almeno un altro mezzo milione morirono di fame e di malattia, il che dà una cifra totale di circa 3.000.000».

A Norimberga Höss confermò questa cifra a G. Gilbert, lo psicologo della prigione, in una nota redatta il 24 aprile 1946 nella quale, in base al numero e all’entità dei trasporti ebraici, calcolò 2.430.000 vittime.

Nel documento NO-1210 R. Höss affermò che tale cifra risultava da documenti ufficiali:

«Credo che ad Auschwitz siano state messe a morte circa 3.000.000 di persone,circa 2.500.000 mediante camera a gas. Queste cifre sono state ufficialmente messe per iscritto dall’ Obersturmbannführer Eichmann in un rapporto a Himmler».

Dopo la sua estradizione in Polonia, Höss dichiarò:

«In interrogarori precedenti, ho fatto ammontare a due milioni e mezzo il numero degli ebrei condotti ad Auschwitz per essere sterminati. Questa cifra deriva da Eichmann, che la riferì a Glücks, il mio superiore, quando fu chiamato a rapporto da Himmler, poco prima che Berlino fosse accerchiata».

Höss parla poi della distruzione dei documenti relativi allo sterminio e continua:

«Quanto a me, non ho mai conosciuto la cifra complessiva, né ho documenti che permettano di calcolarla. Ricordo soltanto le cifre delle azioni più vaste, che mi sono state ripetutamente citate da Eichmann o dai suoi incaricati:

250.000 Alta Slesia e General Gouvernement

100.000 Germania e Theresienstadt

95.000 Olanda

20.000 Belgio

110.000 Francia

65.000 Grecia

400.000 Ungheria

90.000 Slovacchia.

Non ricordo più le cifre delle azioni minori, ma erano insignificanti rispetto a queste. Ritengo, ad ogni modo, che la cifra di due milioni e mezzo sia eccessiva.

Anche ad Auschwitz le possibilità di sterminio erano limitate»343.

Rilevo anzitutto che Höss fornisce una cifra di vittime tra i detenuti immatricolati (500.000) superiore alla cifra totale dei detenuti immatricolati, che è di 400.207 344.

Si può credere seriamente che egli non conoscesse questa cifra? Aggiungo che Glücks era il capo dell’ Amtsgruppe D del WVHA, «Campi di concentramento», che si occupava esclusivamente della gestione dei detenuti immatricolati:

perché mai Eichmann avrebbe dovuto fare rapporto a Glücks sul presunto sterminio di detenuti non immatricolati che era di pertinenza esclusiva del RSHA?345

343 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., pp. 182-183.

344 Franciszek Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag Staatliches Muzeum in Oswiecim, 1993, p.

102.

345 Nel corso della presunta convocazione di Höss a Berlino nel giugno 1941, Himmler gli disse: «Lei ha il dovere di mantenere il più assoluto silenzio riguardo a quest’ordine, anche con i Suoi superiori» (Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171), tra cui, appunto,Glücks.

MATTOGNO : Capucetto rosso

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Procediamo.

Höss si appella ad un rapporto scritto di Eichmann a Himmler per giustificare la cifra di 3.000.000 di vittime (di cui 2.500.000 gasate),

indi si appella a dichiarazioni di Eichmann per smentire questa cifra e ridurre il numero delle vittime a meno della metà (1.130.000 più azioni minori «insignificanti»). Poiché la fonte di queste cifre è sempre Eichmann, come si spiega questa enorme divergenza?

In via di principio, nell’ipotesi della realtà dello sterminio ebraico, il fatto che Höss,durante la sua prigionia, non disponesse di documenti relativi alla cifra degli sterminati è più che comprensibile, ma che egli non conoscesse esattamente questa cifra è decisamente assurdo, dato che lo sterminio degli Ebrei era il suo compito fondamentale.

Sorvolo sulle cifre presuntamente comunicate a Höss da Eichmann346.

Secondo Pressac, il numero degli Ebrei gasati non immatricolati oscilla tra 470.000 e 550.000 347.

Dunque Höss avrebbe aumentato questa cifra da 2 a 4,5 volte: bisogna convenire che si tratta di una strategia difensiva molto singolare!

 

 

h) La visita di Höss a Chelmno [Kulmhof]

 

A questo riguardo ho rilevato la seguente contraddizione nelle dichiarazioni di Höss348:

«Blobel stava già facendo esperimenti sui diversi modi di cremazione a Kulmhof. Per incarico di Eichmann, doveva mostrarmi le sue installazioni. Mi recai così con Hössler a Kulmhof, per prenderne visione».

La visita avvenne il 16 settembre 1942.

«Durante la visita a Kulmhof vidi anche le installazioni per lo sterminio su autocarri, attrezzati in modo da provocare la morte mediante i gas di scappamento».

«Ho conosciuto di persona soltanto (nur) Kulmhof e Treblinka, ma il primo, quando lo vidi, non era più in funzione (war nicht mehr in Betrieb)».

Dal confronto di questi passi ho concluso:

«Poiché il campo di sterminio di Kulmhof ha cessato di funzionare il 9 aprile 1943,Höss lo ha visitato in pari tempo il 16 settembre 1942 e dopo il 9 aprile 1943».

A questa conclusione la Pisanti obietta che la contraddizione «è solo apparente» e spiega:

«Infatti, verso l’inizio di settembre (cioè poco prima che Höss facesse visita al campo) ebbero ufficialmente fine i trasferimenti di Ebrei dal ghetto di Lodz e, da quel momento in poi, le camere a gas mobili furono adoperate ben poco. Quando ricorda di aver visto le installazioni per lo sterminio su autocarri a Chelmno, il comandante di Auschwitz non dice di averle viste in funzione: di conseguenza,l’affermazione non fa problema» (p. 161, corsivo mio).

L’argometazione è chiaramente sofistica: Höss dice che le installazioni di sterminio non erano in funzione proprio perché l’intero campo «non era più in funzione». Secondo la

346 Ad esempio, il numero totale degli Ebrei olandesi deportati ad Auschwitz è di 60.085, quello degli Ebrei francesi di 69.114 (F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., pp. 128-129); inoltre varie decine di migliaia di Ebrei ungheresi furono trasferiti in altri campi. C. Mattogno, La deportazione degli Ebrei ungheresi nel maggio-luglio 1944. Un bilancio provvisorio. I Quaderni di Auschwitz, 6. Effepi, Genova, 6.2007 Vedi sotto, capitolo VI.

347 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 173.

348 Auschwitz: le “confessioni” di Höss, op. cit., p. 18.

Parte 9

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