02 gennaio 2012

441- N°46-47- Inquisizione olocaustica,lettere dal lager sterminazionista spagnolo,Pedro Varela,editore


LETTERE DAL CARCERE /N. 47

varela.jpgMardi 20 décembre 2011


Vi immagino tutti, amici dai volti conosciuti, riuniti nella nostra solita sala conferenze, con i nostri leali camerati della prima ora che vi raccontano come, con scarsi mezzi iniziali, ebbe inizio l’opera che alla fine avrebbe portato a questa famosa libreria: piccola fisicamente ma grande spiritualmente.

Innocente e semplice, già dall’inizio risvegliò l’odio e l’avversione dei nostri nemici di sempre. Perché?

Già dai primi tempi i nostri avvocati ci avvertirono sulla necessità di chiuderla prima che lo facesse il potere. E da quel momento sono passati già vent’anni. E qui continuiamo. Anche se il suo responsabile è costretto a lavorare in un ufficio improvvisato tra le mura di un centro penitenziario.

Forse qualcuno racconterà dei numerosi attacchi subiti, autentiche “Croci di Ferro” guadagnate sul campo, che brillano sul petto delle nostre segretarie e dei nostri collaboratori, tra i quali non meno grave è stato l’ultimo, che una delle nostre dipendenti più efficienti può raccontarvi di persona.

Che un editore o libraio debba partecipare a questo anniversario da dietro le sbarre dimostra solo una cosa: che, ricordando le parole dell’Amleto shakespeariano, “c’è qualcosa di marcio nel Regno di Danimarca”. La setta “antifascista” di Barcellona si crede signora e padorna del nostro destino.

Lo è?

No, in un “piccolo villaggio della Gallia”, in Calle Seneca, i pazzi resistono ancora. Pazzi? “Non è detto che i pazzi dicano la verità, ma è certo che quelli che la dicono sono ritenuti tali”, direbbe sicuramente il nostro Baltasar Gracián. Questi galli impenitenti siete voi. E la pozione magica che ci da’ questa forza incommensurabile è la vostra indomabile fede nella verità.

Non avete paura, per questo vi mancano le ali per scappare volando! Il topo, invece, resta paralizzato di fronte al serpente, che approfitta della sua paura per ingoiarselo.

Possono ritornare a sequestrare libri? Si, ma noi possiamo ristamparli.

pedro-varela-mentre-entra-in-carcere.JPGPedro Varela mentre entra nel lager sterminazionista spagnolo.

Possono lanciare ancora sassi per distruggere la libreria? Si, ma noi torneremo a ricostruirla.

Il giudice che odia manderà ancora i suoi sbirri per intimidire la gente? Contateci, ma noi non fuggiremo. Al contrario, denunceremo le sue arbitrarietà e la sua prepotenza ogni volta che sarà necessario.

Voi, che oggi siete qui, non siete solamente “clienti” della libreria. Siete una comunità legata dal giuramento verso la libertà, persone che non si lasciano soggiogare. Solo grazie a questo la nostra esistenza è possibile.

Quanto tempo ancora resterà aperta la Libreria Europa? Tanto quanto voi sarete disposti a lottare. Perchè è sempre valido il detto vichingo: “Dove c’è una volontà c’è un cammino”.

Potete notare che anche nei dipendenti c’è stato un cambio generazionale. Il giorno che il sangue non verrà rinnovato sarà la fine.

Ma la gioventù senza i veterani è come un fuoco d’artificio. Brilla molto ma per molto poco. I veterani, al contrario, si sono dimostrati corridori di fondo. Sono necessari come i giovani. Per osservare, guidare, moderare.

In tutte le culture si sono ascoltati e venerati gli anziani e ammirati i giovani. Solo la nostra epoca ha una tendenza malata verso l’eterna gioventù e un preoccupante disinteresse per i nostri anziani e per gli antenati.

pedrovarela,libreriaeuropadevastata dai comunisti.jpgLa sede della libreria "Europa",di Pedro Varela,devastata da agenti comunisti.

In questa casa, il successo è arrivato con una sapiente miscela di sangue giovane e di spiriti più esperti. E con questo mi riferisco sia al gruppo dell’amministrazione, produzione e commercializzazione, sia a quello dell’edizione e della correzione – ricordiamo qui il nostro caro signor Vargas, persona fondamentale della squadra di questa casa, che è già salito in cielo -. Mi riferisco a quelli che hanno reso possibile la sua esistenza – non possiamo dimenticare il signor Ibáñez e la sua squadra di costruttori nel 1991 -; al gruppo di giovani che ha reso possibile la continuità del ciclo di conferenze culturali per tutti questi anni, anche se a volte ci si domandava se valeva la pena continuare – ma certo che ne è valsa la pena! -; al gruppo di lettori che, unito allo spirito dei nostri autori – non possiamo dimenticare il veterano della casa, Joaquim Bochaca -, hanno dubitato, si sono interrogati, hanno analizzato e selezionato con criterio per verificare quello che è vero o falso, buono o cattivo, utile o dannoso.

E non possiamo dimenticare i numerosissimi relatori che, in questi vent’anni, hanno avuto il coraggio di parlare controcorrente con franchezza e professionalità.; nè gli autori che, nonostante quello che poteva significare, hanno scelto noi nel momento della pubblicazione dei loro libri.

E una menzione speciale la meritano i nostri giovani lettori, che, sempre con un buon libro sotto il braccio, hanno visto in fretta la necessità di abbandonare regolarmente la città e quello che significa – rumore, discoteche, materialismo, edonismo, caos multiculturale, alcol, fumo – per tornare alla natura, alla tradizione, all’identità e alla Patria, salendo “le grandi cattedrali della terra” – nell’affascinate espressione di Gaston Rebufat – e scoprire il meraviglioso mondo della musica classica sotto le stelle. Questo è il nostro successo più grande, quando i libri trasformano i cuori e la cultura è vissuta nel quotidiano, allora la libreria non è solo un museo storico o una ultima “riserva” culturale, ma un motore del futuro che educa le nuove generazioni di cittadini all’idealismo, alla vita creativa e alla fede.

Da qui che si possa considerare oggi la nostra attuale situazione in carcere non come un affronto ma come un onore: sono solo le circostanze del servizio.

Le ricompense per i dispiaceri e per la lontananza da voi oggi sono evidenti: siete tutti qui con me e la Libreria Europa sa che può contare su di voi, come minimo, per altri vent’anni ancora, se non di più.

 
Pedro Varela

Fonte: http://www.libertadpedrovarela.org/article-lettere-dal-carcere-n-47-95122859.html
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LETTERE DAL CARCERE /N. 46

libertàespressione.JPG22 novembre 2011


Le ragioni dell’ultimo cambio di reparto di Pedro Varala vengono specificate nel documento pubblicato nella sessione “Documentos Judiciales” sotto il titolo di NOTIFICACIÓN DE INTERVENCIÓN DE LIBROS 28/10/2011 e  ricevuto da Pedro (come risulta da detto documento) il giorno 5/11/2011.

Nel testo che segue, che fa riferimento ad una lettera alla Comisión de Retención, Pedro Varela ci da la sua versione dei fatti.

 ALLA COMISIÓN DE RETENCIÓN:

In data 3 novembre 2011, a mezzogiorno e trovandomi già nel MR-1, mi è stata consegnata, e ne ho accusato ricevuta, una notifica di sequestro di libri di mia proprietà.

In detta notifica si afferma che questo detenuto “andava informando i compagni di prigionia” sull’esistenza di una donazione di libri che avevo fatto a favore della biblioteca del centro penitenziario. Affermazione che non rappresenta esattamente quello che è accaduto: un unico detenuto , interessato alla storia della Seconda Guerra Mondiale, fu informato da parte mia, dopo una sua espressa richiesta, della disponibilità di tali libri nella mia cella.

Di fronte alla difficoltà data da orari non coincidenti, gli comunicai che gli avrei lasciato alcuni libri nel ripiano più basso della scaffalatura, solitamente vuoto, che si trova dietro il tavolo dove normalmente lavoravo quando ero in biblioteca. Questi libri non furono da me ceduti alla biblioteca – come invece lo erano stati, un paio di mesi fa, due titoli da me regalati al bibliotecario e, da questi, a sua volta, dopo la necessaria revisione preventiva e autorizzazione da parte delle autorità competenti, che nulla obiettarono, catalogati e classificati formalmente (si trattava di “La distruzione di Dresda” e di “La pioggia verde di Yasuf” di Israel Shamir)-.

Assolutamente tutti i miei libri si trovavano nella mia cella, fra le mie cose e, per la maggior parte, dall’inizio dell’anno. Tutti entrarono nel centro penitenziario legalmente, sottomessi ai filtri e ai controlli previsti dall’Ufficio Pacchi Esterni e alle verifiche successive ad ogni mio ingresso dopo il lavoro esterno. Nessun libro fu introdotto senza permesso o illegalmente. Non mi è mai stato notificato che esistessero “libri proibiti” – sempre che la mera idea di libri proibiti fosse accettabile-, la cui lettura non fosse permessa, o che nelle prigioni di Stato non si potessero leggere determinati autori (El obispo Williamson di Salvador Borrego, La distruzione di Dresda di David Irving, Le vittorie del revisionismo del professor Robert Faurisson, ecc.).

Il possesso dei libri incriminati nel processo contro la mia casa editrice (El pensamiento wagneriano di Houston Stewart Chamberlain, con testi di Wagner che sono la trascrizione fedele della rivista La España Musical, il cui originale si conserva nella Biblioteca Central de Catalunya; e il Manual del Jefe del rumeno Corneliu Codreanu, assassinato nel 1938), smisero di essere “illegali”  – sempre che il mero possesso di un esemplare possa essere stato in qualche momento “fuori dalla legge” – dopo la recente sentenza del Tribunal Supremo a questo proposito (marzo 2011) che dichiara senza dubbio che i libri non delinquono e quindi non possono essere proibiti, e nemmeno i librai o gli editori possono essere condannati per la loro diffusione. Inoltre si aggiunge che, anche se si trattasse di testi ideologici, qualsiasi fossero queste idee e che si sia o no in accordo con esse, allo stesso modo dei libri nemmeno le ideologie delinquono, solo le persone possono farlo, dopo un’azione delittuosa portata a termine da una persona fisica.

Questo è quello che andava detto, semplicemente per attenersi ai fatti.

Secondo il desiderio espresso dall’istituzione penitenziaria nel suo “escrito de retención”, io non avrei nessun problema a sottomettermi alla “selezione delle mie letture” – per antipatica che possa essere la semplice idea – da parte della “giunta per il trattamento”, per semplice cortesia nei loro confronti se in questo consiste il loro lavoro; sempre che la cosa sia conforme con la nostra Carta Costituzionale e con le leggi vigenti.

Aggiungiamo, per concludere, che non avevamo dimenticato di informare la simpatica ed efficiente educatrice della biblioteca sulla mia intenzione di lasciare lì libri per un compagno di carcere, chiedendo, nel caso non li accettasse, di rimetterli nella mia cella. Ma l’ansia di protagonismo di qualche carcerato che lavora nella biblioteca, portò alla farsa che stiamo vivendo adesso.

I tre nuovi libri sequestrati e indicati nella notifica, sono un secondo atto ridicolo. Ben inteso, quanto raccontato non costituisce oggetto di punizione o di sanzione disciplinaria, ma si tratta di una violazione di diritti e libertà sanciti dalla Costituzione e dei quali non sono stato privato in seguito al mio ingresso in carcere. Ogni sanzione in questo senso presuppone un’arbritrarietà, espressamente punita dalla legge.

PEDRO VARELA

Fonte: http://libertadpedrovarela.over-blog.com/article-lettere-dal-carcere-n-46-95122674.html

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N.B. In verde testi di Olotruffa.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it /  Skype : velvet-blu

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Commenti

La grande dignità e la schiettezza, e non da ultimo, l'indomito coraggio di Varela, meriterebbero al suo scritto la sempiterna collocazione nelle bacheche scolastiche di ogni istituto europeo, quale eterno memento pedagogico per le nuove generazioni.

Scritto da: eja9 | 02 gennaio 2012

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