10 febbraio 2012
460- Quei bambini sopravvissuti ad Auschwitz
Nel giugno del 1998 ha avuto luogo a Bruxelles il “Troisième Rencontre Internationale sur le témoignage audiovisuel des survivants des camps de concentration et d’extermination nazis” [Terzo incontro internazionale sulla testimonianza audiovisiva dei sopravvissuti dei campi di concentramento e di sterminio nazisti”]. Secondo il resoconto pubblicato dalla Fondation Auschwitz[2], durante la discussione seguita a questo Incontro, Marie Lipstadt, membro del consiglio d’amministrazione della Fondation Auschwitz, ha interpellato Anita Tarsi, ricercatrice israeliana che lavora in particolare per gli archivi Fortunoff, su un argomento da lei trattato, e cioè la sorte di un gruppo di bambini nati tra il 1927 e il 1938 (che avevano dunque tra i 6 e i 17 anni) che vennero inviati da Dachau a Birkenau ma che non vennero “selezionati” (per essere gasati) al loro arrivo; e le ha espresso il proprio sbalordimento:
Nella foto 3 categorie "sterminazionisticamente" "elette" per la "camera a gas": nani, bambini, disabili mentali. Le foto sono state scattate DOPO l'occupazione del lager di Auschwitz da parte russa!
“Secondo la mia esperienza, sotto i 15-16 anni venivano inviati tutti alla camera a gas”.
Anita Tarsi le ha risposto che anche lei è rimasta sbalordita nell’apprendere che dei bambini arrivati ad Auschwitz nel 1944 non erano stati gasati ma che la cosa è esatta: fine luglio/inizio agosto 1944, due gruppi di bambini erano arrivati a Birkenau, l’uno proveniente da Majdanek e l’altro da Dachau e non erano stati gasati (almeno non subito, certi – ma non tutti – erano stati selezionati [per il gas] qualche settimana più tardi); tuttavia, la signora Tarsi non poteva fornire la ragione di questa clemenza delle SS: può darsi che questi bambini, azzardava, non erano attesi e che le SS non sapevano cosa fare; o meglio, forse ciò era dovuto al fatto che a quell’epoca, gli ebrei ungheresi arrivavano in masse compatte (la signora Tarsi sembra suggerire che le SS erano forse prostrate e disorganizzate).
Questi scambi di opinione sono veramente sbalorditivi e persino sconcertanti:
. I ricercatori ufficiali di oggi riscoprono un fatto conosciuto e facilmente verificabile (sul quale, è vero, gli storici di ieri non si sono messi d’accordo e che hanno addirittura occultato, il che spiega probabilmente l’ignoranza e lo sbalordimento dei loro successori): dei bambini isolati e persino dei gruppi di bambini deportati a Auschwitz sono stati risparmiati. Questa riscoperta è senza dubbio dovuta al fatto che la testimonianza audiovisiva è di moda e che, necessariamente, più di mezzo secolo dopo la guerra, i ricercatori possono interrogare quasi soltanto dei superstiti che erano bambini durante la loro deportazione.
In realtà, quando il numero di bambini di un convoglio è inferiore al numero dei non immatricolati, è possibile al Kalendarium di affermare in modo dogmatico che i bambini fanno parte di questi non immatricolati e che sono stati gasati.
Ma quando il numero dei bambini supera il numero delle persone risparmiate, non si può avere nessuna illusione ottica; certo, il Kalendarium se la può cavare non segnalando la presenza dei bambini (abbiamo visto, nel numero 5, ottobre 1999, della rivista Akribeia, a p. 142[4], che è ciò che si è fatto nel caso del convoglio di ebrei olandesi arrivato da Vught il 3 giugno 1944);
questa scappatoia tuttavia non c’è quando il convoglio è interamente composto da bambini come nel caso di questo convoglio venuto da Dachau: in questo caso, deve riconoscere un fatto imbarazzante ma talmente evidente da essere ineludibile.
Ø Estera B., 8 anni e mezzo
Ø Sari B., 13 anni
Ø Gizela B., 14 anni
Ø Cili B., 13 anni
Ø Marysia B., 14 anni
Ø Eszter B., 12 anni e mezzo.
· Si può anche citare la testimonianza di cui abbiamo già parlato in Akribeia, n°4, marzo 1999, p. 226[5], quella di una giovane ungherese passata per Auschwitz senza esservi stata gasata: Sara Gottliner-Atzmon (11 anni), arrivata nell’estate del 1944 con un fratello (ancora più giovane) e un nipote (lui veramente in tenera età), tutti e due ugualmente risparmiati.
· Si trovano anche dei bambini risparmiati nei convogli venuti dalla Cecoslovacchia (Theresienstadt), ad esempio la piccola viennese Ruth K., arrivata [al campo] nell’estate 1944 all’età di 12 anni.
· Gli ebrei di Corfù arrivarono ad Auschwitz il 30 giugno 1944 e gli inabili, cioè i tre quarti del convoglio, ci dice il Kalendarium, vennero gasati subito. E allora come si può spiegare la presenza a Bergen Belsen nel settembre 1945 del piccolo Gabriel B. (13 anni e mezzo al momento della sua deportazione)?
· Per ciò che concerne i convogli venuti dall’Olanda, si è letto nel suddetto numero di Akribeia che 17 bambini di meno di 15 anni arrivati il 3 giugno 1944 erano stati risparmiati e immatricolati, di cui un certo numero erano addirittura tornati in Olanda, in particolare:
Ø Jack S., 11 anni
Ø Jack V., 6 anni
Ø Hans N., 9 anni e mezzo
Ø Henie J., 8 anni e mezzo.
· Ancora più probante per noi francofoni, è il caso di numerosi bambini deportati dalla Francia e dal Belgio poiché, di solito, erano nati da noi, avevano la nostra nazionalità, parlavano la nostra lingua, avevano dei nomi che ci sono familiari, abitavano nelle nostre città e nelle nostre vie; questi bambini fanno tuttavia parte dei gruppi gasati in blocco all’arrivo; si possono citare per esempio:
Ø Jacqueline F., 9 anni e mezzo, arrivata nel marzo 1944 (convoglio francese 69)
Ø Jean P., 13 anni e mezzo, arrivato nel marzo 1944 (convoglio francese 70)
Ø Jeannette G., 13 anni e mezzo, arrivata nell’aprile 1944 (convoglio francese 71). Si noterà che Jeannette aveva 15 mesi meno del più grande dei 34 bambini di Izieu che facevano parte dello stesso convoglio (Fritz L., 15 anni) e che, afferma il Kalendarium, sono tutti stati gasati; di questo stesso convoglio almeno altri cinque bambini più giovani di Fritz sono tornati in Francia.
Ø Fryma W., 7 anni, arrivata nell’aprile 1944 (convoglio francese 72)
Ø Claude M., 13 anni, arrivato nel maggio 1944 (convoglio francese 74)
Ø Friedel R., 9 anni, arrivata nel maggio 1944 (convoglio belga XXV). Durante la selezione, ella venne inviata nella “fila di sinistra” composta da donne inabili (donne anziane e donne accompagnate da bambine) che, secondo il Kalendarium e certi testimoni (degni di fede, beninteso), vennero immediatamente gasate. In realtà, Friedel venne inviata al Familienlager e, in seguito, immatricolata A5241 (vedi Akribeia n°4, marzo 1999, p. 218[6])
Ø Simy K., 13 anni e mezzo, arrivata nel giugno 1944 (convoglio francese 76). Si tratta in realtà della famosa Simone Lagrange.
Ø Janine L., 12 anni, arrivata nel luglio 1944 (convoglio francese 77)
Bisogna dunque constatare questo fatto: si trovano dei bambini sopravvissuti in tutti i convogli del periodo studiato (quello che segue la perdita dell’Ucraina da parte dei tedeschi nella primavera 1944); notiamo di passaggio che, se si disponesse dei registri mortuari dell’anno 1944, ci si accorgerebbe senza dubbio che vi figurerebbero numerosi bambini ebrei mentre non se ne trova neanche uno nei registri degli anni 1942 e 1943, e questa può essere la ragione per cui i detti registri non sono stati ancora ritrovati. In effetti, di fronte a queste evidenze, gli storici non potrebbero più eludere questa questione essenziale: perché si trovano le tracce di bambini sopravvissuti o morti tra i deportati dopo la perdita dell’Ucraina da parte dei tedeschi e perché non si trovano prima di questo periodo?
Ma, torniamo ai bambini sopravvissuti: forse ci verrà detto (sono cose che talvolta si leggono):
il tale bambino sembrava più grande della sua età;
il talaltro si è nascosto sotto le gonne della madre;
per un terzo, non c’era più gas;
un quarto è arrivato quando le camere a gas erano ferme.
E per gli altri?
Ebbene, non si sa; non si trova nulla a loro riguardo nel Kalendarium se non che sono stati gasati, il che è inesatto; il loro ritorno costituisce dunque uno strappo inspiegabile al dogma secondo cui tutti i bambini venivano, salvo rare eccezioni, gasati al loro arrivo ad Auschwitz; bisogna dunque far prova di umiltà e ammettere senza vergogna il fatto che il ritorno di questi bambini costituisce un mistero, vale a dire una verità di fede inaccessibile alla nostra povera ragione. La sola spiegazione razionale che si potrebbe forse avanzare è che, nella materia, l’eccezione alla regola è divenuta la regola e che, come è stato enunciato da Pierre Vidal-Naquet a proposito dei “coefficienti moltiplicatori” di Jean-Claude Pressac, si tratta di una “conquista scientifica che faremmo molto male a snobbare”. Forse.
[6] Auschwitz-Birkenau: Sélection des aptes pour le travail («file de droite») et des inaptes pour le crématoire («file de gauche»). Exemple: le convoi belge n° XXV arrivé le 21 mai 1944: http://www.vho.org/F/j/Akribeia/4/Boisdefeu217f.html . Da me tradotto qui: http://andreacarancini.blogspot.com/2011/11/jean-marie-boisdefeu-la-selezione-ad.html
Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com/2012/01/quei-bambini-sopravvissuti-ad-auschwitz.html
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N.B. In verde testi di Olotruffa.Colore,foto,evidenziatura, grassetto, sottolineatura, NON sono parte del testo originale.La fonte è riportata. Mail : waa359@libero.it / Skype : velvet-blu
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10:26 Scritto da: prussian-blue in Ansia, paranoia, delirio, Prozac, Articoli di Jean-Marie Boisdefeu, Deliri $terminazioni$ti, Disordine da stress pre traumatico (DPTS), Kalendarium danuta czech, Lager Au$chwitz, Olocau$to dipendenza, Verità politicamente scorrette, £iturgia de££a Memoria | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Tag: jean-marie boisdefeu, marie lipstadt, fondation auschwitz, anita tarsi, dachau, birkenau, camera a gas, ss, monowitz, deportato, ghetto kaunas, kalendarium, sara gottliner-atzmon, bergen belsen, simone lagrange, auschwitz durchgangslager |
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